Aveva vinto la 500 Miglia di Indianapolis del centenario, guadagnando la gloria in un finale rocambolesco. Nella stessa gara si era imposto nel 2005, quando aveva inciso per la prima volta il suo nome nell’albo d’oro della classica sfida americana, dopo che fra i drivers britannici l’unico ad essere riuscito nell’impresa era stato Graham Hill.
La sua passione gli ha regalato molte gioie, ma ieri è andata in modo diverso per Dan Whelson. Il pilota inglese, nato a Emberton il 22 giugno 1978, non ha superato le gravi ferite riportate nell’incidente del dodicesimo giro sull’ovale di Las Vegas, quando è rimasto coinvolto in una terribile carambola durante l’appuntamento più recente della IndyCar. Per lui non c’è stato nulla da fare.
Wheldon era stato invitato dagli organizzatori e la sua presenza aveva suscitato ammirazione. Nel palmares di questo protagonista dello sport c’erano anche i successi nella Indy Racing League e nella 24 Ore di Daytona. Ora, a 33 anni, è passato a vita migliore. Riposi in pace!
Via | Italiaracing.net
Su Youtube abbiamo trovato un video sul circuito del Nurburgring, che ci permette di vivere le emozioni del tracciato tedesco sulla Mercedes W125, costruita nel 1937 dalla casa di Stoccarda. L’auto è condotta dal pilota Hermann Lang, che corse in Formula 1 nelle stagioni 1953-1954 con la Maserati e la Mercedes.
Il filmato è commentato da Graham Hill, vincitore di due titoli iridati nel Circus, con la Brm nel 1962 e con la Lotus nel 1968. La monoposto del servizio prese forma nel nuovo reparto corse della stella, con l’apporto di Max Sailer, Rudolf Uhlenhaut, Max Wagner ed Albert Heess.
Aveva un telaio tubolare in lega di nichel-cromo e molibdeno, che accoglieva un motore di quasi 5.7 litri, capace di erogare 570 cavalli, grazie alla sovralimentazione assicurata da un compressore volumetrico, nota distintiva delle Mercedes sportive e da competizione di quegli anni.

La McLaren ha comunicato ufficialmente l’accordo con Jenson Button, che conferma le indiscrezioni apparse ieri sulla stampa inglese. Il contratto avrà durata pluriennale. Il campione del mondo in carica difenderà i colori del team di Woking in coppia con Lewis Hamilton, per una formazione all’insegna della bandiera inglese.
L’ingaggio, secondo i ben informati, sarebbe di 6 milioni di sterline a stagione, pari al doppio di quanto l’iridato ha percepito quest’anno. Gli uomini della Brawn GP avevano fatto il possibile per trattenere il loro pilota di punta, compatibilmente con la difficile situazione finanziaria. Ma non ce l’hanno fatta.
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Ancora una volta si attende un acceso duello tra Ferrari e Porsche. Le Madonie sono pronte ad accogliere l’ennesima sfida fra i due blasonati marchi. Ben cinque le creature schierate alle Tribune di Cerda dall’azienda tedesca. Tre di queste sono delle Sport, affidate alle coppie Moss-Graham Hill, Bonnier-Gurney ed Hermann-Barth.
Al plotone di Stoccarda la Casa di Maranello contrappone due fresche 246 Sp guidate da Phil Hill-Gendebien e Von Trips-Ginter. Completa la squadra del “cavallino rampante” una splendida 250 Testa Rossa del 1961, per Mairesse e Ricardo Rodriguez. Al via anche alcuni bolidi schierati da Maserati, che spera di trarre giovamento da eventuali defaillance dei favoriti.
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A volte ritornano, e trattandosi di un marchio prestigioso come quello della BRM, non può che farci piacere, la storia della gloriosa casa inglese comincia nel lontano 1947 da un consorzio di industrie britanniche, per dare vita a delle monoposto capaci di sfidare le allora invincibili monoposto italiane.
Comincia così una storia fatta di difficoltà, ma anche di grandi raffinatezze tecniche come il propulsore 16cilindri, la BRM come la Ferrari è un costruttore completo e realizza in casa la vettura completa, arriverà al titolo iridato con Graham Hill nel 1962.
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La Fia auspica l’arrivo, in tempi ragionevolmente brevi, di ulteriori novità tese a ridurre i costi e ad accrescere lo spettacolo della Formula 1. In una lettera indirizzata alla Fota, la Federazione ha evidenziato la necessità di adottare al più presto altre misure che rinvigoriscano la competizione, scongiurando i rischi che la difficile congiuntura internazionale lascia in sospeso per il futuro.
Il presidente Max Mosley trova interessante la possibilità di standardizzare alcuni componenti molto costosi, come il cambio. Inoltre vede di buon occhio la riduzione del regime di rotazione da 18.000 a 17.000 giri. Tra le altre proposte allo studio quella di una distribuzione standard dei pesi e l’impiego di gomme a minore consumo. Ma occorre agire anche sul fronte dello spettacolo, per evitare che gli appassionati si disaffezionino dai Gran Premi, sempre più monotoni.
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La Ferrari “158” del 1964, come si evince dalla sigla, è spinta da un propulsore da 1.5 litri con architettura a 8 cilindri a V di 90°. Si tratta di una nuova unità ad iniezione diretta Bosch, capace di garantire un buon tiro ai medi regimi ed un’elevata potenza ai regimi superiori. Il suo alesaggio è di 67 mm, mentre la corsa è di 52.8 mm; la distribuzione, ancora una volta, è affidata a un sistema bialbero, che aziona le due valvole per cilindro.
Blocco e teste sono in lega leggera. Il maggior frazionamento, rispetto al 6 cilindri “Dino” della “156 F1”, consente ai tecnici Ferrari di “spremere” da questo motore una potenza di 210 cavalli a ben 11000 giri al minuto. La “158” è la prima monoposto del “cavallino rampante” costruita attorno ad un innovativo telaio monoscocca, ottenuto da elementi strutturali tubolari saldati, annegati in pannelli d’alluminio rivettati a doppia parete. Le sospensioni anteriori e posteriori, a quadrilateri deformabili, seguono il classico schema a ruote indipendenti.
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In casa Hill le corse appartengono al patrimonio genetico di ogni componente del nucleo familiare. Una predisposizione all’automobilismo che, fino ad oggi, ha dato riscontri assai fruttuosi. Dopo il capostipite Graham, iridato nel 1962 e nel 1963, è stato il turno di Damon, campione del mondo di Formula 1 nel 1996. Adesso toccherà al diciassattenne Josh Hill, figlio di quest’ultimo, cercare di scalare i gradini della disciplina.
Dopo essersi fatto le ossa con i kart, il giovane inglese ha compiuto un primo “salto”, passando alla Ginetta Junior Series, che lo vedrà impegnato nel corso della stagione 2008. Con la speranza di crescere presto, per ripetere i successi degli ascendenti. Dice il padre Damon: “Josh avrebbe potuto rimanere un’altra stagione nel karting, ma è un ragazzo abbastanza alto e pertanto passare alle vetture è in questo momento una scelta più idonea. Non facciamo alcun proclama di gloria su cosa sarà in grado di fare: si tratta semplicemente di in tentativo“.
Via | F1grandprix.it