Storia Ferrari: il successo di Ickx e Redman all'Osterreichring con la 312 PB

Nell’universo agonistico ci sono appuntamenti che hanno lasciato il segno, come le gare classiche dell’endurance. Oggi facciamo un salto indietro nel tempo, spostandoci in Austria.

Ferrari 312PB in action

Per la ricorrenza delle date celebriamo il ricordo della vittoria conseguita dalla Ferrari alla 1000 Chilometri dell’Osterreichring, il 25 giugno del 1972.

Gli onori della gloria, in quella circostanza, andarono a due nomi grossi del motorsport: Jacky Ickx e Brian Redman, che salirono sul gradino più alto del podio, al termine di una gara in cui gestirono al meglio la loro Ferrari 312 PB.

Quarto posto finale per un’altra “rossa” dello stesso tipo, condotta in pista dai grandi Arturo Merzario e Sandro Munari, che vinsero nella stagione la mitica Targa Florio. Ecco il ricordo della gara di Osterreichring sul sito ufficiale del “cavallino rampante”:

Nella gara, valida per il campionato mondiale Sport, la Ferrari era presente con quattro 312 PB ufficiali. In qualifica ad ottenere la pole position fu la Mirage del britannico Derek Bell e dell’olandese Gijs Van Lennep mentre le rosse si piazzarono dal terzo al sesto posto, superate anche dalla Lola del francese Gerard Larrousse e del britannico Vic Elford.

Targa Florio 1972: un successo Ferrari indimenticabile

In gara, tuttavia, né la Mirage né la Lola risultarono affidabili finendo entrambe per essere costrette al ritiro a causa dell’iniezione. La pratica per il successo divenne così un affare interno alla Scuderia Ferrari.

Al termine della corsa ad avere la meglio furono il belga Jacky Ickx e il britannico Brian Redman, con la vettura numero 1, che completarono i 170 giri del percorso di 5,9 chilometri in 4h58’46”280 alla media di 201,920 km/h. I due ottennero anche il giro più veloce della corsa e precedettero di un giro la vettura numero 3 del brasiliano Carlos Pace e dell’austriaco Helmut Marko e di quattro l’auto numero 2 dell’australiano Tim Schenken e dello svedese Ronnie Peterson.

A completare la festa Ferrari ci fu il quarto posto della vettura numero 4, affidata agli italiani Arturo Merzario e Sandro Munari, giunta a sei giri dai vincitori.

Giusto, a questo punto, ricordare la vettura protagonista di quella vittoria, in una stagione gloriosa come poche altre.

Ferrari 312 PB

E' una vettura eclettica e versatile, spinta da un affidabile propulsore di Formula Uno (quello della 312 B2) opportunamente adattato. Si può dire che sotto l'abito si nasconda una monoposto da Gran Premio. Anche il cambio e le sospensioni sono mutuate dai bolidi a ruote scoperte. Sfrutta le conoscenze tecniche ed aerodinamiche acquisite coi prototipi precedenti, in particolare con la 512.

Il suo vero nome è 312 P, ma l'esigenza di distinguerla dal modello nato nel 1969 e caratterizzato dalla stessa denominazione, spinge alcuni cronisti ad aggiungere la lettera B di boxer alla sigla, così impropriamente storpiata in P/B. Ostenta una linea rabbiosa ed eccitante, densa di forte vitalità agonistica. Sembra la lama di un rasoio ed è una bella Sport. I tratti spigolosi enfatizzano la sua grinta.

E' un'auto rigorosa e ben curata nella sua semplicità funzionale, che ne rappresenta uno dei tanti pregi. Il motore centrale da 3 litri (a V di 180°) esprime un'ottima coppia motrice. Sviluppa la straordinaria potenza di 450 Cv a 11.200 giri al minuto. Il suo baricentro basso convince Forghieri ad impiegarlo sui campi di gara.

La 312 effonde una straordinaria musicalità meccanica, frutto della deliziosa orchestra a 12 cilindri contrapposti che ne anima l'azione. Fra i punti di forza dello chassis spicca l'elevata robustezza strutturale. La forsennata corsa del prototipo è rallentata da vigorosi dischi autoventilanti, capaci di svolgere egregiamente il loro lavoro.

I quattro serbatoi, che accolgono 120 litri di carburante, abbracciano pericolosamente l'abitacolo, con grave pregiudizio per la sicurezza attiva e passiva. La vettura, che vanta delle dimensioni compatte, gode di un peso ridotto, grazie al lavoro svolto per il suo contenimento. Sarà prodotta in 14 esemplari. Questa barchetta aderisce alle nuove disposizioni della Commissione Internazionale che, a partire dal 1972, vuole come protagoniste del Campionato Marche le sole Sport da 3 litri.

E' un'auto maneggevole e facile da guidare, che vanta una fantastica tenuta di strada. Il suo debutto avviene alla 1000 km di Buenos Aires del 1971, dove coglie un ottimo secondo posto in qualifica, ad appena 4 centesimi dalle grosse Porsche 917, che in gara sfida senza timori reverenziali. Ma la prova sarà listata a lutto dal drammatico incidente accorso al povero Ignazio Giunti. Varie magagne segneranno la sua tabella di marcia nell'arco dell'anno.

La creatura del "cavallino rampante" è costretta al ritiro, spesso quando conduce le danze, magari dopo aver dominato anche le qualifiche. Nonostante le avversità, riesce a mettersi in luce in quei contesti dove prevalgono tenuta e maneggevolezza. La tribolata stagione si chiude con una doppietta alla 9 Ore di Kyalami, con Regazzoni e Redman davanti a Ickx e Andretti.

E' il preludio di una nuova fase all'insegna della gloria. Il fulgore arriva infatti nel 1972, quando le 312 faranno incetta di successi. La "rossa" non accusa più i problemi di gioventù, ed è un'arma collaudata e robusta. Oltretutto migliorata nel telaio e nell'aerodinamica. In gara non ci sono più i prototipi da 5 litri, esclusi dal nuovo capitolato sportivo.

Il bolide di Maranello fa suo un incredibile en-plein, conquistando tutte le gare alle quali partecipa. Dodici vittorie su 12 prove disputate, 10 delle quali valide per il Mondiale. Spesso sono splendide doppiette. Ancora più vistoso il dominio alla 1000 Km di Zeltweg, in Austria, dove riesce ad occupare le prime quattro posizioni nella classifica finale.

Per la Ferrari è la conquista dell'ennesimo Trofeo Costruttori, il tredicesimo della ricca carriera. L'auto emiliana continuerà a correre nel 1973, vincendo a Monza e al Nurburgring. Ma il congedo ufficiale della Casa dalle gare di durata, che tanto lustro hanno dato alla sua nobile storia, è ormai alle porte.

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