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Lancia, pillole di storia di un marchio nobile

Pubblicato: 03 lug 2009 da Rosario Scelsi

stratos

Nel 1906, anno del primo volo riconosciuto, Vincenzo Lancia mise in piedi la fabbrica automobilistica che porta il suo nome. L’incendio scoppiato nei mesi successivi danneggiò pesantemente gli impianti, ma il giovane pilota (rampollo di una famiglia di industriali del comparto alimentare) non si abbandonò allo sconforto. Anche se la produzione venne sospesa, il recupero fu abbastanza rapido.

Già nel 1907 uscì dallo stabilimento l’Alpha di 2.5 litri, che stupì gli osservatori per l’alta potenza specifica, gli elevati regimi di rotazione e l’assale in acciaio scatolato. Poi fu il turno della più corposa Dialpha, seguita dalla Beta. In queste proposte si leggeva l’inclinazione aziendale per le scelte tecniche inedite, che hanno contribuito allo sviluppo dell’auto.

Uno spirito esplorativo non alimentato, almeno inizialmente, da un travaso di conoscenze provenienti dai campi di gara: il fondatore, infatti, non voleva che le sue creature partecipassero ufficialmente alle sfide sportive, perché l’obiettivo era quello di concentrare gli sforzi sulle vetture stradali.

Ma i privati avevano mano libera e Billy Knipper schierò un esemplare sperimentale nel Tiedmann Trophy del 1910, tagliando per primo il traguardo. Fra le peculiarità dell’insolito bolide spiccava l’accenno di carenatura sul cofano anteriore, utile ad agevolare lo scorrimento dei flussi. Ben diverso lo spirito della Theta ( 1913), pronta ad accattivarsi le simpatie con un discreto carico di innovazioni. Fra i suoi punti di forza la presenza di un nuovo sistema elettrico integrato, al debutto su scala europea.

Nel 1921 le luci dei riflettori furono tutte per la Trikappa, un modello elitario e di alta gamma spinto da un 8 cilindri con angolo stretto fra le bancate. Nessuno, fino ad allora, aveva fatto niente di simile. In quegli anni Lancia cominciava a rafforzare l’immagine di costruttore di auto signorili e mai eccessive, votate alla ricerca e al progresso tecnico.

La prova migliore di tale filosofia giunse nel 1922, con la rivoluzionaria Lambda, il cui apporto evolutivo fu davvero cospicuo, grazie alla scocca portante, alle sospensioni anteriori a ruote indipendenti e al tunnel della trasmissione dentro gli ingombri del pianale. Del suo corredo tecnico facevano parte anche il bagagliaio posto all’interno della struttura della scocca e l’adozione del primo 4 cilindri a V stretta.

In epoca posteriore (1931) entrarono in listino l’Artena e l’Astura, caratterizzate da una suggestiva solennità, rispettosa dello stile Lancia, fatto di classe ed eleganza. Erano questi i parametri guida dei progettisti, chiamati negli anni successivi a confrontarsi col mondo delle corse. Il primo approccio diretto all’universo agonistico risale al 1951, quando quattro Aurelia B21 assistite dalla casa dominarono la loro classe al Giro di Sicilia.

Alla Mille Miglia vennero schierate alcune Granturismo B20 coupé: una di esse, condotta da Giovanni Bracco, transitò al secondo posto sulla linea d’arrivo, dietro la Ferrari di Villoresi. Lo stesso pilota biellese, in coppia con Lurani, fece suo il successo di classe alla 24 Ore di Le Mans di quell’anno. Nel 1952 Bonetto vinse la Targa Florio, una delle gare su strada più gloriose di tutti i tempi.

Poi nella memoria si fissarono le imprese della splendida D24, il cui spessore agonistico è sintetizzato dal trionfo di Alberto Ascari alla Mille Miglia del 1954. Ancora più salde nei ricordi di tutti le eroiche prove di Sandro Munari, consegnate alla leggenda dello sport insieme alla Fulvia HF che le accompagnò. Questa vettura arricchì il palmares del marchio torinese, tracciando un sentiero poi percorso da altre creature che ne rilevarono lo spirito. In primis la Stratos, una delle auto più amate dagli appassionati di tutto il mondo.

Quel gioiello torinese, dalla linea avveniristica, era spinto dal 6 cilindri della Dino 246, che suonava in gara come un violino. Anche la trasmissione arrivava da Maranello. Il telaio monoscocca centrale in lega leggera, opportunamente rinforzato, garantiva una robustezza esemplare. Sul comportamento dinamico non c’è nulla da aggiungere, vista la forza espressiva dei risultati: nel 1974 e nei due anni successivi la Stratos vinse il Campionato del Mondo Rally.

