Don Vincenzo Florio, il geniale fondatore della mitica Targa

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Il palermitano Vincenzo Florio (a destra nella foto con Fangio) crebbe con l’amore per l’automobilismo, come tanti rampolli delle famiglie più in vista del primo Novecento. Giovanissimo, si rivolse a Giovanni Agnelli per acquistare un bolide col quale prendere parte alle gare dell’epoca. Non riuscì nell’impresa, perché l’industriale torinese, su suggerimento della ricca famiglia siciliana, non concesse l’agognata vettura. I robusti argini innalzati dai Florio, non furono tuttavia in grado di contenere la piena di passione del ragazzo, che riuscì ad aggirare il veto acquistando una “Panhard & Levassor” con cui partecipò alla Padova-Bovolenta del 1903, che vinse.

La “visione” della “Coppa Gordon Bennett” del 1905, in Francia, e la ricognizione sul tracciato stradale di 137 chilometri a bordo della vettura del pilota Teste, alimentarono in lui l’idea di una gara nell’amata Sicilia. Dell’ambizioso progetto parlò con Charles Faroux, redattore del giornale parigino “L’Auto”, che lo mise in contatto con il patron della corsa, James Gordon Bennett. Quando ebbe la certezza di aver fatto centro, Florio telegrafò al conte di Isnello, invitandolo a scegliere un percorso privo di passaggi a livello, da inviare in pianta chilometrica a Henry Desgrange. Nacque così la mitica Targa Florio. La prima edizione, disputata il 6 maggio del 1906, registrò la vittoria di Cagno su Itala.

Nella sua vita straordinaria, don Vincenzo seppe essere eclettico e lungimirante come pochi altri. A lui va il ringraziamento degli appassionati e di quanti, per studio o rapporti d'affari, hanno conosciuto la nobiltà d'animo di questa stella dell'imprenditoria del secolo scorso.

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