
Il ritorno di Mike Coughlan in Formula 1 è una cosa scandalosa per Luca di Montezemolo. Secondo il presidente della Ferrari la scelta di farlo rientrare consegna uno spettacolo poco edificante al mondo dei Gran Premi. Come sapete, il tecnico britannico era stato al centro della “spy story” del 2007. In virtù dei suoi sbagli, la federazione aveva consigliato ai team di evitare rapporti di collaborazione con lui. Poi è stato riabilitato, con un gesto di clemenza mal digerito da molti.
Ora la Williams gli ha affidato un incarico di primo piano, quello di direttore tecnico, assunto con effetto immediato. Adam Parr, boss del team di Grove, ha infatti detto che Coughlan è già all’opera al posto di Sam Michael. Questo fa storcere il naso a Montezemolo, che sulle pagine de “La Stampa” si è espresso in questi termini: “Il ritorno di Coughlan è uno scandalo. Sembra che la Formula 1 non perda mai l’occasione per prendere in giro se stessa“.
Secondo il quotidiano sportivo “Marca”, un personaggio di primo piano del paddock vede la situazione in modo diverso: “Spygate era solo una guerra politica tra Max Mosley e Ron Dennis, perché tutti sanno che le informazioni circolano continuamente tra i team“. A prescindere dai giudizi personali, resta il fatto che il rientro dell’ingegnere inglese ha alimentato una ridda di riflessioni nel mondo dei Gran Premi. Alcuni hanno apprezzato la scelta della Williams, per la competenza del personaggio, altri si sono interrogati sull’opportunità di avvalersi della collaborazione di un uomo coinvolto nello scandalo del 2007.
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Bernie Ecclestone nega che le monoposto di Formula 1 avranno un funzionameto completamente elettrico nella corsia box a partire dal 2014, nonostante il regolamento usi questa definizione. Il boss della categoria crede che tale scenario sarebbe, oltre che privo di appeal, anche pericoloso, perché l’ingresso in pit-lane senza motore acceso impedirebbe agli addetti ai lavori di avere la percezione “sonora” dell’arrivo dei bolidi.
Ecco l’analisi di Ecclestone fatta sulle pagine dell’Express: “Non c’è modo di usare la propulsione elettrica in corsia box. La gente che lavora in quella zona potrebbe rischiare tanto dall’impossibilità di sentire le auto in avvicinamento“. Poi il manager inglese allarga il campo della valutazione: “La Formula 1 non è il posto giusto per i motori elettrici. E’ come avere dei ballerini con scarpe da ginnastica. Più comode, ma non funzionano“.
Parlando delle nuove norme sui motori, che hanno generato una forte irritazione nei fans, Ecclestone invita questi ultimi a non puntare il dito contro Jean Todt, ma sul suo predecessore Max Mosley, che ha avviato i cambiamenti prima di lasciare l’organo di governo della categoria: “Non possiamo incolpare Todt, perché il cammino è stato tracciato da Max“.
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Max Mosley boccia senza appello la decisione di tornare in Bahrain il 30 ottobre. L’ex presidente della Fia condanna la scelta e spera che venga al più presto riconsiderata, per gli effetti sulla credibilità del motorsport. Nella sua rubrica sul quotidiano Telegraph, Mosley ha parlato del ripristino della corsa di Formula 1 come di un evento strumentalizzato dal governo di quel paese per migliorare la sua immagine sulla scena mondiale, nel tentativo di far dimenticare le tensioni interne.
Queste le sue parole: “Se uno sport accetta il ruolo di maschera per camuffare le azioni di un esecutivo oppressivo, diventa uno strumento a sua disposizione. Spero che il Circus non faccia proprio un simile ruolo, perché in caso contrario condividerà le colpe del regime, che ha usato la mano pesante sui manifestanti disarmati“.
“Il governo del Bahrain -aggiunge Mosley- vuole ripulire la sua immagine. Ecco dove il Gran Premio entra in gioco. Effettuando la gara i governanti sperano di mostrare al mondo che i problemi raccontati erano solo una piccola cosa, frutto di una temporanea difficoltà, facendo passare il messaggio che tutto è tornato alla normalità. Accettando di correre lì, la F1 si fa complice di questa operazione e diventa uno degli strumenti di propaganda dell’esecutivo. La decisione di rimettere in calendario la corsa è un errore che non sarà dimenticato. Se non arriverà un tempestivo cambio di rotta, costerà molto caro al Circus“. Per quel che mi riguarda, condivido in pieno le valutazioni del vecchio Max.
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Bernie Ecclestone torna alla carica contro la Fia e attacca il suo presidente Jean Todt, etichettato come il “Max Mosley dei poveri”. Il boss della Formula 1 crede che l’arrivo dell’ex manager della Ferrari al vertice della federazione non abbia avuto ricadute positive sulla categoria. Todt, a suo avviso, non lavora nell’interesse delle squadre e dei tifosi.
“Lui -dice Ecclestone- è stato in giro per il mondo facendo quello che Max non faceva: salutare i bambini e stringere le mani. Questo probabilmente è un bene per la Fia, ma non per il mondo dei Gran Premi“. Il punto di maggiore disaccordo con il Napoleone del Circus è sui nuovi motori per la stagione 2013, fortemente contestati dal capo della Fom, che boccia senza appello il ricorso a piccole unità sovralimentate a quattro cilindri.
Secondo Ecclestone dovrebbero essere i team a scrivere le regole insieme a lui e non la Fia, che avrebbe il compito di vigilare sul rispetto delle norme: “Loro dovrebbero essere come la polizia, che non imposta il codice della strada, ma lo fa rispettare. La Fia è ridicola“.
