
Sembra che la Volkswagen stia valutando l’ingresso nel Circus come fornitore di motori, in un futuro non troppo lontano. Lo ammette Hans-Joachin Stuck, responsabile dell’attività sportiva del gruppo tedesco, che dice: “Se sei il più grande costruttore del mondo è naturale pensarci. Ma non prima del 2012“. La Formula 1, nonostante gli scandali degli ultimi anni, resta infatti la vetrina migliore dello sport automobilistico. Il Circus esprime il valore di una sfida estrema, in un quadro di enorme visibilità mediatica. Ecco perché suscita sempre un forte interesse.
Gli abbandoni sono stati il frutto della crisi economica o dei pessimi risultati, non certo dalla scarsa copertura della disciplina. Questo a dispetto di sciagurate scelte, i cui effetti non hanno pregiudicato in modo irreversibile lo scenario. Certo, lo share è in calo, ma non al punto da cambiare l’appeal della serie: chi vuol promuovere la propria immagine continua a guardare con interesse al canale dei Gran Premi. In fondo è qui che si ha il maggior seguito su scala mondiale.
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Ari Vatanen, battuto da Jean Todt nella sfida per la poltrona di comando della Fia, torna a criticare la gestione di Max Mosley. Secondo l’ex campione del mondo rally, il presidente uscente della federazione avrebbe delle significative responsabilità sul ritiro dal Circus di gruppi forti come Honda, Bmw, Bridgestone e Toyota.
L’asso finlandese crede che all’origine delle più recenti uscite di scena non ci sia soltanto la crisi economica. Anzi, la congiuntura internazionale avrebbe avuto, a suo dire, un peso molto relativo sulla decisione di staccare la spina. Questo perché le grandi imprese, anche nei momenti difficili, non rinunciano alle azioni di marketing, specie in un palcoscenico mondiale come il Circus.
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Sembra una parodia di “Dieci piccoli indiani”, il romanzo di Agatha Christie pubblicato per la prima volta in Inghilterra nel lontano 1939, ma la realtà è decisamente più seria. La Formula 1 continua a perdere pezzi importanti: in dodici mesi hanno annunciato il ritiro la Honda, la Bmw, la Bridgestone e, stamattina, la Toyota.
In cambio, per così dire, sono arrivate la Manor, la Lotus (il nome, solo quello, perché del team di Colin Chapman, Jim Clark e Ayrton Senna, tanto per citarne alcuni, non c’è poi molto altro), la USF1 e la Campos Meta. Dite che sia la stessa cosa? Basta essere in molti seduti a tavola? Mica tanto. Poi bisognerà vedere se l’anno prossimo in Bahrain la griglia di partenza della prima gara sarà così piena e quanti arriveranno alla fine dell’anno.
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In questo scorcio di campionato, il mercato piloti comincia a guadagnare le luci dei riflettori. Anche se l’interesse mediatico è tutto per l’eventuale passaggio di Fernando Alonso alla Ferrari, al posto di Kimi Raikkonen, sono tanti gli spunti di riflessione sul futuro. Ad alimentare il dibattito delle ultime ore c’è l’improbabile rinnovo del contratto fra Jarno Trulli e la Toyota. Lo dice candidamente John Howett, boss del team giapponese: “Le parti sono troppo lontane“. Una frase che lascia intendere una divergenza economica nella trattativa.
Ma Trulli respinge l’idea che il suo ingaggio sia all’origine delle distanze: “I soldi non sono mai stati un problema. Capisco la posizione del team su molte cose. Al momento c’è una forte riduzione dei costi. Credo che i piloti debbano fare la loro parte e sono più che felice di recitare la mia. Per me questa non è solo una squadra, ma una famiglia. Capisco il bisogno di salvare il team e le persone che ci lavorano. Un taglio al budget e, quindi, allo stipendio che prendo, non è un problema. Ma ho bisogno di sapere cosa vuole il management“.
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Non c’è crisi economica che tenga. Quando si parla di Trento-Bondone i piloti si mettono una mano sul cuore e rispondono presente. “Anche quest’anno, infatti - ha ricordato il presidente della Scuderia Trentina Fiorenzo Dalmeri in occasione della conferenza stampa di presentazione della 59ª edizione - abbiamo raggiunto la quota massima di iscrizioni (280), una dimostrazione di attaccamento a questa manifestazione“.
Quest’anno non sarà al via Lionel Regal, vincitore delle ultime due edizioni, dato che nel 2009 ha rinunciato al Campionato Europeo dopo averlo dominato ininterrottamente dal 2004 al 2008, ma ci saranno comunque tutti i big del Campionato Italiano, particolarmente avvincente nel 2009.
