Gran Premio d'Italia Monza 1971



Nel corso della sua lunga e gloriosa storia l’autodromo di Monza è stato teatro di appassionanti e combattute edizioni, in particolare nella seconda meta degli anni 60, questo per le particolarità del tracciato velocissimo. Lo sviluppo motoristico e in particolare quello aerodinamico di quegli anni favorì l’effetto scia, Monza in pratica nella conformazione classica era formato da quattro lunghi rettilinei, collegati da due curve velocissime, dalle impegnative curve di Lesmo e dalla ingannevole Parabolica. Questo fece si che molti dei Gran Premi disputati in quel periodo si risolvessero in delle incredibili volate dall’inizio alla fine, una di queste fu la 42° edizione del 1971, l’entusiasmo degli sportivi Italiani quell’anno a Monza era un po’ affievolito perché tre settimane prima l’alfiere della Ferrari jacky Ickx in Austria aveva già perso ogni speranza di lottare per il Mondiale. Tra le squadre che si presentarono a Monza con ambizioni e credenziali c’era l’altra casa che oltre alla Ferrari costruiva in toto le sue vetture la BRM, che dopo anni di appannamento stava risollevando le sue sorti grazie ad un giovane ingegnere Tony Southgate. La BRM schierò in pista tre P160 affidate a Jo Siffert, Howden Ganley e Peter Gethin, più una vecchia P153 per Helmut Marko, la Ferrari iscrisse una 312/B2 per Clay Ragazzoni e una 321/B1 per Ickx, la Tyrrel che stava dominando il Campionato le sue 007 per Jackie Stewart e Francois Cèvet. Assente invece la Lotus per evitare possibili azioni giudiziarie dovute alla morte durante le prove dell’anno precedente di Jochen Rindt, era però presente in forma privata una originale Lotus 56B a turbina Pratt & Whitney iscritta per Emerson Fittipaldi.

Chris Amon su Matra Simca precede Ganley-BRM all'ingresso della Parabolica

Da segnalare anche la March che presentò tre 711, due con motore Ford per Ronnie Peterson e Nanni Galli e una con motore Alfa Romeo per Andrea de Adamich, ed infine Chris Amon con la Matra. Le prove furono caratterizzate da quella che era diventata la prassi a Monza, i piloti usavano percorrere lentamente il Rettilineo Centrale circa 120-130Km/h guardando gli specchi, in attesa di vedere una vettura veloce a cui accodarsi per sfruttare l’effetto scia all’uscita della Parabolica e lanciarsi alla ricerca del giro record. Alla fine della sessione la pole viene stabilita da Amon con un’incredibile 1’22”40 affiancato da Ickx, alla partenza Ragazzoni probabilmente anticipando lo start balza al comando dalla quarta fila tra il delirio del pubblico, il ticinese guida il serpentone di tredici vetture in scia che si aprono a ventaglio sui rettilinei e si scambiano continuamente le posizioni, mandando gli spettatori in visibilio.

All’ottavo giro Stewart prende il comando, ma lo cede il giro successivo a Ragazzoni che a sua volta lo cede a Peterson, la media della gara è fenomenale 239,888Km/h, Cèvert in grande progressione si porta fino alla seconda posizione, mentre sono già molti i piloti ritirati come Surtees, Marko, Schenken, Galli. Siamo al 15° giro in testa ci sono le Tyrrell di Cèvert e Stewart, seguite a ruota dalla March di Peterson, da Ragazzoni, da Hailwood su Surtees, e da Ganley su BRM. Alcuni dei protagonisti sono costretti al ritiro, Ickx per cedimento di un giunto della trasmissione, Stewart per rottura del motore, e subito dopo Ragazzoni tra lo sgomento del pubblico per lo stesso motivo di Ickx, fuori questi protagonisti Peterson, Cèvert e Hailwood in testa riescono s staccare di 5 secondi gli inseguitori Siffert, Ganley e Amon. Ma il vantaggio non dura a lungo al 24° passaggio il gruppo degli inseguitori si ricongiunge, e al passaggio successivo è Hailwood a transitare al comando davanti a Cèvert, Siffert, Peterson, Ganley e Amon. Siamo a metà gara, la media sale ancora 241,794Km/h e Siffert su BRM prende il comando al 28° giro, ma due giri dopo gli si blocca il cambio in quarta marcia. La corsa continua con Peterson Cèvert e Heilwood che si alternano al comando finchè non è Amon ha prendere il comando al 37° giro, ma quando la Matra di Amon sembra in grado di staccare gli avversari la proverbiale sfortuna del pilota neozelandese colpisce ancora una volta, al 47° giro inizia a dechapparsi un pneumatico della sua Matra costringendolo a rallentare, e subito dopo perde la visiera del casco dovendo rinunciare a qualunque velleità di vittoria. Intanto comincia la rimonta di Gethin che si ricongiunge al quartetto al comando composto da Peterson, Cèvert, Hailwood, e Ganley, ci prova Peterson ha staccare i rivali ma senza successo, ormai è chiaro che si arriverà alla volata finale.

La Lotus 56B a turbina di Emerson Fittipaldi

Siamo alla fine il giro 53 e 54 vede Gethin al comando, ma all’attacco dell’ultimo giro e Peterson a guidare il gruppo, i cinque piloti arrivano così all’uscita della curva Ascari e Cèvert sferra il suo attacco e si porta al comando lungo il Rettilineo Centrale. L’intenzione di Cèvert è di impostare la Parabolica all’esterno e stringere poi al centro, la manovra del francese sorprende Peterson che arriva alla staccata a ruote inchiodate e si trova ad entrare in curva per primo all’interno, rendendosi conto che tirando la volata aveva minime speranze di vittoria. Gethin riesce a superare Hailwood sul rettilineo e si trova in condizione ideale per prendere la scia di Peterson anticipando Cèvert costretto a percorrere la Parabolica all’esterno. Al termine della Parabolica Gethin esce dalla scia della March di Peterson sfruttando tutta la potenza del suo 12 cilindri BRM, le cinque monoposto piombano sul traguardo compatte mentre Gethin alza il braccio in segno di vittoria, ci sarà bisogno del fotofinish per stabilire se la sensazione di Gethin era giusta. Il responso fu che Gethin aveva preceduto Peterson di 1/100 di secondo, Cèvert di 9/100 di sec. Hailwood di 18/100 e Ganley di 61/100, i 55 giri del tracciato furono percorsi in meno di 80 minuti, alla media record di 242,615 Km/h. Non manco un dopocorsa animato con Peterson sicuro di aver vinto, dopo la visione del fotofinish attribuì la sconfitta al più lungo musetto della BRM rispetto alla sua vettura. In quel giorno del 1971 gli spettatori assistettero ad uno dei GP più belli, veloci e tirati mai disputati sul circuito di Monza, con uno dei distacchi più esigui della storia della Formula 1



La March di Ronnie Peterson battuto in volata per solo 1/100 di secondo


Peter Gethin festeggia la vittoria

Foto del titolo: Peter Gethin in azione su BRM P160
  • shares
  • +1
  • Mail
5 commenti Aggiorna
Ordina: