Ecco uno splendido video che racconta Enzo Ferrari, attraverso i ricordi della gente e degli operai di Maranello. Nel breve cortometraggio si possono ascoltare le testimonianze di chi, in un modo o nell’altro, ha legato la sua vita al Commendatore. Inutile aggiungere altro, meglio dunque iniziare a guardare il filmato. Buona visione.
Si svolgerà dal 15 al 18 settembre la 21ª edizione del Gran Premio Nuvolari, raduno internazionale di auto classiche organizzato dalla Scuderia Mantova Corse in collaborazione col Museo “Tazio Nuvolari” e l’Automobile Club di Mantova, che unisce storia, cultura, sport e bellezza.
Ai nastri di partenza sono attesi molti equipaggi, provenienti da tutto il mondo, pronti ad affrontare un percorso che toccherà posti ricchi di fascino, secondo la confermata formula dei “due mari” (Tirreno e Adriatico), con tappe a Pisa e Rimini. Al solito, partenza e arrivo da Mantova e transito per Parma, Livorno, Siena, Arezzo, Ravenna e Ferrara, sfilando nei suggestivi centri storici.
Sarà una vibrante sensazione veder scorrere per la prima volta la carovana di gioielli d’epoca da Viareggio, San Marino e Castel d’Ario, paese natale del mitico Tazio. Un percorso che consolida la reputazione del Gran Premio Nuvolari, già conosciuto come la seconda competizione di regolarità al mondo per numero di equipaggi e chilometri percorsi e prima per difficoltà tecniche e numero di prove cronometrate.
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L’amico Giuseppe Palozzi, che ringraziamo, ci delizia con queste splendide foto della Mille Miglia 2011, mitica gara che continua a svolgersi con la formula della regolarità turistica. Riferendosi alla sfida delle origini, Enzo Ferrari l’aveva descritta come “la corsa più bella del mondo”. Questo, insieme alla qualità dell’organizzazione e al fascino degli itinerari, rende esclusiva la sua rievocazione.
Ogni anno gli appassionati di tutto il mondo subiscono l’incanto dell’evento che, in forma diversa, continua una tradizione nobile dell’automobilismo sportivo. La Freccia Rossa del 2010 aveva visto prevalere Giuliano Cané fra le classiche (su Bmw 328 Mille Miglia Coupé) e Leonardo Giardina tra le Ferrari del Tribute to 1000 Miglia (su 360 Modena F1). Quest’anno si è imposto Giordano Mozzi, su Aston Martin Le Mans del 1933, mentre tra le “rosse” il gradino più alto del podio è andato a Gino Verghini, su 512 TR.
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“Sono note le mie simpatie per Michele Alboreto. E’ un giovane che guida tanto bene, con pochi errori. E’ veloce, di bello stile: doti che mi rammentano Wolfgang von Trips, al quale Alboreto somiglia anche nel tratto educato e serio“. Queste alcune frasi del profilo che Enzo Ferrari, nel libro “Piloti, che gente…”, ha fatto del professionista milanese, vicecampione del mondo di Formula 1 nel 1985 e vincitore, tra le altre, della 24 Ore di Le Mans del 1997 e della 12 Ore di Sebring del 2001.
Modello di prestazioni, stile e umanità, il suo ricordo è sempre vivo nel cuore degli appassionati, che hanno pianto la sua scomparsa, avvenuta sul circuito di Lausitzring nel 2001, durante una sessione di collaudo con la nuova Audi R8 Sport. Ora, a dieci anni dal tragico evento, il Comune di Rozzano (MI) rende omaggio al pilota gentiluomo, con un’iniziativa davvero lodevole.
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In tanti concordano con l’affermazione di Enzo Ferrari, che l’aveva descritta come “la corsa più bella del mondo”. Questo, insieme alla qualità dell’organizzazione e al fascino degli itinerari, basta ed avanza per rendere esclusiva la sua rievocazione. Stiamo parlando della Mille Miglia, che continua a svolgersi con la formula della regolarità.
Ancora oggi gli appassionati di tutto il mondo subiscono l’incanto dell’evento che, in forma diversa, continua una tradizione che ha scritto alcune delle pagine più belle dell’automobilismo sportivo. Impossibile narrare le gesta eroiche che hanno decretato il successo della sfida: il rischio sarebbe quello di dimenticarne alcuni, facendo torto a tanti altri.
La Mille Miglia è stata una corsa di lunga distanza, disputata su strade aperte al traffico per ventiquattro volte, dal 1927 al 1957 (13 edizioni prima della seconda guerra mondiale e 11 dopo il 1947). Poi la fine della parentesi agonistica, per l’incidente che costò la vita al pilota spagnolo Alfonso de Portago, al suo navigatore e a nove spettatori. Il nome racconta lo sviluppo lineare del percorso, da Brescia a Roma e ritorno, secondo un’unità di misura che non fa parte del Sistema Internazionale.