Via | Thef1times.com
Ari Vatanen ci fa vivere l’emozione di alcune riprese on board effettuate durante il Rally dell’Isola di Man del 1983. L’auto è un’Opel Manta 400, condotta con superba grazia dal protagonista che, nel 2009 prese parte, senza successo, alla corsa per la sostituzione di Max Mosley alla presidenza della Fia, vinta da Jean Todt.
L’ex pilota finlandese aveva pensato di candidarsi alla poltrona di comando della federazione con l’obiettivo di dare più voce agli interpreti delle diverse specialità motoristiche, ma le cose non andarono a suo favore. Anche se in tempi recenti Vatanen si è occupato di politica, preferiamo ricordarlo per le quattro vittorie alla Dakar e per il titolo mondiale rally conseguito nel 1981.
Le dichiarazioni rilasciate da Max Mosley sul 2010 della Red Bull alla vigilia di Natale hanno dato il via ad una coda di osservazioni, spunti, ipotesi supposizioni. Tra queste, la più clamorosa è la possibilità di revoca del Mondiale vinto dalla squadra austriaca quest’anno.
Secondo quanto emerso nel corso della riunione della FOTA tenutasi la scorsa settimana, il team di Dietrich Mateschitz avrebbe speso più di quanto consentito nell’arco della stagione, violando l’RRA, Accordo di Restrizione delle Risorse. Giovedì, in sede di riunione, Red Bull ha così chiesto un’amnistia all’associazione dei team.
Dietro quella che sembrava una delle tante dichiarazioni che l’ex-presidente della FIA ha continuato a rilasciare dopo aver abbandonato la carica, ci potrebbe essere qualcosa in più. Come osserva oggi La Stampa, chi viola l’RRA non compete ad armi pari contro gli avversari e dunque contravviene a quanto detta l’articolo 151 C del regolamento in materia di lealtà sportiva.
L’ex presidente della FIA Max Mosley è convinto che la Red Bull abbia speso più soldi di quanto non fosse permesso nel corso del 2010. Perché Mosley è arrivato a questa conclusione? Perché la squadra austriaca ha chiesto all’ultima riunione della FOTA, tenutasi giovedì 23, un’amnistia per non aver rispettato i termini del piano di riduzione dei costi per le squadre di F1.
L’Accordo di Restrizione delle Risorse cui fa riferimento l’ex-presidente, fu siglato a fine 2009 dopo il fallito progetto del budget cap, propugnato proprio da Mosley, e avrebbe dovuto riportare le squadre -nelle loro stesse intenzioni- a spendere cifre paragonabili a quelle dei primi anni ‘90. Mosley è ancora convinto che il budget cap sia l’unica misura in grado di mettere più team possibile in grado di competere ad alti livelli.
Mosley poi, come detto in apertura, ne ha avute anche per la Red Bull. Nel corso dell’intervista rilasciata alla rivista tedesca auto, motor und sport ha affermato in riferimento alla richiesta di amnistia della squadra che “può significare solo una cosa: la Red Bull ha speso più di quanto fosse permesso. Sarà interessante vedere come replicheranno gli altri team a questa richiesta di deroga”.

Max Mosley valuta positivamente il fatto che la Ferrari non sia riuscita a garantire il successo iridato di Fernando Alonso, andato in fumo nell’ultima gara della stagione. L’ex presidente della Fia è infatti convinto che l’eventuale affermazione dello spagnolo avrebbe acceso un forte dibattito sugli ordini di scuderia del “cavallino rampante”, dopo quanto accaduto nel Gran Premio di Germania di Formula 1.
Proprio da questa considerazione parte il suo giudizio: “Alla fine sono contento che le cose siano andate in questo modo, perché altrimenti si sarebbe scatenato un confronto sgradevole sul modo in cui la Ferrari avrebbe maturato la vittoria. Credo che il tema dei giochi di squadra sarebbe tornato prepotentemente alla ribalta, con implicazioni non certo positive per l’immagine della Formula 1. Un errore strategico nella gara conclusiva ci ha dispensati dal problema. Meglio così“.
Detto questo, Mosley manifesta il suo apprezzamento per il lavoro svolto dalla casa di Maranello nel corso dell’anno: “La scuderia italiana ha fatto dei progressi eccellenti a partire da metà stagione. Erano quasi fuori dalla lotta, ma sono riusciti a rimettersi in gioco“. Le cose sono poi andate come tutti sappiamo.
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Max Mosley ex presidente non troppo rassegnato della Fia, quando può dice sempre la sua sulla Formula 1 e sulle scelte che la contraddistinguono, questa volta parla del calendario 2011: e ne dice una giusta.
Secondo Mosley un calendario di 20 gare è troppo lungo, troppe corse fanno ovviamente aumentare i costi, e di conseguenza aumentare i rischi di perdere delle squadre, in più il campionato occupando troppe domeniche potrebbe diventare noioso al grande pubblico.
Ma vediamo le parole di Mosley: “Personalmente penso che siano troppe. La mia opinione è che impensabile che le persone possano dedicare tante domeniche alla Formula 1. Ad un certo punto potrebbe risultare stancante”.

Bernie Ecclestone crede che Max Mosley abbia delle colpe in ordine alle difficoltà incontrate dalle squadre che hanno fatto il loro ingresso in Formula 1 nel 2010. Nessuna di queste è riuscita a segnare un punto nella stagione andata in archivio e il migliore piazzamento è stato il dodicesimo posto conseguito in Giappone da Heikki Kovalainen.
Ora il boss del Circus alleggerisce la posizione di Lotus, Hispania e Virgin. La sua analisi rivede il precedente giudizio, espresso fino al mese scorso, quando accusava le nuove compagini (con una parziale eccezione per quella dal nome più blasonato) di essere imbarazzanti per l’ambiente.
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