
Juan Pablo Montoya punta il suo arsenale di fuoco contro la Formula 1, bocciando il look delle vetture di quest’anno e insistendo nel dire che non è per nulla pentito di essere uscito fuori da quel mondo.
Il pilota colombiano, vincitore di sette gare nel Circus, passò alla Nascar dopo la risoluzione anticipata del rapporto con la McLaren, avvenuta nel 2006. Nel suo palmares ci sono un titolo Cart, la vittoria alla 500 Miglia di Indianapolis e due successi alla 24 Ore di Daytona.
In America continua a correre con grande passione, senza nessun rimpianto per l’uscita dal Circus: “Un’idea del genere non mi sfiora neanche per un secondo“. Montoya chiarisce meglio il concetto sulle pagine del giornale svizzero Motorsport Aktuell: “Naturalmente ho dei bei ricordi legati all’esperienza in F1, ma non mi manca. Sento la lontananza di alcune persone splendide incontrate in quella categoria. Sul piano agonistico, però, non si è creato un vuoto“.
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Riccardo Patrese parla di Michael Schumacher, facendo delle riflessioni condivisibili. Secondo lui ci sono stati dei cambiamenti nell’asso di Kerpen dopo il suo ritiro, che hanno prodotto un calo prestazionale. Il tedesco veniva da una sequenza molto felice, con una lunga striscia di vittorie e la conquista di sette titoli mondiali.
Poi l’uscita di scena, seguita dal rientro del 2010, quando è tornato nel Circus in forma meno smagliante del passato. Qualcuno ipotizza che il suo calo di forma sia il risultato di un livello di guida maggiore nella Formula 1 odierna, ma Patrese non crede a questa teoria.
Ecco cosa dice l’ex pilota italiano: “Michael ha corso contro assi del calibro di Senna e Mansell, dimostrando subito il suo valore. Non credo che loro fossero inferiori ad Hamilton e Vettel, quindi penso che Schumacher sia sotto lo standard migliore della sua performance. Negli scorsi anni riusciva a fare la differenza anche con un’auto lacunosa, oggi per vincere ha bisogno della macchina migliore. Continua ad essere un buon pilota, ma non è lo stesso di prima“.
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Martin Brundle crede che Lewis Hamilton debba semplificare la sua vita, per concentrare le migliori energie sulla carriera in F1. Questa è la ricetta per tornare al top, almeno a giudizio dell’ex pilota britannico, oggi commentatore televisivo per la BBC. Secondo lui non ci sono alternative per ripetere il successo iridato del 2008, giunto alla seconda stagione nel Circus.
In un’intervista a Sky Sports News, Brundle ha detto che Hamilton ha bisogno di un terreno stabile intorno a lui: “E’ necessario che trovi dei riferimenti solidi, perché Vettel è totalmente concentrato ed ha uno stile di vita semplice, lontano dal suo. Lewis è l’unica persona che può sistemare i suoi problemi. Deve trovare il giusto equilibrio, evitando di farsi travolgere dalle abitudini poco sobrie dei rappers e dei personaggi che frequenta“.
Sembra di risentire i concetti a suo tempo espressi da Bernie Ecclestone, ma Brundle aggiunge dell’altro sulle pagine del Daily Mail: “Se Lewis ha intenzione di battere Sebastian, è meglio che faccia meno vita mondana e che focalizzi meglio i suoi sforzi, puntando sugli obiettivi che contano. Lui ha velocità e determinazione, ma deve dimostrarsi anche lucido e costante. Così potrà tornare alla gloria“.
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Mancano solo poche settimane all’appuntamento di Melbourne, quando si alzerà il sipario sul nuovo campionato del mondo di Formula 1. Se da un lato questo genera felici aspettative, dall’altro c’è un senso di tristezza negli sportivi italiani, che non avranno nessun pilota tricolore in griglia nel 2012. Era dal 1969 che non si verificava qualcosa di simile.
Quali sono le cause? Mancano i talenti nel nostro Paese oppure non siamo stati in grado di allevarli? E se la causa principale della loro assenza fosse legata non ad aspetti tecnici ma alle risorse economiche? Domande lecite, cui cerca di dare una risposta Giancarlo Minardi.
Il costruttore di Faenza inizia così l’analisi: “L’Europa sta attraversando una difficile congiuntura economica e l’Italia sta pagando un grande dazio. Di contro abbiamo paesi emergenti che spingono forte sulla loro immagine usando lo sport come veicolo promozionale. Questo ci rende impotenti in una disciplina dove in questo momento la crisi si fa sentire. Le case automobilistiche non sono più presenti come una volta, di conseguenza i team devono far quadrare i conti cercando il miglior compromesso tra incassi e piloti. A breve saranno anche i circuiti europei a cedere il passo alle nuove nazioni“.
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Il rapporto di Lewis Hamilton con la McLaren in Formula 1, iniziato nel 2007, ha avuto il suo apice l’anno successivo, quando l’asso di Stevenage vinse il titolo mondiale. Da quel momento i risultati non sono più stati gli stessi, come conferma il quinto posto nel campionato 2011.
Questo calo di incisività ha dato fiato a certe speculazioni, spingendo alcuni ad ipotizzare un cambio di divisa a fine stagione, quando il suo contratto attuale giungerà alla naturale scadenza. Si è anche parlato di una prospettiva Red Bull o Ferrari, ma Jackie Stewart consiglia ad Hamilton di rimanere dove si trova.