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Abbiamo visto ieri come l’area di Floriopoli, dove sorgono le famose tribune della Targa Florio, sia stata acquistata dalla Provincia Regionale di Palermo, grazie alla passione degli sportivi locali e di Giovanni Avanti, presidente dell’ente che ha completato l’operazione.
L’intervento preserva la gloriosa struttura da possibili interventi che ne avrebbero compromesso il valore storico e culturale. Adesso, però, occorre una vigorosa azione di rilancio. Per conoscere l’intricata vicenda del sito, prima della felice soluzione delle ultime ore, ci affidiamo alle parole di Raffaello Brullo, editore del sito “Latargaflorio.it“. Buona lettura.
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Per quanto la crisi economica pare si stia, almeno un poco, stemperando la realtà è che i suoi effetti paiono ancora ben lontani dal finire. Un triste esempio è la notizia apparsa oggi su Autoblog.it che riporta un comunicato stampa - diramato oggi - della Vauxhall nel quale si annuncia l’abbandono del BTCC, il campionato turismo inglese.
Un addio che arriverà a fine 2009, e motivato da due inderogabili stagioni: la crisi economica appunto, e la pressoché totale assenza di competitori supportati da case automobilistiche in maniera ufficiale, situazione che riflette del resto quella di categorie internazionali ben più titolate, a partire dal FIA WRC.
Nel farlo non viene comunque negato un piccolo spiraglio, in quanto la Casa non parla di un’uscita definitiva dalla serie, lasciando quindi aperta la possibilità ad un ritorno, magari tra qualche anno.

E’ brutto e fin quasi triste da dire, ma la incredibile vittoria di questa domenica in questo caso non è servita a nulla: esattamente il giorno dopo la grande festa, ieri quindi, la Brawn Gp ha annunciato 270 licenziamenti nel suo team. Una decisione drastica e già programmata in quando necessaria, ma che inevitabilmente suona come una beffa arrivando proprio il giorno dopo la gara che ha consacrato a livello mondiale una scuderia sull’orlo del baratro.
Ma prima di “scandalizzarsi” c’è da guardare in faccia la realtà. E se i risultati sportivi possono essere sorprendenti, quelli economici no: il progetto di Ross Brawn prevedeva fin dall’inizio una gestione meno faraonica dell’ex team Honda e quindi nel progetto presentato alle banche per i vari prestiti necessari all’acquisizione della scuderia c’erano già sostanziosi tagli, come quello di dimezzare i dipendenti.
E poichè la parola era stata data, ad oggi la decisione dei tagli non era di certo modificabile, vittoria o non vittoria, anche se questa situazione pesa (e molto) anche alla Brawn, come racconta Nick Fry: “E’ molto spiacevole doverlo fare, ma dipende dal mutamento delle regole tecniche perché siamo circa 700 al momento e abbiamo parlato con lo staff di scendere a 430“.
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Parte con nuovi spunti di interesse, diverse polemiche e grandi interrogativi la stagione di Formula Uno 2009. La fase di preparazione è stata segnata dalle radicali modifiche ai regolamenti, che hanno spinto alcuni tecnici verso soluzioni sul filo della legalità, contestate dai rivali. Molto complessa la gestazione del Kers, come pure la dialettica fra la Fota e la Fia, la cui telenevela di sgambetti e veleni sembra non voler finire.
Tutto questo in un quadro di crisi economica che si è fatta sentire pesantemente nel Circus, con vittime illustri come la Honda. Dalle sue ceneri è nata la Brawn GP, il cui prodotto ha gettato scompiglio nell’ambiente per la qualità delle prestazioni espresse. In molti contestano il suo estrattore, lasciando profilare ulteriori diatribe.
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Nuove regole imposte a pochi giorni dal via, polemiche, mal contenti. La FIA da una parte e la Fota dall’altra, senza che ci sia mai un vero dialogo e soprattutto la voglia di costruire insieme: è questa la paradossale situazione che la Formula 1 sta vivendo, nonostante un lungo inverno a parlare di miure anti crisi economica e della voglia di migliorare insieme il circus.
Ma alle alte sfere del potere sembra che non ci sia in realtà alcuna voglia al dialogo, e le ultime incredibili modifiche regolamentari decise dal Consiglio Mondiale sono arrivate come un fulmine a ciel sereno con il rischio di rompere definitivmente i già poco solidi equilibri di questi tempi nella massima serie dell’automobilismo.
Con conseguenze che potrebbero essere molto pesanti. Ed a riguardo è uscito sul Sole24ore nella sezione Sport un articolo molto interessante, che mette in luce una situazione tutt’altro che positiva. Articolo che vi riproponiamo integralmente qui di seguito e che vi invitiamo a leggere e commentare. Ma anche a giudicare nel nostro sondaggio.
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