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Tutti pazzi per la Nascar

Pubblicato: 21 set 2006 da Gregorio Riso

Commenti dei lettori


Accidenti cosa avrà di tanto magico il Campionato Nascar da attirare piloti da ogni dove, e il più popolare e seguito d’America certo, e spettacolare, combattuto, e chi più ne ha più ne metta, ma questa emorragia di piloti dai vari campionati probabilmente si spiega con i dollari. La Nascar è sicuramente una delle serie più in salute nel panorama mondiale, gli sponsor sono munifici è quello che non si spende in tecnica finisce nei ricchi premi gara secondo una filosofia tutta Americana. Lo scisma che ormai un decennio fa ha spaccato il mondo delle monoposto Americane con la creazione di due Campionati “ IndyCar e Cart “ per un po’ ha funzionato ma poi col tempo e la crisi le risorse si sono assottigliate e le due serie sono lentamente sprofondate nelle crisi che tutti conosciamo, in particolare la Cart ora Champ-Car che ha rischiato di scomparire, e ora cerca di ricostruirsi.

Tutto questo ovviamente ha favorito l’altra grande categoria tradizionale a stelle e striscie, la Nascar, teams prestigiosi, uomini, mezzi e soldi si sono dirottati in una categoria più sicura e certa dove investire. In questo contesto non potevano mancare i piloti, il parco drivers fino a pochi anni fa era costituito da nomi che si erano formati e avevano sempre corso in quella categoria, ma improvvisamente arrivano le stelle di Indy piloti come Tony Stewart o Robbie Gordon: veloci e competitivi fanno questa scelta apparentemente incomprensibile. Passare da raffinate monoposto in fibra di carbonio a goffe vetture con telai a traliccio, seppur velocissime, anche la wonder woman Danica Patrik per un periodo è sembrata vicina a questa scelta, forse solo rimandata.

Il secondo step di questa tendenza sono i Campioni fuoriusciti dalla Formula 1 come Montoya già sicuro accasato al team Ganassi, e Villeneuve – questo Campione per davvero – ormai quasi sicuro nella serie per il 2007. E la tendenza non sembra fermarsi attirando anche piloti giovani che si stanno ancora affermando, come la promessa yankee Allmendinger secondo nella Champ-Car, che già in questa stagione disputerà un paio di gare della Craftsman Truck Series, serie propedeutica alla Nextel Cup. Ancora più interessante è che Allmendinger scenderà in campo con il Davis Racing, una delle squadre che nel 2007 porteranno al debutto nella serie la Toyota, e non è finita anche Sam Hornish e Paul Tracy hanno in vista programmi in Nascar per il 2007. Insomma una serie che attira tutti come le sirene, ma che poi fa vedere anche i sonanti dollaroni, la formula è semplice quanto efficace, forse sarà il caso di inventarci qualcosa del genere anche qui in Europa.

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5 commenti

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  • PesaroX

    21 set 2006 - 08:49 - #1
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    Tutto vero, ma la Nascar è pensata e organizzata su misura per i gusti degli appassionati americani, che sono completamente diversi da quelli europei, la serie così com’è non avrebbe grande successo da noi, ma questo non vuol dire che non si possa prendere esempio per alcune cose, come il rapporto tra i piloti e il pubblico.

  • Profilo di CLaudio

    CLaudio

    21 set 2006 - 09:58 - #2
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    A me sembra che in F1 invece stiano prendendo il loro vizietto dell Safetycar per ricompattare il gruppo…
    comunque questo fenomeno rende palese il concetto che sport non necessariamente fa rima con spettacolo, ma che con degli opportuni regolamenti i legislatori possono far sì che questa uguaglianza sia verificata…vadi la motoGP

  • roboproc

    21 set 2006 - 14:46 - #3
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    ..Senza offese per la nascar che rimane cmq un bello spettacolo..ma secondo me è un po il wrestling
    dell automobilismo sportivo…Molto esibizionismo ma poche capacità di guida..

  • Jean

    21 set 2006 - 19:01 - #4
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    robo,hai usato esattamente il mio stesso paragone…”wrestling a quattro ruote”,ed è vero!!!In Europa manco i tagliaerba hanno più i carburatori….

  • NoNseguoILBranco

    18 ott 2006 - 11:01 - #5
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    mah! dissento totalmente da roboproc!
    …mi risulta sia più difficile portare al limite un veicolo pesante, senza “ali”, con una sezione minore di gomma (e dalla spalla alta), tanti cavalli, nessun ausilio elettronico, un cambio lontano dal volante e “qualche ” altro avversario a pari competitività della vettura, rispetto al “corrispettivo inverso”.
    Sarebbe come dire che con lo “Spirit of St. Louis”, è più facile attraversare l’Atlantico che non con un Airbus… :-???