Ferrari F1 90, una sofisticata evoluzione di prodotto

fef190

Pur senza riuscire a conquistare il Mondiale, la monoposto “F1 90”, conosciuta con la sigla di progetto “641”, ha avuto il merito di riportare la squadra di Maranello ai massimi livelli competitivi. Ha rappresentato pertanto una sofisticata evoluzione di prodotto, ben inserita nel solco di una tradizione ricca di inimitabili successi. La “F1 90” è entrata nella storia nelle vesti di bolide efficiente al quale solo una serie di sfortunati fattori ha impedito la conquista del titolo iridato. Dotata di un telaio a monoscocca in materiali compositi, con fibra di carbonio e kevlar a profusione, la “641” porta traccia del lavoro del geniale progettista inglese John Barnard anche nella completa separazione fra telaio e carrozzeria e nell’innovativo (ed evoluto) cambio semiautomatico a sette rapporti, con comando a bilancieri sul volante. L’elaborazione tecnica di questa monoposto, sul piano strutturale, è basata sul metodo di calcolo a elementi finiti, che garantisce la perfetta calibratura delle diverse componenti (consentendo di piazzare il materiale nelle sole aree necessarie), evitando appesantimenti penalizzanti in termini comportamentali.

Il monolitico telaio, ad elevata resistenza torsionale e flessionale, è uno dei suoi punti di forza. Dotata di una veste aerodinamica particolarmente riuscita e forte di un invidiabile equilibrio dinamico, la “641” è spinta da un classico 12 cilindri a V di 65° di 3500cmc, capace di sprigionare la ragguardevole potenza di oltre 680 cv a 12.750 giri/minuto. L’alimentazione è a iniezione indiretta elettronica digitale Weber Marelli con doppio iniettore, mentre la distribuzione è affidata a 5 valvole per cilindro - tre delle quali di aspirazione- azionate da 2 alberi a camme in testa per ogni fila di cilindri. Il peso è di 500 kg ben distribuiti, che concorrono ad offrire esaltanti riscontri prestazionali. Le sospensioni anteriori, a quadrilateri deformabili, sono dotate di molle a barra di torsione verticali. Nonostante la vittoria conseguita da Senna su McLaren al Gran Premio di esordio, sul circuito cittadino di Phoenix, negli Stati Uniti, la “rossa” saprà presto mettersi in luce.

Già in Brasile, ad appena due settimane di distanza, l’alfiere del “cavallino” Alain Prost si aggiudicherà un promettente successo che lascia ben sperare per il buon prosieguo del Campionato. Il driver francese, alla guida dell’evoluzione “641/2”, fa incetta di affermazioni in Messico, Francia e Gran Bretagna, conquistando la leadership provvisoria nella classifica assoluta. Da quel momento un periodo di astinenza compromette l’esito finale della stagione, turbato dall’amarezza per un gran premio del Portogallo -favorevole alla Ferrari- in cui il compagno di squadra Mansell chiude la porta in faccia a Prost nella fase di start, (forse) pregiudicando il risultato di campionato. Il discorso mondiale è rinviato all’ultima gara, in Giappone, con Prost ad inseguire Senna nella classifica iridata, ma con un pronostico tecnico a favore della “rossa”. Alla prima curva la McLaren di Senna attacca la Ferrari in traiettoria interna: il contatto è inevitabile e i due bolidi finiscono miseramente sulla sabbia! Per il pilota francese e per la Ferrari è la fine dei sogni di gloria. Un vero peccato, perché la stagione aveva messo in luce una “rossa” in ottima forma, condotta con maestria da un campione che aveva trovato il giusto feeling. Il mondiale del 1990 è stato uno dei più combattuti degli ultimi anni.

Via | F1grandprix.it

  • shares
  • Mail
5 commenti Aggiorna
Ordina: