
Continuiamo la Storia della M1 con la seconda parte: la prima Supercar di BMW fu prodotta alla fine in circa 450 esemplari, di cui 200 erano già stati acquistati a scatola chiusa al salone di Parigi per la notevole di cifra di 100.000 Marchi (del 1978, a tutt’oggi ed in attesa della sua vera Erede, rimane l’auto più costosa mai costruita dalla Casa di Monaco).
Concepita inizialmente per gareggiare nel Gruppo4, la vera fortuna in campo sportivo però la sportiva di BMW la trovò nel campionato monomarca Pro Car che prevedeva gare subito prima della maggior parte dei Gran Premi Europei di Formula1 con M1 da 470cv: per mettere in pista l’M1 al più presto di fronte ai ritardi della sua laboriosa nascita, il Direttore della Motorsport GmbH, Jochen Neerpasch, si unì a Bernie Ecclestone e a Max Mosley per lanciare la Serie Procar.
Che altro non era che un campionato monomarca con le M1 allestite secondo i regolamenti del Gr. 4, tanto che la grande differenza della M1 Pro Car rispetto alla versione stradale era costituita dal motore potenziato.
Ma il vero colpo di genio dell’epoca fu il metterla a disposizione di cinque piloti di Formula1 in ogni gara del Trofeo. In questo modo gente come Nelson Piquet, Elio De Angelis e Niki Lauda si ritrovarano a darsi battaglia oltre che sulle loro monoposto su divertenti M1 mandando alle stelle la popolarità della vettura.
Che a quel punto fu anche venduta direttamente dalla fabbrica come prima auto pronta per le gare della BMW Motorsport GmbH al prezzo di 150.000 marchi. A quel punto la prima M si trovò anche a correre nel Gruppo5 dove i motori delle M1 furono portati a 1.000 cavalli grazie a due turbocompressori.
Per trasmettere la massima potenza possibile sulla strada, la carrozzeria della vettura fu modificata con ogni genere di spoiler, rendendo così l’M1 un vero mostro alato: fu allora che il Team Schnitzer, il principale specialista nella preparazione di BMW, trasformò un’M1 Gr. 5 in quella che fu la più potente auto sportiva del Campionato Turismo, utilizzando una carrozzeria di kevlar su un telaio appositamente rinforzato.
Ma non finisce qui: sempre nel 1979, il famoso idolo della pop art Andy Warhol, provò di persona a realizzare un’opera d’arte su un’M1 coupé pronta per le gare per far diventare l’M1 una delle più veloci opere d’arte del mondo. Un progetto che era già stato avviato in passato e che fece della M1 la quarta Art Car della BMW.
Si dice che Warhol fu il primo artista a dipingere direttamente la carrozzeria della macchina con veloci pennellate, ma “la vettura in se stessa è migliore dell’opera d’arte”, commentò Warhol in seguito. La M1 Art Car con il numero 76 si battè poi per il titolo a Le Mans per tutte e 24 le ore, terminando in sesta posizione.
Una nuova epoca si era aperta…
formulino
03 apr 2008 - 13:42 - #1ribadisco: questa è una di quelle macchine senza tempo……..
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ps: nuovo sponsor?
Robocop81
03 apr 2008 - 18:38 - #2Visto che si parla anche di Schnitzer in versione “vintage” mi viene in mente un vecchio Autosprint degli anni 70 (non ricordo di preciso l’anno, ma credo verso fine anni 70 o al massimo primi anni 80) dove in un servizio su una corsa dell’europeo GT c’era il team Schnitzer che correva con una Toyota Celica Biturbo, a vederla adesso è curioso vedere questo team impegnato con una marca diversa dalla Bmw…
X-VOX
03 apr 2008 - 19:02 - #3La versione Gruppo 5 era comunque notevolmente modificata rispetto alla Gr 4, esagerata come le altre Gruppo 5 di allora es. 935 e la Ford Zakspeed Capri, esagerate ma tutte molto complicate da mettere a punto.