
Sono passati 19 anni dalla scomparsa di Enzo Ferrari, avvenuta il 14 agosto del 1988. Per tutto quello che ci ha regalato vogliamo commemorarlo con un grande Grazie.
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LordMarkus
13 ago 2007 - 23:05 - #1Che possa far piacere o no, la Ferrari ha cambiato in questi 60 anni il mondo dell’automobile e delle corse.
In quanto a mito motoristico forse solo la Porsche può competere con il Cavallino…
TheNello
14 ago 2007 - 00:04 - #2Grandissimo
Gaudì
14 ago 2007 - 02:25 - #3Mah, secondo me il grande Drake se potesse vedre cosa è diventata la Ferrari dopo la sua scomparsa storcerebbe il naso.
Ok per il comparto vetture stradali che ha sfornato modelli quasi sempre azzeccatissimi, ma il reparto corse non ha più il DNA del fondatore. Enzo Ferrari non amava che un pilota mettesse in ombra il team (vedi Lauda rimpiazzato dall’allora semi-sconosciuto Gilles Villeneuve) e ha costruito il mito Ferrari anche su questo. Credo che non avrebbe amato la presenza totalizzante di un Michael Schumacher (era lui che faceva vincere la Ferrari, non vice versa) e, al contrario di Montezemolo & Todt, avrebbe gioito per un titolo mondiale vinto da un Eddie Irvine, come sarebbe accaduto nel ‘99 se solo il management avesse voluto…
Comunque grande Enzo Ferrari agitatore di uomini e di idee. Gli dobbiamo molto, non sarà mai dimenticato.
Gaudì
14 ago 2007 - 02:31 - #4Chi ricorda la doppietta Berger-Alboreto a Monza nella prima gara dopo la scomparsa di Enzo Ferrari, in un’annata a dir poco difficile per le rosse?
Che nostalgia!
Patrick Depailler
14 ago 2007 - 07:12 - #5a monza nel 1988 si era arrivati con le McLaren di senna e prost che avevano vinto tutte le gare. Nella tappa italiana al solito i due galli della scuderia inglese stavano dominando ma prima un guasto al motore di prost,poi una cavolata di senna che usci a 12km dalla fine della corsa per incidente mentre stava doppiando la williams di schlesser (che sotituiva l’infortunato mansell) , lasciava via libera al duo ferrarista. Berger sul podio di monza ha dichiarato:. Questa nell’88 è stata l’unica vittoria non Mclaren troppo superiore in quella stagione con la Mp4/4.
Cmq sono daccordo anch’io che il drake avrebbe voluto vedere eddie vincere nel 99.
Penso non ci siano parole per descirve il drake,per lui parlano i fatti.
Patrick Depailler
14 ago 2007 - 07:13 - #6a monza nel 1988 si era arrivati con le McLaren di senna e prost che avevano vinto tutte le gare. Nella tappa italiana al solito i due galli della scuderia inglese stavano dominando ma prima un guasto al motore di prost,poi una cavolata di senna che usci a 12km dalla fine della corsa per incidente mentre stava doppiando la williams di schlesser (che sotituiva l’infortunato mansell) , lasciava via libera al duo ferrarista. Berger sul podio di monza ha dichiarato:Lassù qualcuno ci ama. Questa nell’88 è stata l’unica vittoria non Mclaren troppo superiore in quella stagione con la Mp4/4.
Cmq sono daccordo anch’io che il drake avrebbe voluto vedere eddie vincere nel 99.
Penso non ci siano parole per descirve il drake,per lui parlano i fatti.
Patrick Depailler
14 ago 2007 - 07:13 - #7scusate nel mio post5 mancava l adichiarazione di berger
Patrick Depailler
14 ago 2007 - 07:13 - #8scusate nel mio post5 mancava l adichiarazione di berger
Bufalone!
14 ago 2007 - 07:20 - #9Doppietta Berger-Alboreto a monza….non si può dire che fosse stata una gara dominata….
Vinse Berger, seguito da Alboreto….divertente pensare che vinse con la macchina n°28, 28 giorni dopo la morte di Ferrari, sul circuito preferito dal Drake….chissà….
Patrick Depailler
14 ago 2007 - 07:41 - #10se le Mclaren non si ritiravano la ferrari non vincevano…senna stava dominando..poi ha fatto la cavolata e ha lasciato via libera a berger e alboreto.
giulianog
14 ago 2007 - 10:19 - #11..io rimpiango invece che Alboreto non sia diventato Campione del mondo…era una pilota dei più “professionali” ed educati..in pista e soprattutto fuori..un signor pilota!!
Racing 86
15 ago 2007 - 14:02 - #12Piaccia o no, il più grande personaggio della storia dell’automobilismo!
