Toro Rosso in Formula 1 Mondiale 2013

Dietrich Mateschitz, boss di Red Bull e Toro Rosso, vuole che la sua squadra junior si risollevi, dopo una stagione 2012 piuttosto deludente. L’uomo d’affari austriaco si dice insoddisfatto dei soli 26 punti raccolti dal team nato dalle ceneri della Minardi, che ha chiuso il campionato al nono posto in classifica costruttori con la vecchia STR7.

Questa è la ragione all’origine di alcuni importanti cambiamenti nello staff tecnico, che hanno modificato l’organigramma progettuale. L’arrivo di James Key (che ha sostituito Giorgio Ascanelli, ndr.) è il passaggio più importante del processo di rinnovamento. Il progettista inglese ha scoperto i limiti aerodinamici e meccanici della precedente creatura, imprimendo una svolta nella definizione della STR8, sua discendente.

La nuova monoposto di Faenza destinata ad affrontare la stagione agonistica 2013 è abbastanza diversa dalla precedente, nonostante il regolamento abbia subìto dei ritocchi solo marginali nella sua architettura complessiva.

La cosa sembra strana, perché molta gente si aspettava dei bolidi quasi identici a quelli del 2012, per la costanza dell’apparato normativo, ma evidentemente alcuni dei protagonisti del Circus hanno preferito la strada di un aggiornamento più corposo, per cercare di dare una marcia in più al proprio cammino agonistico.

Del resto la Toro Rosso non è andata bene la scorsa stagione, quindi l’unica speranza per invertire il trend non poteva che essere quella di apportare significativi cambiamenti rispetto alla STR7. Le novità estetiche sono importanti, adesso bisognerà vedere con che esito. Il nocciolo della sfida è il recupero sul fronte della downforce. Quando si ha sottosterzo o sovrasterzo, di solito la causa è una mancanza di carico. Occorrono dei progressi su questo fronte. Il potenziale c’è, ma bisogna metterlo a frutto, sotto la regia di Franz Tost e con l’apporto dei due piloti: Jean-Eric Vergne e Daniel Ricciardo.

Foto | Getty Images (tutti i diritti riservati)

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