Ferrari, storia F1: il successo di Peter Collins al GP Belgio 1959

La data odierna ci consente di celebrare il ricordo della vittoria conseguita dalla Ferrari nel Gran Premio del Belgio di Formula 1 del 1959. Peter Collins condusse alla gloria la D50.

Peter Collins

Il 3 giugno 1956 si corse a Spa-Francorchamp il Gran Premio del Belgio di Formula 1. Quella gara consegnò a Peter Collins il primo dei tre successi in carriera, tutti conseguiti al volante di una Ferrari. Il pilota britannico, scomparso in Germania nel mese di agosto del 1958, condusse alla vittoria la D50, sulla splendida pista delle Ardenne.

In qualifica il primato era stato guadagnato dall’identica “rossa” di Juan Manuel Fangio, autentico dominatore del sabato, grazie a una pole che aveva spento le speranze dei rivali. Basti dire che Stirling Moss, finito in piazza d’onore con la sua Maserati, pagava un ritardo di 4”9 sul crono di riferimento.

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Terzo posto in griglia per Collins, che si rifece in gara, centrando il primo sigillo della sua carriera. Ecco la cronaca della gara fatta oggi dal sito ufficiale della Ferrari:

Al via, sul bagnato, Fangio, atteso dominatore, fece pattinare le ruote e perse subito cinque posizioni. Entro il terzo giro di gara, tuttavia, l’argentino era già tornato al comando e iniziò ad allungare sugli avversari. Alle sue spalle c’era il compagno di squadra Collins.

Moss perse una ruota della sua Maserati e fu costretto a prendere la vettura del compagno Cesare Perdisa perdendo tempo prezioso, mentre Castellotti venne tradito dalla trasmissione.
Al 23° dei 36 giri di gara a cedere fu la vettura di Fangio che si fermò, pure lui, con un guasto alla trasmissione. Al comando si ritrovò così Peter Collins mentre da dietro risalì brillantemente Paul Frere, pilota gentiluomo di professione giornalista.

Collins vinse il primo Gran Premio della carriera, il 22° della Ferrari (alla tredicesima doppietta), mentre Frere salì per la prima, ed unica, volta sul podio. Il terzo gradino andò a Stirling Moss.

Protagonista del successo “rosso” fu la Ferrari D50. Questa vettura derivava da un progetto Lancia del 1954. La Scuderia del “cavallino rampante” intervenne sul modello, perfezionandone l'insieme ed adattandolo alla filosofia di casa, con modifiche curate dallo staff tecnico interno (guidato da Bellentani e Fraschetti), ben coadiuvato da un prezioso consulente, Vittorio Jano, in forza a Maranello per l’occasione.

Tra i cambiamenti più evidenti, l’arretramento al posteriore del serbatoio (prima sdoppiato e laterale) e la sostituzione degli ammortizzatori telescopici delle origini con degli Haudoille, più cari alla costruzione Ferrari. A condurre la “D50” alla conquista del Mondiale del 1956 fu il mitico Fangio che, per l’ennesima volta, dimostrò sul campo il suo invidiabile fiuto nella scelta delle auto vincenti.

Ad aiutarlo nell'impresa le maglie larghe di un regolamento permissivo che gli consentì di usufruire in ben tre occasioni delle identiche monoposto di Musso e di Collins, in sostituzione della sua “zoppicante” vettura da corsa. Il telaio della “D50”, a struttura tubolare, supportava un motore aspirato a 8 cilindri a V di 90°, disposto anteriormente in posizione arretrata, con cilindrata di 2486 cc. La potenza erogata da questa corposa unità era di 265 cv, sviluppati al regime di 8000 giri/min. L’alimentazione avveniva mediante quattro carburatori doppio corpo Solex, mentre una distribuzione bialbero a camme in testa azionava le due valvole per cilindro.

Il cambio, di tipo trasversale a 5 rapporti più RM, era posto al retrotreno in blocco con il differenziale autobloccante ZF. Classica l’architettura delle sospensioni, anteriori a ruote in-dipendenti e posteriori a ponte De Dion. La carrozzeria era in alluminio. Il peso del bolide, dotato di un serbatoio da 190 litri, si fissava a quota 640 Kg. Ottima la distribuzione dei pesi, in virtù del valido posizionamento del motore e del cambio. La “D50” fu una vettura efficace e i risultati conseguiti lo testimoniano.

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