Targa Florio 1958, vince Gendebien su Ferrari 250 Testa Rossa

Quella del 1958 sarà l’edizione del congedo per il cavaliere Vincenzo Florio. Il nobiluomo palermitano, per l’ultima volta, abbasserà la bandiera a scacchi della sua corsa. Una gustosa avventura, iniziata nel 1906, che ha dato lustro e prestigio alla splendida isola di Sicilia. Il grande passato si apre a un radioso futuro, denso di epici duelli entrati nel cuore degli appassionati.

La Targa è l’unica gara italiana inserita nel calendario del Mondiale Marche, avendo garantito le migliori performance in termini di sicurezza. Questo grazie all’andatura ridotta imposta dalla sinuosità del circuito. Si annuncia una lotta serrata, coi rivali in grande spolvero. Ferrari e Porsche si giocano la vittoria, godendo dei favori del pronostico.

La Casa di Maranello schiera quattro 250 Testa Rossa, gestite da Musso-Gendebien, Hawthorn-Von Trips, Collins-Phil Hill e Seidel-Munaron. Tre le vetture dell’armata di Stoccarda: due 718 Rsk 1500 e una Carrera, tutte a quattro cilindri. Le prime sono assegnate a Behra-Scarlati e Maglioli-Bart. L'altra è invece affidata a Von Hanstein-Pucci.

Ai nastri di partenza anche la minacciosa Aston Martin, che si presenta con la DBRI/300, appositamente preparata per affrontare al meglio le mille insidie delle strade madonite. La guida Stirling Moss in coppia con Tony Brooks. In gara spicca la prima Ferrari 500 TR venduta in Italia: quella del Principe Gaetano Starabba di Giardinelli, per l’occasione affiancato da Franco Cortese. Ormai tutto è pronto, i motori rombanti squarciano il germogliante brusio delle tribune di Cerda. La sfida si avvia al suo inizio.

Sin dalle prime fasi Moss cerca di imporsi forzando l’andatura, ma in una curva -a causa dell’eccessiva foga- esce improvvisamente di strada. Nonostante i cospicui danni, riesce a recuperare la corsia dei box, dove l’Aston Martin viene rimessa in ordine. Il tempo richiesto dalle operazioni lo fa però rientrare nelle retrovie, con enorme ritardo sulle Ferrari, che conducono la gara. In classifica la Testa Rossa di Musso precede quelle di Von Trips e di Hawthorn.

Le Porsche sono alle loro spalle e i drivers del “cavallino rampante” le tengono a bada. Moss tenta un’impossibile rimonta, viaggiando a un ritmo forsennato. La sua strategia di attacco non si rivela fruttuosa, portandolo al ritiro per collisione. Anche Von Trips dice addio ai suoi sogni di gloria, per uscita di strada. Gendebien, che rimpiazza Musso al volante della “rossa”, dispone di un buon margine sugli inseguitori. La vittoria sembra in cassaforte. All’improvviso però ecco insorgere un problema ai freni che, sollecitati dall’impegno sulle mille curve del circuito, si surriscaldano.

Mancano tre giri e, alle sue spalle, aumenta il pressing di Behra, informato della disfunzione. Con grande intelligenza tattica e sapiente gestione del mezzo Gendebien riesce a gestire la residua riserva di vantaggio. Il pilota belga conclude vincendo e lasciandosi alle spalle la Porsche Le Mans di Behra-Scarlati e la Testa Rossa di Collins e Hawthorn. In quarta posizione ancora una vettura di Maranello, quella di Munaron e Seidel.

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