Montezemolo: 60 anni tutti di corsa, come la Ferrari

Montezemolo compie 60 anni, come la Ferrari della quale è alla guida

Il Presidente della Ferrari, nonchè uomo simbolo degli ultimi anni delle rosse, Luca Cordero di Montezemolo compie 60 anni, esattamente la stessa età della Ferrari.
Una coincidenza che egli stesso definisce come "un segno del destino: ho giocato tanto a calcio, facevo l'ala destra e mi chiamavano spigolo. Come pilota sulla 500 tenevo sempre il piede sull'acceleratore".
In occasione di questo anniversario, sulle pagine della Gazzetta è uscita una bella intervista ad opera di Umberto Zapelloni al presidente della Fiat e della Ferrari.
Intervista che vi rirpoponiamo anche qui:

Presidente Montezemolo auguri per i 60 anni. A giudicare da certe foto "estive" non li dimostra proprio.
Risata garbata. "Devo dire la verità, quando mi parlavano di persone di 60 anni commentavo "accidenti che vecchi" adesso che ci sono arrivato non ci posso credere. L’importante è avere entusiasmo, passione e ancora grande amore per la vita e io le ho tutte e tre".

Sessant’anni come la Ferrari. Quando si dice i casi della vita.
"Non ci avevo mai fatto caso fino all’inizio di quest’anno quando mi dissero che dovevamo festeggiare i 60 anni della Ferrari. Avere 60 anni come la Ferrari che insieme alla famiglia è la cosa più importante della mia vita, fa un certo effetto. Evidentemente era un segno del destino".

Quale era lo sport preferito dal Montezemolo bambino?
"Senz’altro il calcio, senz’altro l’automobilismo e numero tre, distaccato, il ciclismo dei tempi epici di Nencini, Poulidor e Baldini".

Ma giocava a pallone o giocava con le automobiline?
"Giocavo a pallone, giocavo all’ala destra, mi chiamavano "spigolo" perché ero tutto magro".

La prima squadra del suo cuore fu il Bologna.
"Mio padre mi avvicinò allo stadio. Ricordo quel Bologna di Bernardini, Haller, Pascutti, Nielsen e soprattutto di Bulgarelli e ricordo come fosse ieri lo spareggio vinto contro l’Inter".

Poi venne il periodo laziale.
"Andai a vivere a Roma dove tutti tifavano per la Roma, io per andare un po’ contro simpatizzai per la Lazio. Fu Steno, il grande regista, il padre dei Vanzina, a portarmi per la prima volta allo stadio".

Nel suo cuore però c’è stata anche tanta Juventus.
"Prima quella di Sivori, Charles e Boniperti e poi quella di Platini, Scirea, Gentile, Tardelli, Zoff e Trapattoni gente che magari nello spogliatoio si tirava le scarpe, ma che poi in campo...".

I tempi dello stadio con l’avvocato Agnelli.
"Ricordo una volta nello spogliatoio l’avvocato vide Platini che fumava e gli disse "ma cosa fai?". E Michel gli rispose "avvocato, l’importante è che non fumi Furino".

Ma con Enzo Ferrari e l’avvocato Agnelli parlava più di sport o di donne?
"Tutte e due perché sono molto complementari grazie a dio come argomenti. Ho avuto la fortuna di avere a che fare con due persone diverse ma straordinarie, due persone che amavano profondamente l’Italia".

Tra tanto calcio anche un po’ di boxe: è vero che in viaggio di nozze preferì un match di boxe ad una cena romantica?
"Fu il primo momento di crisi... Ero a Parigi, all’Hotel Lancaster che mi consigliò l’Avvocato perché vi aveva alloggiato Sugar Ray Robinson. E la prima sera andai a vedere Monzon contro Bouttier. Ma poi con l’Avvocato vidi anche Benvenuti a Montecarlo e poi Mazzinghi".

Nel frattempo c’era stata l’epoca del Montezemolo pilota.
"Approfittai dell’autunno caldo e degli scioperi all’università per correre con il mio amico Cristiano Rattazzi con la 500 e poi con Daniele Audetto in Lancia".

