Ferrari F310, la monoposto "rossa" di Michael Schumacher

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Non ha vinto il Campionato del Mondo, ma ha rappresentato una monoposto di svolta in seno alla produzione Ferrari. La F310 del 1996 segna infatti il debutto in “rosso” di Michael Schumacher, pilota destinato a scrivere alcune delle pagine più entusiasmanti della storia dell’automobilismo sportivo. E’ anche il modello che, col passaggio ad una motorizzazione a 10 cilindri a V di 75 gradi di 3 litri di cubatura, sancisce il pensionamento del mitico 12 cilindri che lo stesso campione tedesco, nel corso di una seduta di test, aveva osannato. La necessità di ridurre gli ingombri –in favore dell’aerodinamica e del contenimento del peso- e l’obiettivo di migliorare la coppia ai regimi più bassi, impone la scelta di questa architettura non convenzionale per una Casa legata ad altre filosofie costruttive. Fra i suoi vantaggi i consumi ridimensionati, che producono evidenti benefici sull’economia della gara.

La F310 è l’ultima monoposto di Maranello firmata dal geniale progettista inglese John Barnard, che tanto ha contribuito all’evoluzione tecnica delle competizioni della massima formula. Dall’anno seguente prenderanno il suo posto Rory Byrne e Ross Brawn, affiatata coppia di ingegneri che ha supportato i successi in Benetton del pilota tedesco. Dal punto di vista aerodinamico la vettura si caratterizza per la presenza del doppio fondo scalinato, che sebbene meno accentuato, ricalca la soluzione già in uso nella fallimentare F92A, progettata dall’esperto Migeot. Il muso, inizialmente basso e appuntito, lascia il posto -a partire dal Gran Premio di Montreal- ad un modello rialzato nella zona dell’ala anteriore, alla quale si collega con due piloni dall’andamento divaricato. Pur risultando innovativa rispetto alle monoposto precedenti, la “Rossa” non riesce a sfruttare a fondo le lacune di un regolamento che viene interpretato più felicemente dai progettisti della concorrenza. Un esempio sono le protezioni laterali, a difesa dell’integrità del pilota, che sulla F310 risultano molto massicce, penalizzando oltremodo l’aerodinamica.

La presa d’aria del motore non consente il giusto afflusso e questo costringe i tecnici capeggiati da Barnard a rivedere più volte la zona del cofano, per agevolare la respirazione del propulsore progettato dall’ing. Paolo Martinelli. I piloti danno il loro contributo, inclinando curiosamente la testa nei rettifili, per migliorare il rendimento del 10 cilindri che, a dispetto dei dati dichiarati, supera abbondantemente i 700 cavalli. Uno dei suoi limiti è la ridotta lunghezza, che impedisce qualsiasi evoluzione nella direzione dell’incremento dell’alesaggio, per ridurre la velocità dei pistoni, allo scopo di garantire un’affidabilità maggiore. Problemi arrivano anche dal cambio, a causa della ricerca tesa a estremizzarne la miniaturizzazione.

La struttura elaborata da Barnard prevede l’impiego di un’inedita scatola in titanio, con distanziale in fibra di carbonio, per compattare il gruppo ed incrementare l’efficienza aerodinamica del retrotreno. Dopo una breve sospensione del suo impiego, col ricorso all’unità granitica e affidabile della 412 T2, si ritorna al cambio di nuova concezione a partire dal Gran Premio d’Europa del Nurburgring. Nel corso della stagione si passerà pure alla soluzione a 7 rapporti. La leva della frizione, insieme ad altri importanti sistemi di gestione, è al volante, che si eleva al rango di vero computer dal costo esorbitante. Al Gran Premio d’esordio, in Australia, Eddie Irvine conquista con la F310 un discreto terzo posto. Schumacher è costretto al ritiro per i noti problemi alla trasmissione.

Il campione tedesco conquista la pole a Imola e a Monaco, dove rinuncia alle velleità di vittoria dopo poche centinaia di metri. In Spagna, al termine di una corsa dai toni appassionanti, Schumacher conquista la prima vittoria su Ferrari. Partito sesto, recupera sotto il diluvio posizioni su posizioni, con una facilità disarmante, in una cavalcata solitaria che si conclude con un vantaggio abbondantemente superiore al minuto. Vince pure a Spa, in Belgio, e a Monza, nel gran Premio di Casa delle “Rosse”, regalando la meritata emozione ai tifosi che l’avevano attesa per ben otto anni. Schumacher arriva terzo nella classifica di fine stagione, mentre la Ferrari conquista il secondo posto nel campionato costruttori. E’ l’inizio di un idillio che porterà il pilota di Kerpen e le “Rosse” di Maranello verso traguardi incredibili.

Via | F1grandprix.it

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