Horner: "In F1 contano i successi, non la popolarità"

Christian Horner non è un uomo che gode di particolari simpatie all’interno del paddock. Questo non lo preoccupa. Il boss della Red Bull viene da una scia vincente in Formula 1 e pensa che l’atteggiamento tenuto da molti nei suoi confronti sia l’effetto del successo, che spesso genera disprezzo, se accompagnato da quella brutta bestia chiamata invidia.

Negli ultimi tempi la capacità di leadership di Horner è stata messa in dubbio, dopo che Sebastian Vettel ha deciso di disattendere le indicazioni dei box, superando il compagno di squadra Mark Webber nel Gran Premio di Malesia, andato in scena le scorse settimane sul circuito di Sepang.

Molti, però, dimenticano che il manager inglese ha accompagnato le “lattine volanti” nella striscia vincente degli ultimi anni, dove il team di Milton Keynes ha incassato tre titoli piloti e altrettanti titoli costruttori dal 2010 al 2012. Un simile palmares è sufficiente a spegnere ogni accenno di critica, ma qualcuno si ostina a manifestare perplessità sulle sue doti.

Horner crede che la gloria degli ultimi anni abbia prodotto un atteggiamento ostile nei suoi confronti, come capita ai vincenti, spesso presi di mira dai meno bravi per cercare di sminuire la portata del loro lavoro. La pregevole analisi del sito di Planet F1 mette ben in risalto la cosa, anche attraverso le parole del boss della Red Bull pubblicate da Autosport: “Il mio lavoro è quello di fare del mio meglio per la squadra, per tutelare l'interesse di tutti i suoi membri. Contano le vittorie e la qualità di questo lavoro, perché la Formula 1 non deve diventare un concorso di popolarità. Naturalmente quando il successo giunge in modo rapido e duraturo è facile essere presi di mira, perché tanta luce mette a disagio alcuni uomini del paddock. Ci sono scuderie che hanno impiegato molti anni per raggiungere risultati come i nostri o peggiori dei nostri”.

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