24 Ore di Le Mans: doppietta Mercedes 30 anni fa

Sono passati sei lustri dal grande successo conseguito da Mercedes alla 24 Ore di Le Mans del 1989, quando il marchio della "stella" brillò nella galassia endurance.

La 24 Ore di Le Mans 2019, ormai dietro l'angolo, fornisce a Mercedes l'occasione per celebrare un successo importante conseguito 30 anni fa nella sfida della Sarthe. Era l'ormai lontano 1989, infatti, quando gli uomini della "stella" chiusero la corsa più leggendaria dell'universo endurance con una magnifica doppietta, grazie alla Sauber-Mercedes C9. Un'altra vettura dello stesso tipo sigillò l'impresa, finendo al quinto posto.

Il trentesimo anniversario di quella pagina gloriosa di motorsport fissa un momento saliente nel ciclo di eventi commemorativi messi in cantiere per celebrare la lunga storia agonistica di Mercedes-Benz.

Sul gradino più alto del podio, nella 24 Ore di Le Mans 1989, finirono Jochen Mass, Manuel Reuter e Stanley Dickens, protagonisti di una performance di livello molto alto. L'11 giugno di quell'anno, sulla linea di arrivo della classica gara di durata francese, giunsero solo 19 dei 55 prototipi schierati ai nastri di partenza. Una prova, anche questa, della selettività dell'impegno.

La Sauber-Mercedes C9 dei vincitori agguantò il primato completando 389 giri, alla velocità media di quasi 220 km/h. A centrare l'obiettivo non furono gli esemplari del modello che avevano guadagnato le prime due posizioni in griglia, ma l'auto giunta solo undicesima in qualifica, identificata dal numero di gara 63.

Nella prima fase della sfida della Sarthe, al volante di questa vettura scese in pista Jochen Mass, autore di una vigorosa rimonta fino al secondo posto, prima di consegnare il posto guida a Manuel Reuter che, nel suo turno di pilotaggio, beccò il pezzo liberato in aria dall'auto di un altro concorrente, vedendosi costretto a una sosta ai box per le riparazioni di emergenza. Per lui due giri persi nel ruolino di marcia personale, accompagnati da tanta voglia di riscatto.

Da quel momento in poi, l'auto funzionò come un orologio, assecondando le dinamiche agonistiche di Reuter, che si rimise all'inseguimento, guadagnando terreno su chi lo precedeva. Un altro disguido, per una manovra leggermente rischiosa alla curva del Tertre Rouge, elevò i battiti cardiaci di Stanley Dickens, terzo pilota della squadra vincente, ma per fortuna non ebbe conseguenze compromettenti. Il successo prese forma, in modo autorevole e meritato.

Piazza d'onore, alla 24 Ore di Le Mans 1959, per i compagni di squadra Kenny Acheson, Mauro Baldi e Gianfranco Brancatelli, costretti a fare i conti nell'ultima ora e mezza di gara col cambio bloccato in quinta marcia. Il problema non impedì loro di tenere a bada gli inseguitori. La terza Sauber-Mercedes C9, scattata dalla pole position, giunse quinta con Alain Cudini, Jean-Pierre Jabouille e Jean-Louis Schlesser, ma secondo il parere degli esperti di motorsport avrebbe probabilmente completato una tripletta se non fosse stata coinvolta in un incidente alla terza ora di gara.

Il prototipo della "stella" era equipaggiato con un motore V8 biturbo M119HL da 4.973 cc a quattro valvole per cilindro, capace di sviluppare una potenza massima fino a 925 CV per un breve periodo in qualifica. Durante la gara, il serbatoio energetico si "fermava" a 720 cavalli. La velocità massima, in condizioni ideali, poteva toccare quota 400 km/h.

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