Biondetti e la sua prima vittoria alla Targa Florio con la Ferrari

La Targa Florio del 1948 finì nelle mani di Clemente Biondetti, che giunse primo al traguardo con la sua Ferrari 166 S.

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Brillante la carriera sportiva di Clemente Biondetti, pilota di umili origini che corse in moto e poi in auto. Fra i tanti successi raccolti nella sua carriera, brillano i quattro maturati alla Mille Miglia (1938, 1947, 1948, 1949) e i due incassati alla Targa Florio (1948, 1949).

Qui ci occupiamo della sua prima vittoria nella mitica gara siciliana e dell’auto che gli consentì di centrare l’obiettivo. Nel 1948 la guerra si è finalmente conclusa. Nella gente esplode il desiderio di cancellarne il ricordo. Tutti si sbracciano, lavorando per la ricostruzione. Anche la Targa vuole ripartire. L’impresa è dura, ma i siciliani non demordono. A risolvere la questione ci pensano il principe Raimondo Lanza (nipote di Vincenzo Florio), il barone Antonio Pucci, il marchese Carlo Pottino ed altri collaboratori.

Uno degli scogli da superare è rappresentato dalle condizioni delle strade madonite, che versano in uno stato a dir poco pietoso. Il dramma è amplificato dall’assenza di segnali che facciano scorgere un pronto recupero. Lo staff organizzativo si consulta, per individuare una soluzione capace di aggirare il problema.

Alla fine passa l’idea di Raimondo Lanza, che propone di effettuare la gara sulle arterie che perco-rono il perimetro dell’isola. I promotori cercano di guadagnare la collaborazione delle istituzioni, per il ripristino dei tratti più dissestati. Ottengono il via dal Presidente della Regione, che accorda il permesso al Giro di Sicilia-Targa Florio, da disputarsi su un circuito di 1080 chilometri.

Gli sportivi isolani possono nuovamente vivere l’emozione della loro corsa, abbracciata con grande calore. Al via spiccano alcune Ferrari 166 (della Scuderia Inter), condotte da Sterzi-Besana, Cortese-Righetti e Troubetzkoy-Biondetti. Le due Maserati A6GCS ufficiali sono affidate ad Alberto Ascari e Gigi Villoresi. L’Alfa partecipa con le risolute 2500 Sport. Ai nastri di partenza un nugolo di splendide Cisitalia 202, firmate Pininfarina.

La gara si preannuncia dura e combattuta. Memori degli aspri duelli vissuti in passato, gli appassionati attendono il solito e acceso confronto fra i protagonisti. Non dimenticando però che la Targa, per il ritmo delle sue insidie, è stata spesso una lotteria, capace di ribaltare le certezze apparenti. Anche in quella edizione sarà così!

Dopo poche centinaia di chilometri ecco infatti arrivare i primi colpi di scena. Abbandona Ascari, con la sua Maserati, per uscita di strada. Stessa sorte per la coppia Cortese-Righetti, con la loro Ferrari, per guai all’alimentazione. Conduce le danze l’esperto Villoresi, seguito da Biondetti. Quest’ultimo, con una grintosa “rossa”, si lancia in una grande rimonta. Aiutato dalla scorrevolezza dei tratti intermedi e da noie alla trasmissione dell’auto capofila, recupera la testa della classifica.

Villoresi passa adesso alle sue spalle. Ma a Messina i problemi sempre più gravi accusati dalla Maserati superstite, costringono il pilota del tridente a un mesto abbandono. In seconda e terza posizione si inseriscono le due Cisitalia di Taruffi-Rabbia e Macchieraldo-Savio. Sarà così fino alla fine. La Ferrari, con Biondetti, coglie un prestigioso obiettivo, vincendo alla prima partecipazione alla Targa. Un risultato di grande valore simbolico, che unisce nel successo due nomi importanti. E’ l’inizio del felice connubio fra le creature del Commendatore e la corsa di don Vincenzo Florio. Protagonista dell’impresa è una splendida “rossa”.

Ferrari 166 S/C 1948

Deriva dalla 166 Corsa ed è una barchetta nitida e senza leziosità stilistiche. La sua linea, semplice e priva di fronzoli, vuole essere razionale, come si conviene ad una creatura nata per badare al sodo. Il cuore del problema è quello di reperire risorse da destinare all’attività sportiva, per mantenere alto il livello di competitività preteso dal Commendatore.

Ecco allora l’idea di sfruttare la produzione commerciale per alimentare il budget necessario ad affrontare gli impegni agonistici. Una scelta storica importante, che consentirà all’azienda emiliana di sopravvivere e di diventare famosa a livello mondiale, grazie ai trionfi a raffica conseguiti in diverse aree del globo. Tale approccio filosofico diventerà metodo corrente negli anni successivi, esaltando la bontà dell’idea scaturita dal vulcanico cervello di Enzo Ferrari.

Pur essendo maggiormente votata all’uso stradale, la 166 S (Sport) si dimostra efficace sui campi di gara, tracciando un solco felice ripercorso da tante splendide “rosse” nate in epoca posteriore, che contribuiranno ad accrescere il mito del “cavallino rampante”. L’anima di questo modello è un 12 cilindri a V di due litri, capace di sviluppare la considerevole potenza di 110 Cv a 6000 giri al minuto.

Con una simile dotazione energetica si appropria di un universo prestazionale degno del marchio di cui si fregia. Grazie all’impiego della lamiera di alluminio per la carrozzeria, il peso si attesta sugli 800 kg, assicurando soddisfacenti livelli di brio. I freni a tamburo svolgono bene il loro lavoro, garantendo un discreto mordente. Prodotta in due soli esemplari, la nuova nata sviluppa una potenza sensibilmente inferiore alla versione Corsa (nella foto a colori), mentre il peso è più elevato di alcuni quintali.

Ai nastri di partenza della Targa Florio del 1948, disputata sulle strade del Giro di Sicilia, si presenta anche una 166 S, in mezzo ad un nugolo di 166 C, assillate da inconvenienti tecnici. La Sport, salda e resistente, conquista la vittoria con Biondetti e Troubetzkoy. L’avventura prosegue con la partecipazione di due S alla Mille Miglia, una delle quali in allestimento coupé Allemano. Quest’ultima, disegnata da Bruno Ermete, sarà la prima granturismo chiusa della Casa di Maranello.

Proprio a lei toccherà il successo finale, con Biondetti davanti agli agguerriti avversari. La gara, in realtà, doveva essere vinta dal mitico Tazio Nuvolari, alla guida di uno spider 159 S (trasformato in 166 C). Ma la funambolica prova del “Mantovano Volante” venne interrotta da un banale problema di componentistica. La qualità della performance ha però concorso ad alimentare il mito del grande asso italiano. La versione Corsa della 166 si distingue per il passo corto e i parafanghi di stampo motociclistico. Il peso totale scende a 680 kg, mentre la potenza passa a 140 Cv.

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