Gare con la 500 e poi rally con la Lancia. Sanremo, l’Elba, il Mille Laghi. Ma come era il Montezemolo pilota?
"Uno che teneva sempre il piede sull’acceleratore e non faceva calcoli. Alla prima gara con la 500 presi la bandiera nera. Ma grazie ai rally conobbi Ferrari intervenendo in sua difesa alla radio a "Chiamate Roma 3131". E la mia vita cambiò di colpo".

Con il ritorno della 500 Abarth la rivedremo in pista?
"Sono ancora in forma. Ci voglio provare".

Ma dopo la 500 tornerà anche la Topolino?
"Perché no? La Fiat ha uno slancio fortemente legato al prodotto e su questo Marchionne ha grandi meriti. L’azienda è concentrata sulle proprie persone, sui propri prodotti e sui propri clienti".

Con Italia 90 ha vissuto l’esperienza dell’organizzare. Solo bei ricordi?
"Un’esperienza fantastica, meravigliosa. Cominciammo in tre e finimmo in 400. Fu il primo mondiale dei tempi moderni".

Con la Juventus, invece, andò proprio male.
"E’ stata la peggiore esperienza della mia vita. Per un motivo: quando fai qualcosa un po’ controvoglia non va bene e io accettai più per spirito di servizio che per convinzione. Venivo da un’ubriacatura di calcio e poi molte cose erano già state decise".

Se l’Italia ha scoperto la coppa America di vela lo deve alla sua Azzurra invece.
"Quante bambine vennero chiamate Azzurra! La gente per strada chiedeva come andava la barca. Fu la dimostrazione di come di fronte alle sfide gli italiani sono sempre entusiasti. Questo è un paese che ha bisogno di sfide, di obbiettivi, di motivazioni".

Lei però naviga a motore...
"Ho imparato ad amare la vela in collegio militare. Ma per andare a vela ci vogliono tempo e allenamento. Io fino a che non andrò in pensione non ne avrò. E credo che non ci andrò presto...".

Per l’atletica italiana è un giorno importante grazie all’argento di Howe. Lei fu anche il fondatore della Sisport.
"Erano i tempi di Mennea e della Simeoni. Ricordo il record di Mennea a Città del Messico. Belle persone. Bei momenti. Complimenti a Howe".

Che campione le sarebbe piaciuto essere?
"Un campione di Formula 1, un grande calciatore e un grande skipper...".

E la Ferrari dei suoi sogni?
"Con Lauda e Schumacher, sarebbe stata una coppia eccezionale".

Il Mondiale che ricorda con più piacere.
"Il primo e l’ultimo con Michael. Ma anche quello con Lauda nel ’75, a Monza, con la gara a Regazzoni e il mondiale a Niki".

Siamo in emergenza fiscale come ha scritto sul Corriere della Sera: come giudica la fuga di Valentino Rossi dalle tasse?
"Valentino mi ha deluso come cittadino. Ma come campione lo considero straordinario come capacità, coraggio e continuità. Detto questo l’Italia ha un livello di evasione umiliante per un paese civile".

Cosa non le piace nello sport italiano?
"Ha bisogno di un rinnovo generazionale, di aria fresca. Ha ancora una classe dirigente troppo antica. Per fortuna almeno per gli arbitri è arrivata una persona di qualità come Collina".

A Monza chi vincerà?
"Devo ancora capire bene il significato di queste prove a Monza. Ma credo che noi lotteremo fino all’ultimo chilometro".

Anche per il Mondiale?
"Sì fino in fondo indipendentemente da come finirà l’appello sulla Spy story. Quella è stata una storia bruttissima per lo sport, per la lealtà. Ogni giorno che passa la considero più brutta".

E le prossime elezioni politiche?
"Mi piace tanto parlare di sport e tanto poco di politica, non mi rovini il compleanno".

Umberto Zapelloni

Via | Gazzetta

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