Marco Ballardini, che ringraziamo, ci fornisce una serie di foto molto gradevoli sulla tappa della GP2 Asia Series che si è svolta lo scorso weekend a Imola. L’appuntamento all’autodromo “Enzo e Dino Ferrari” ha assegnato il titolo della specialità al pilota francese Romain Grosjean.
Positiva l’accoglienza del pubblico, con 15 mila spettatori presenti nell’arco dei tre giorni, per assistere alle performance di piloti e mezzi di questa categoria, che potrebbe mettere in luce dei nuovi talenti per la Formula 1 dei prossimi anni. In attesa di scoprirli, vi auguriamo una buona visione.
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Oggi gustiamo le linee, il rombo e le impressioni onboard della Dino 246 GT, una creatura dedicata al figlio di Enzo Ferrari che, nel 1969, prese il posto della Dino 206 GT. Dalla sigla numerica si colgono alcuni dei suoi elementi caratteristici: la cubatura di 2.4 litri e l’uso di un propulsore a 6 cilindri. La vettura nacque con l’obiettivo di intercettare nuovi e più vasti segmenti di clientela.
Per riuscirci sfruttava un prezzo di listino meno impegnativo e l’intrigante disposizione posteriore centrale del motore che, con il suo carico di novità, creò interesse attorno alla nuova creatura. La Dino è stata infatti la prima stradale uscita dai cancelli di Maranello a distinguersi per questa architettura tecnica. La sua linea, morbida e ondulata, esprime ancora oggi un grande carattere.
Firmata da Pininfarina, divenne presto un must, una pietra miliare imprescindibile per gli sviluppi successivi di tutta la produzione Ferrari. Le pinne alle spalle dell’abitacolo, che si raccordano dolcemente alla coda, si elevarono a nota estetica di tanti modelli nati dopo di lei. Anche le luci posteriori sdoppiate ebbero lo stesso destino. Questo piccolo grande gioiello, dal fascino ammaliante, godeva della spinta di 195 cavalli, chiamati a muovere sportivamente un corpo vettura pesante 1080 kg.
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E’ morto a Bruxelles il grande Jacques Swaters, personaggio molto noto agli appassionati del “cavallino rampante”. Aveva 84 anni, in gran parte dedicati all’automobilismo e alla Ferrari. Voleva fare l’avvocato, ma l’amore per le corse gli fece preferire l’abitacolo dei bolidi a quattro ruote, con buoni risultati nel mondo dell’endurance.
Il suo nome si lega ad alcune delle più blasonate scuderie belghe, su tutte la mitica Ecurie Francorchamps. Molti lo ricordano per essere stato uno dei più grandi concessionari esteri delle opere di Maranello, insieme a Charles Pozzi in Francia, Luigi Chinetti negli Usa e al colonnello Hoare nel Regno Unito. Suo il “Garage Francorchamps”, con cui ha importato per anni le “rosse”.
L’intesa con la casa italiana giunse al sigillo nel 1953 quando, alla vigilia del Salone di Bruxelles, un problema impedì al direttore commerciale Gerolamo Gardini di presenziare all’evento, dove aveva inviato una vettura. Swaters fu chiamato da lui a rappresentare il marchio. Nell’occasione venne siglato un accordo per la nascita di un punto vendita in Belgio. Quello con Maranello fu un rapporto felice, testimoniato dalla sincera amicizia con Enzo Ferrari. Ora i due torneranno a vedersi in cielo.
Via | Italiaracing.net
Ci siamo già occupati della Ferrari 246 F1, ultima monoposto del “cavallino rampante” ad essere spinta da un propulsore collocato anteriormente. Oggi torniamo su questo bolide da corsa con un breve ma emozionante video, che rende omaggio a un modello nato per sposare l’architettura dei “buoi dietro il carro”, non proprio gradita ad Enzo Ferrari.
Era una monoposto con telaio a struttura tubolare, rallentata da freni a tamburo sulle quattro ruote, che nel corso dello sviluppo, cedettero il posto ai dischi sull’asse anteriore. La spinta era assicurata da un 6 cilindri a V di 65°, con 280 cavalli all’attivo. Tanta regolarità e una sola vittoria, conseguita a Reims, consentirono a Mike Hawthorn di conquistare il Campionato del Mondo del 1958.
Questo video in pista, girato a Grobnik, vicino a Rijeka (Croazia), ci permette di ricordare un’auto progettata per stupire il mondo da un team di tecnici degni del premio Nobel. La Ferrari Enzo è l’espressione tangibile della capacità tecnologica dell’azienda che ha saputo interpretare meglio i sogni degli appassionati.
Vero concentrato di finezze progettuali, attinte a piene mani dai bolidi “rossi”che dominano la massima Formula, questa creatura del “cavallino rampante” è una vera gioia dei sensi. Efficienza è la sua ragion d’essere e tutti gli studi sono stati orientati allo scopo. Il risultato è un missile da oltre 350 km/h, che accellera meglio di un jet militare. L’impianto frenante, in materiale carboceramico, sarebbe sufficiente a fermare in pochi metri anche un treno lanciato alla massima velocità.
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