Ferrari: il vincitore perpetuo « Il blog de
29 ott 2007 - 18:49 - #13[…] Ferrari: il vincitore perpetuo La Ferrari ha vinto. Sapete già come e perché e non è questa l’occasione per ripercorrere l’Avventura Rossa. A me preme ricordare l’Uomo, stranamente dimenticato nell’ora dell’ultimo trionfo. Dico di Enzo Ferrari (in rete si trovano quasi più pagine che hanno per protagonista la Ferrari Enzo), il Padre Fondatore. Gli ero amico. Mi ha dato per sempre l’opportunità di essere vicino – scelto fra tanti – a chi in questo singolare Paese ha fatto la Storia. Non ne ricordo molti altri. In fondo quando lo conobbi, incontrandolo nel suo ufficio di Maranello spoglio e oscuro, appena illuminato da quelle tre lucette biancorossaeverdi accese sotto il ritratto di suo figlio Dino, una delle sue gioie terrribili, mi disse subito: «Lo sa chi sono gli italiani conosciuti in America? Mussolini, Fellini e Ferrari». Era l’avvio di una conversazione stenta, per me preoccupante: lo avevo attaccato sul Resto del Carlino all’indomani della morte di Ignazio Giunti, pilota Ferrari, riprendendo una vecchia e non sopita polemica di Civiltà Cattolica che di lui aveva detto – a proposito dei piloti morti in gara – «è un Saturno che divora i suoi figli». Ferrari ne aveva sofferto, allora, profondamente, anche per la fonte della dura critica: era religiosamente ateo, rispettava i papi che gli facevano visita in fabbrica, forse addirittura pregava, ma non insisto perché un giorno – negli anni dell’amicizia – mi sgridò per aver tentato di scrivere un suo immaginato pensiero legato alla tragedia di Dino: «Le parole ve le dò volentieri, i pensieri no, sono miei, solo miei…Lasciatemi in pace». Certo non gli piaceva, fra l’altro, passando per il centro di Modena, notare la statua di Saturno lì portata dalla Villa Adriana di Tivoli. Quel giorno, dunque, ero stato portato davanti a lui – che era poco democratico e chiedeva spesso la testa dei giornalisti fastidiosi - per essere processato a causa di quell’imprudente attacco. A mia discolpa non dissi nulla. Precisai solo che mi stava bene Fellini, perché riminese anch’io; e mi stava bene Mussolini, perché romagnolo anch’io. Rise subito. Così potei dirgli, ad assoluzione ottenuta, che c’era un altro italiano onorato in America: Italo Balbo. E lui, con la risata aspra che spesso esibiva per apparire più cinico e sgradevole di quanto non fosse in realtà: «Credevo che volesse dire Italo Cucci…Ma lei c’entra qualcosa, con Balbo?». Gli dissi che gli dovevo il nome perché il trasvolatore ferrarese era stato allievo con mio padre del Regio Collegio Belluzzi di San Marino. Bastò per trasformare una distaccata amicizia in complicità. A Ferrari piacevano «quegli italiani lì». Nel 1924 aveva fondato a Bologna il Corriere dello Sport insieme ad Alberto Masprone che era stato con D’Annunzio nel famoso volo su Vienna. Il giornale era nato per parlare di motori proprio nella regione che alle più grandi imprese motoristiche avrebbe fatto da culla: oggi i media di tutto il mondo riconoscono l’Italia – per fortuna – non per le sue imprese politiche o culturali ma per le clamorose vittorie della Ducati di Borgo Panigale e della Ferrari di Maranello che hanno sbaragliato nei rispettivi campi le grandi industrie giapponesi e tedesche. Più tardi, nata la Ferrari, l’Ingegnere (era il titolo che preferiva, adorava quella laurea honoris causa concessagli dall’Università di Bologna a riconoscimento delle sue qualità di straordinario autodidatta) le appose il piccolo scudo giallo con il Cavallino Rampante di Francesco Baracca, un altro eroe dell’aria e di un Paese sfortunatamente pieno di eroi sacrificati alla Patria indolente e irriconoscente. Capisco che coi tempi che corrono sia addirittura scomodo legare i trionfi rossi al loro antico padre. Con molto tatto in pubblico, e con una verve giovanottesca in privato (mi piacque definirlo “il Vasco Rossi dei motori” e lui ricambiò assegnandomi il Premio Dino Ferrari) anticipò di decenni il grillismo che oggi fa tanto rumore. Era, il Grande Vecchio, un precursore dell’antipolitica, pur divertendosi nell’intrattenere rapporti con politici di primissimo piano che considerava o giullari o protagonisti del Grande Circo Politico alla stregua degli amati divi di Hollywood. Un giorno, però, dovette rivelare la sua piega qualunquistica: Enzo Biagi lo aveva candidato a senatore a vita e lui, per tutta risposta, aveva cortesemente declinato l’invito. Qualcuno disse che quello schermirsi era tutta scena, e allora Enzo parlò, come sempre, fuori dei denti: «Sono stato a Roma una volta, quarant’anni fa, e ne ho avuto abbastanza». Era una esplicita condanna della politica dell’intrigo, dei fannulloni e degli illusionisti che nel 1985 lo aveva una volta di più colpito, e personalmente, proprio nel nome di Roma. Un anno prima, Ferrari e Ugo Vetere – uno dei rari sindaci romani degni di reverente memoria – avevano deciso di far correre un Gran Premio di Formula Uno nella Capitale. La pratica ebbe corso celere, la Federazione Internazionale approvò la richiesta e il percorso mettendo il G.P. Roma in calendario per il 13 ottobre 1985. All’improvviso insorsero gli ecologi, i pecorariscani del tempo, presto seguiti dai partiti che avevano già detto sì: nel maggio dello stesso anno si sarebbero svolte a Roma le elezioni amministrative e i politicanti ebbero paura di impegnarsi in una scelta forse impopolare. Ecco perché Enzo Ferrari è per me il Vincitore Perpetuo. […]
ford gt40\porsche 936-956\mirage gr8 jacky ickx
29 ott 2007 - 20:35 - #14ricordiamo il padre ferrari.ciao papa.