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Blogger con il casco: in gara al Pirelli Historic Challenge

Pubblicato: 17 dic 2008 da LeleV_200mph

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Ve lo abbiamo anticipato e ora possiamo svelarvelo: al Pirelli Historic Challenge del Motor Show c’eravamo anche noi, o meglio uno di noi, visto che a partecipare all’evento in quel di Bologna ci ha pensato Lorenzo Corsani, in forze ai cugini di Autoblog ma ottimo consigliere anche sui su Motorsportblog grazie ad una passione per il mondo delle corse che va ben oltre la “penna”.

Ed infatti il buon Lorenzo non si è di certo tirato indietro di fronte alla possibilità di partecipare al Pirelli Historic Challenge, perchè come dice lui stesso “quando si passa gran parte della propria infanzia e giovinezza a visitare il Motor Show, sembra quasi un sogno poter calcare l’asfalto dell’area 48 con un numero sulla portiera“.

E così è stato: e se il suo assaggio l’anno scorso quando aveva percorso quelle stesse curve per la prima volta da passeggero, mentre un collaudatore faceva danzare in perenne sovrasterzo la stupenda Alfa Romeo 8C Competizione era stato un simpatico “diversivo” questa volta la cosa si è fatta terribilmente seria.

Tanto seria, bella ed emozionante che preferiamo che sia lui stesso a raccontarvela, perchè non c’è modo migliore di regalare una emozione scrivendola se non dopo averla vissuta. Ed allora eccovi il “live” del suo giorno da pilota al Motor Show, con tanto di video (un poco amatoriale, ma per questo altrettanto vero) a completare questa meravigliosa esperienza:

L’inizio è stato di quelli da raccontare ai nipoti: un pass al collo, il paddock del Motor Show e io dentro con tuta, casco e guanti che sto per allinearmi per i soli 3 giri di prova concessi. Ma andiamo con ordine: la vettura con cui ho partecipato è una storica “vera”, una Triumph TR3 del 1955 che dal 1997 calca le scene del campionato italiano della Montagna.

L’ho portata in gara alcune volte, ma dall’ultima volta sono passati quasi 6 anni, durante i quali è stato mio padre a condurla in giro per Italia ed Europa a diverse manifestazioni. I ricordi che ho sono comunque chiari: 100Cv su 950kg, 4 freni a tamburo “teorici”, tanta coppia, poco allungo, cambio a 4 marce dove la doppietta è d’obbligo, sterzo granitico e assai poco preciso.

Ho passato il giorno precedente ad osservare gli altri, ho imparato facilmente il nuovo disegno della pista, ma solo quando inizio a percorrerla mi rendo conto di alcuni dettagli importanti: l’aderenza è bassa a causa dello sporco e del freddo (oltretutto le gomme non fanno in tempo a scaldarsi…), i cordoli sono bassissimi e le velocità che si raggiungono sono, nel mio caso, piuttosto limitate.

Nei 3 giri a mia disposizione provo a forzare ma non ho trazione, l’assenza di un autobloccante mi fa pattinare inutilmente quindi cerco di sfruttare ogni centimetro della pista per far scorrere la macchina, che mi costringe a continue correzioni, dandomi anche pochissima fiducia in frenata.

La gara si avvicina, la tattica non può che essere una: maximum attack ! Evitare inutili sbandate, scaldare il più possibile i freni e le gomme e fare traiettorie millimetriche. La sfida a coppie vede abbinato a me un pilota con una Lancia Fulvia Zagato 1.3, che temo essere più veloce di me.

La partenza avviene alternativamente sulle 2 diritture opposte del circuito ed ho la fortuna di partire dalla più lontana. Mentre le telecamere mi riprendono e dagli spalti ricevo, non senza emozione, qualche incitamento, mi porto alla linea di start sbandando ed inchiodando per scaldare come posso la macchina.

Mi trovo sulla linea del via, il semaforo rosso si spenge e parto pattinando un po’ più del previsto. La prima piega è una doppia sinistra che immette sulla dirittura più lunga e decido di percorrerla in 3° parzializzando, in modo da inserire l’anteriore come posso senza sottosterzare troppo. Dopo pochi secondi ho già l’auto di traverso e devo bilanciare il pattinamento con la sbandata, finendo per toccare leggermente le protezioni esterne, senza danni.

Sul dritto utilizzo tutti i giri senza cambiare, perchè so già che alla staccata dovrò usare la doppietta per scalare in seconda e sperare nei freni. Mi aspetta un tornantino molto sporco, ritardo molto l’inserimento per poi trovarmi a ruote dritte, inserisco per poco la 3° e poi di nuovo in 2° per l’unica piega a destra, un 180° lungo vicino al ponte che viene utilizzato per la gara del Memorial Bettega con il tratto sterrato.

Esco ancora il leggero drift, vedo il contagiri sfiorare quota 5500 giri (fin troppi per il vecchio 4 cilindri) ma decido di non cambiare per il tornantino sinistro che immette sulla dirittura. Ho troppo sottosterzo, alzo il piede e perdo tantissima velocità, so che sto perdendo decimi preziosi e mi riprometto di migliorare. Inizio un nuovo giro e cerco di guidare allo stesso modo, le gomme iniziano a tenere di più ma non appena esco dalla traiettoria pulita da chi ha corso prima di noi l’aderenza è davvero precaria.

Ci scambiamo di posto e parto per la seconda sfida, mi concentro sulle triaiettorie e provo a stare ancora più vicino alla corda in un paio di curve che non mi avevano soddisfatto. Forse esagero con il gas perdendo tempo in qualche pattinamento, mentre guido continuo a correggere tantissimo con lo sterzo per far scivolare il posteriore senza perdere troppa velocità ed in paio di punti sento di aver ottenuto un buon compromesso.

Quando già con la mente ero prioiettato verso un altro giro, per migliorare ancora, ecco la bandiera a scacchi, la gara è già finita dopo soli 3 minuti e 23 secondi. La Fulvia è battuta con un buon margine e mia grande sorpresa, ma sopratutto sono contento del tempo sul giro, sceso dai 49.5 secondi delle prove fino a 48.3 del migliore in gara.

C’è tempo per un po’ di riposo prima della passerella finale, dove tutte e 27 le auto vengono fatte entrare sul percorso per la gioia del pubblico sugli spalti, che ci saluta e si gode il variopinto sound delle belle auto presenti. Dall’abitacolo della mia Triumph, completamente aperto, mi godo ogni momento: davanti a me una Alfa Romeo GTA allunga sul dritto, mentre superiamo la Fiat 1100 di un amico.

Io vorrei riprendere il discorso interrotto dalla bandiera a scacchi, ma è già il momento di tornare nei paddock, lì dove accanto a noi semplici appassionati dei team di professionisti lavorano su auto da competizione da sogno.

E proprio il sogno è finito: un premio di partecipazione, qualche foto ricordo e poi via il casco, si torna al mondo “normale” e la Triumph torna nel suo garage, con il numero 26 ancora attaccato alle portiere ed una gara in più nel suo lungo palmares.

Per me resta il ricordo di una esperienza importante, una corsa “vera”, breve ma avvincente, in una di quelle occasioni che per anni avevo vissuto da spettatore. Oltretutto il 19° posto finale mi sorprende e mi rende felice: mi ero preparato psicologicamente a leggere la classifica dal fondo…

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