Queste le parole dello scozzese su Sky Sport News: “Penso che la McLaren sia una delle migliori squadre di sempre nel mondo dei Gran Premi. A Woking sono molto bravi. Hanno un organico enorme, una grande conoscenza e un ottima esperienza per essere competitivi. Inoltre credo che Lewis si inserisca a pennello nella squadra, che si adatta a lui meglio delle altre. Con Jenson Button, poi, dà vita a una bella formazione“.
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Stirling Moss emette un verdetto impietoso sui piloti McLaren, dicendo che non sono al livello di Sebastian Vettel. Anche se Lewis Hamilton e Jenson Button si sono imposti nel 2008 e nel 2009, gli interpreti del team di Woking non esprimono, secondo lui, la stessa forza del tedesco della Red Bull, che ha vinto gli ultimi due titoli iridati.
Moss, considerato il più grande re senza corona, vede così le cose: “Sebastian è eccezionale. Inoltre guida la macchina migliore, che è abbastanza giusto, perché normalmente il pilota più in gamba ottiene la monoposto più efficace. Lui è maladettamente buono. Jenson e Lewis sono vicini, ma Vettel ha qualcosa in più. Il campione in carica è un moderno Juan Manuel Fangio“.
“Il problema per Button ed Hamilton -prosegue il vecchio asso britannico- è che sono costretti a fare i conti con un pacchetto super. Competere contro l’auto migliore condotta dal pilota più bravo è terribilmente frustrante“.
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Mika Salo si dice sorpreso dal fatto che la Ferrari abbia continuato il rapporto con Felipe Massa per il 2012. Il finlandese, che nel 1999 disputò alcune gare per il “cavallino rampante”, in sostituzione dell’infortunato Michael Schumacher, non riesce a dare una spiegazione alla permanenza del pilota brasiliano a Maranello.
Secondo lui Fernando Alonso è di un altro livello, quindi occorre affiancarlo con un driver in grado di concorrere meglio alla causa della squadra: “Non credo che Massa andrà oltre questa stagione, anzi mi ha stupito la sua conferma per l’anno in corso“.
Nel team delle “rosse” c’è un’evidente differenza nello spessore dei due piloti, che va oltre le gerarchie emerse in pista nel 2011 in casa Red Bull, con Sebastian Vettel nettamente più fruttuoso di Mark Webber.
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Dietrich Mateschitz assicura parità di trattamento per Mark Webber e Sebastian Vettel nel 2012. I due avranno le stesse opportunità e uguale status, senza condizionamenti legati all’esito della scorsa stagione. Il fatto che nel 2011 ci sia stata una netta supremazia del tedesco non farà dell’australiano una seconda guida alla Red Bull.
Questo è quanto sostiene il proprietario del team sulle pagine del quotidiano Kleine Zeitung: “Il nostro atteggiamento non è cambiato, non ci saranno ordini di scuderia. Si inizia nuovamente da zero per tutti e due i nostri piloti“.
Mateschitz è un uomo di mentalità aperta, che ama allargare la panoramica d’osservazione. Interpellato su quale dei suoi alfieri avrà il sopravvento nel 2012, risponde senza rigidità di pensiero: “E’ difficile dire chi farà meglio. Ma perché non Webber? Sono curioso di sapere quanto sia difficile per Vettel difendere la sua posizione dominante“.
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Peter Sauber dice di non vedere invenzioni straordinarie nelle monoposto destinate ad affrontare il prossimo campionato del mondo di Formula 1. Secondo il costruttore svizzero fino ad oggi non è emersa all’orizzonte una soluzione particolare, capace di consegnare un forte valore aggiunto a qualche team in corsa per il titolo.
Negli ultimi anni alcune squadre avevano escogitato delle innovazioni che avevano prodotto un forte vantaggio sugli inseguitori, ma oggi il quadro sembra differente, pur in presenza di menti brillanti negli studi di progettazione. Ad imbrigliare gli slanci creativi potrebbero essere stati i paletti regolamentari, che hanno limitato il campo operativo, ma nel Circus le sorprese sono sempre dietro l’angolo.
Sauber traccia una fotografia di quanto visto fino ad oggi: “Non mi sembra di notare interpretazioni particolarmente originali. Ci sono lavori di ottimo livello, ma nulla di veramente inatteso“. Riferendosi al suo team, l’imprenditore elvetico evita di trarre delle conclusioni in base ai tempi stabiliti nei quattro giorni di Jerez de la Frontera, considerati poco indicativi. La vera geografia dei valori, infatti, si comincerà a vedere a Melbourne.
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Secondo Gerhard Berger la presenza di Adrian Newey è una straordinaria garanzia per la Red Bull: “Finché ci sarà lui gli uomini di Milton Keynes avranno la macchina più veloce o una delle più veloci in pista“. Questo è quanto dice l’ex pilota austriaco in un’intervista ad Auto Motor und Sport.
Poi aggiunge: “Con Sebastian Vettel in una delle due auto potranno vincere anche se avranno la seconda vettura migliore in griglia, perché il tedesco ha tanta fiducia ed esperienza in più, che può fare la differenza, compensando eventuali deficit prestazionali della monoposto“.
Diverso e a tinte meno felici il commento che Berger fa sulla possibilità di un prolungamento contrattuale di Michael Schumacher alla Mercedes: “Non credo che la sua avventurà in Formula 1 andrà oltre la scadenza naturale del 2012. Lui non ha alcuna possibilità contro Rosberg. Ha la sua età e deve farsene una ragione“.
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