Toccò alla 037 rinverdire i fasti della luminosa esperienza. Il suo 2 litri a quattro cilindri traeva energia da un compressore volumetrico sviluppato dall’Abarth. Lo chassis era estremamente semplice, mentre la carrozzeria profumava di Beta Montecarlo. In versione da gara colse numerose affermazioni, facendo suo il Mondiale Rally del 1983. A quella berlinetta a trazione posteriore fece seguito la Delta S4, che introdusse la trasmissione integrale nella produzione del marchio.

La sua tecnologia era d’avanguardia, anche rispetto alle altre belve del Gruppo B. Una delle caratteristiche più rilevanti era l’evoluto sistema di sovralimentazione con compressore volumetrico e turbocompressore, che dava foga al quattro cilindri in linea. Una scelta tecnica idonea a garantire un tiro pieno ed efficace a tutti i regimi. La sua carriera, iniziata nel 1985, terminò alla fine dell’anno successivo.

Poi il testimone passò alla Delta, che nelle diverse declinazioni (4WD, Integrale 8V, Integrale 16V e seguenti), vinse il Campionato Mondiale Rally per sei volte consecutive (dal 1987 al 1992), aggiungendo splendore a un cammino leggendario, i cui riflessi hanno marcato pure la pista. Basti pensare alle prove di forza della Beta Montecarlo Turbo che nel 1980 e 1981 conquistò il Campionato Mondiale Marche della categoria endurance. Più recenti le imprese della LC2, spinta da un propulsore Made in Maranello.

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18 commenti

Commenti dei lettori

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  • power powder

    03 lug 2009 - 10:48 - #1
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    che mezzo…….ieri sera ho avuto il coraggio di guardare bene la nuova delta…….è orrenda, se avessero rimesso sul mercato il modello vecchio ( quello vittorioso di mondiali rally a ripetizione) ne avrebbero sicuramente vendute di più !!!

  • Profilo di Teo 91

    Teo 91

    03 lug 2009 - 11:11 - #2
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    Tutti a paragonare la Delta nuova con la HF, Evoluzione…. Ma avete mai visto la Delta vecchia e basta?!?!? questa… http://www.italian-cars-club.com/documents/photos/lancia-delta/Lancia-Delta1.3_3.JPG
    Non mi sembra poi sto gran capolavoro… anzi…
    Dalla Delta poi ne hanno tirato fuori questo capolavoro http://users.telenet.be/HF_INTEGRALE/Lancia%20Delta%20Martini.jpg ma quella “normale” non è poi tanto poi così bella di quella attuale.
    Comunque la Stratos ti toglie il fiato…

  • Profilo di Teo 91

    Teo 91

    03 lug 2009 - 11:14 - #3
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  • giga

    03 lug 2009 - 11:57 - #4
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    la delta nuova è ancora più brutta della vecchia delta “normale”, addirittura come paraurti posteriore ha i fanali e il lunotto….basta una piccola toccata e sn azzi…

  • Chriz

    03 lug 2009 - 12:06 - #5
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    Io vorrei la Delta S4, troppo troppo bella e potente

  • mauro!!!!!!!

    03 lug 2009 - 12:20 - #6
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    Caro chriz sono innamorato della s4 almeno quanto te ma sul potente sono daccordo ma sul bello avrei qualcosa da ridire :-)

  • Profilo di mirkozidda

    mirkozidda

    03 lug 2009 - 12:37 - #7
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    non mi fate vedere queste foto, guardo cosa è ora la Lancia e mi viene la depressione…

  • power powder

    03 lug 2009 - 14:02 - #8
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    dopo aver visto le foto sono sempre più convinto che avrebbero guadagnato di più rimettendo sul mercato il modello vecchio dotato di catalizzatore. quella nuova non si può guardare !!

  • Profilo di meccanicamente

    meccanicamente

    03 lug 2009 - 14:12 - #9
    -1 punto
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    La Stratos comunque è di Bertone

  • Profilo di Pierz94

    Pierz94

    03 lug 2009 - 16:03 - #10
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    @1

    Guarda che verrà al deltina, e richiamerà alcuni tratti stilistici del deltone

    @2

    QUella che a te faceva schifo è stata auto dell’anno 1980

    COmunque secondo me la Lancia ha avuto una carriera più grande dell’alfa romeo… ammettiamolo, un palmares così l’alfa se la sogna.

  • agent provocateur

    03 lug 2009 - 16:10 - #11
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    ho rischiato di trovarmi nel box una fulvia montecarlo blu con cofani neri, per me è l’ultima lancia vera. il problema che si pongono i costruttori odierni (un pò tutti), a parte il fatto che non guardano indietro altrimenti avrebbero già smesso di far questo lavoro, è che se fabbricassero auto singolari, memorabili, o semplicemente belle, originali (impossibilissimo), o magari leggere e veloci (mai più), il problema è che si creerebbe un precedente per cui dopo bisognerebbe farle sempre migliori… sai che lavoro!!! (pensate al cappio che hanno al collo i designers fiat) oppure semplicemente la gente…. guardate la gente come va in giro… ora tutti col borsello a tracolla (penso che l’abbiano tutti vuoto) , è la gente che per comodità vuole uniformarsi e comprare solo cose che non si distacchino dalla conformità

  • Profilo di Teo 91

    Teo 91

    03 lug 2009 - 17:50 - #12
    0 punti
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    Lo so che è stata auto dell’anno ma le rivali erano la opel kadett e la peugeot 505…
    La mia comunque era una critica a tutti quelli che si ostinano a paragonare questa http://www.autospectator.com/cars/files/images/Lancia-Delta-Monte-Carlo.jpg a questa http://www.theautochannel.com/news/2006/09/28/023368.1-lg.jpg
    ciao

  • Dirk Pitt

    03 lug 2009 - 19:15 - #13
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    Quotone per Teo 91.
    Anche a me è capitato spesso di discutere sull’assurdo paragone fra la Delta attuale e la HF. Purtroppo predico nel deserto.
    Una volta ho parlato con un ragazzo talmente innamorato della Deltona che non sapeva nemmeno dell’esistenza della S4…
    Tornando in topic, magnifica auto la Stratos! ha un fascino che tante sportive di oggi nemmeno si sognano.

  • Profilo di mirkozidda

    mirkozidda

    03 lug 2009 - 21:14 - #14
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    Negli anni ‘70 creavi l’utilitaria in serie per la famiglia e poi le sportive per i veri appassionati che avevano forme e dimensioni da vere auto da corsa stradali, basta pensare alle Alpine, la stessa Stratos, le Fiat X1/9 ma anche le Beta Montecarlo per rimanere in ambito italiano. Oggi purtroppo non vedo più modelli del genere, non dico innovativi perchè ormai con i computer che fanno il 90 percento del lavoro è stato scoperto il possibile, ma proprio vetture sportive come quelle sopra citate per i giovani e non per chi ha euro da buttare. Chi è ragazzo si butta sulla 600 sporting, la GPunto Abarth, la 500 Abarth o la Mito, vetture potenti ma pesantissime che nonostante la tecnologia non danno certo le emozioni di guida di vetture bassissime tanto da sentire l’asfalto sotto il tuo sedere..

  • Profilo di LordMarkus

    LordMarkus

    03 lug 2009 - 22:51 - #15
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    Boh, a me la Delta nuova, paragoni o non paragoni con quella nuova, non piace proprio per nulla…

    Per non parlare della condizione attuale della gamma Lancia…. da strapparsi i capelli a ripensare al passato…

  • Gattopazzo80

    04 lug 2009 - 13:23 - #16
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    Quoto lord markus

    Il paragone con la vecchia delta, personalmente, non si riferisce tanto alla versione stradale quanto al fatto che da quella è stato comunque possibile tirare fuori QUELL’ALTRA mentre da questa si può (e soprattutto NON si vuole) tirare fuori…. cosa?

  • der ring meister

    04 lug 2009 - 21:37 - #17
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    @10
    Ma che vaneggi?La Lancia un palmares superiore all’Alfa Romeo?

  • Lanciadiunavolta

    14 mag 2010 - 09:04 - #18
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    l’Alfa Romeo, per quanto sia una marchio sportivo di prestigio, non può raggiungere (nemmeno avvicinare) le vittorie ottenute dalla Lancia nel settore sportivo

    stratos, 037, fulvia, s4, delta, montecarlo, sono solo esempi di stile e sportività che Alfa non ha mai avuto.

    gli investimenti errati dei dirigenti Fiat hanno distrutto Lancia e non fatto decollare Alfa. stop.

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