
Come abbiamo visto, diversi personaggi del mondo delle corse cominciano a tirare le somme dopo i test di preparazione al Campionato di Formula 1 ormai alle porte. Anche Giancarlo Minardi dice la sua, facevondo leva sulla grande esperienza: “A conclusione delle sessioni collettive non è facile stilare una classifica, anche se a mio avviso ci sono due scuderie che sono leggermente in vantaggio su tutte le altre: la Ferrari, che ha dimostrato grande competitività e una buona affidabilità anche nei long run, e la Red Bull, che è veloce ma forse più fragile“.
Poi aggiunge: “Ormai manca veramente poco al grande debutto. Con le prove libere e le qualifiche del Bahrain saremo in grado di definire una prima classifica, anche se potrebbe entrare in gioco una variabile in più: le alte temperature. In terra spagnola piloti e tecnici hanno lavoro con un clima più mite di quello si troveranno ad affrontare a Sakir. Il degrado dei pneumatici potrebbe quindi essere una nuova incognita“.
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Sul sito ufficiale della Ferrari si legge un articolo firmato dal “Grillo Rampante”, che dipinge il quadro attuale del Circus e addossa a Max Mosley la responsabilità di uno scenario denso di nubi. Per non modificarne lo spirito, pubblichiamo interamente il pezzo. Buona lettura.
Mancano ormai meno di tre settimane all’inizio del Campionato del Mondo di Formula 1, la massima competizione dell’automobilismo sportivo che festeggia proprio quest’anno il sessantesimo compleanno. Per tanti team quella appena iniziata è una settimana cruciale, quella in cui suona la campana dell’ultimo giro.
Da giovedì a Barcellona parte l’ultima sessione di test, vale a dire l’ultima opportunità per provare le macchine in pista, per testarne l’affidabilità e per cercare di trovare anche la prestazione. Per tanti ma non per tutti. Già, perché delle tredici squadre che si sono -o sono state indotte- ad iscriversi al Mondiale di quest’anno soltanto undici hanno finora risposto all’appello, presentandosi in pista, chi prima chi dopo, chi facendo poche centinaia di chilometri chi almeno mettendone insieme qualcuno in più, anche se a ritmo ridotto.
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La vita non è facile per le nuove formazioni che si affacciano al mondiale di Formula 1, e pensare che Max Mosley voleva puntare su queste per la F1 del futuro, in un post precedente abbiamo visto delle difficoltà della USF1, al punto che si dubita della sua presenza almeno nelle prime gare.
Anche alla Campos le cose non vanno benissimo, la squadra è stata alle prese con grandi problemi finanziarti, ed ha contratto molti debiti tra cui la Dallara ( costruttore della monoposto) e la Cosworth.

In un’intervista al Corriere dello Sport, Jean Todt presenta la sua Formula 1 (o almeno quella che vorrebbe). L’ex ferrarista punta a un taglio dei costi, alle energie alternative e a un mondo dei Gran Premi più spettacolare. Per raggiungere questi obiettivi, il “Napoleone dell’automobilismo” seguirà una strada diversa rispetto a Max Mosley: “Non mi piace la logica delle macchine che cambiano forma ad ogni gara“. Ovvio il riferimento alla continue rettifiche regolamentari volute dal suo predeccessore.
Dopo l’esperienza manageriale pura, il francese si trova ora a misurarsi con un rapporto molto più politico con il suo ambiente. La cosa non lo preoccupa, visto che è preparato alla sfida. Questa non riguarda solo il Circus, perché l’universo della Fia è molto più grande, interessando mille discipline motoristiche, ma anche i temi legati alla mobilità. Uno degli scopi principali diventa allora quello di ridurre la mortalità sulle strade di tutti i giorni, attraverso un grande programma di educazione, che verrà lanciato a marzo presso la sede delle Nazioni Unite.
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Dopo la sentenza del Tribunale delle Grandi Istanze di Parigi, che ha annullato il provvedimento di radiazione di Flavio Briatore emesso dalla Fia, perché non rispettoso del principio di separazione fra gli organi incaricati delle indagini e quelli chiamati ad esprimere un giudizio, Max Mosley torna a fare la voce grossa contro il manager italiano.
Secondo lui la questione non può risolversi in questo modo, per ragioni connesse alla serietà della Formula 1, che non può permettersi casi come il “crash-gate” di Singapore 2008. Dice l’ex boss della Fia: “Quando tutto questo polverone si sarà posato, Briatore sarà costretto a gettare la maschera“.
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Jean Todt, in un’intervista al quotidiano francese ‘Le Figaro’, sottolinea la necessità di ridurre i costi della Formula 1: “Sono troppo alti e bisogna trovare dei rimedi, anche se sono contrario a rigorose limitazioni del budget. Per sostenere il Circus dobbiamo svegliarci e assumere delle decisioni fondamentali. Lo sport a motore deve adattarsi ai tempi“.
Il presidente della Fia aggiunge: “Sono triste che Honda, Bmw e Toyota abbiano lasciato la categoria, ma quando uno spende una grande quantità di soldi senza ottenere risultati questo è inevitabile“. Gli aspetti positivi comunque non mancano: “E’ ottimo che all’orizzonte si siano affacciate nuove squadre“.
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Lo scontro tra Max Mosley e Flavio Briatore prosegue, il manager italiano continua a dichiararsi estraneo ai fatti, e la sentenza che di fatto l’ha bandito dalla Formula 1 per sempre, non sia altro che una vendetta nei suoi confronti decisa a tavolino prima ancora dell’udienza.
Max Mosley risponde con un comunicato stampa nel quale evidenzia ancora l’equità del verdetto, Mosley continua sostenendo che più volte a Briatore è stato concesso il beneficio del dubbio e che troppe altre volte lui e il suo team sono stati pescati in situazioni limite.
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Oggi il Tribunale delle Grandi Istanze di Parigi esaminerà il ricorso presentato da Flavio Briatore contro la Fia, per tentare di ottenere l’annullamento della sentenza di radiazione emessa dal Consiglio Mondiale nei suoi confronti, dopo l’imputazione a suo carico dell’incidente di Nelson Piquet Junior nel Gran Premio di Singapore 2008. L’ex direttore della Renault chiede anche un milione di euro di danni e interessi.
Briatore è fortemente convinto che a ordire la trama contro di lui sia stato il presidente uscente Max Mosley, per fargli pagare dazio dopo gli attriti emersi fra i due, specie durante il tentativo di creare un campionato parallelo. Per i legali del manager italiano la squalifica del loro assistito violerebbe le leggi dell’Unione Europea e della Corte Europea per i diritti umani. I togati dovranno ora assumere delle scelte sul merito del provvedimento emesso dalla federazione.
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Flavio Briatore torna ad attaccare la Fia, dopo il recente comunicato della Federazione che legittima la sua radiazione argomentandola con la schiacciante maggioranza raccolta in sede di Consiglio Mondiale. Il manager italiano non ci sta: “La mia sospensione è il risultato di trattative segrete alla vigilia della cosiddetta udienza del 21 settembre scorso, dietro la quale la Fia sta cercando di trincerarsi“.
L’ex direttore del team Renault resta fermamente convinto che a ordire la trama contro di lui sia stato il presidente uscente Max Mosley, per fargli pagare dazio dopo averlo più volte contrastato, specie durante il tentativo di creare un campionato parallelo. Il caso è delicato e verrà rimesso al giudizio del Tribunale delle Grandi Istanze di Parigi, che esaminerà le carte il 24 novembre. Per i legali di Briatore la squalifica del loro assistito violerebbe le leggi dell’Unione Europea e della Corte Europea per i diritti umani.
Via | Eurosport.com
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Vi abbiamo riferito ieri delle ragioni che hanno spinto Flavio Briatore ad impugnere la sentenza della Fia, che lo ha radiato a vita dall’automobilismo sportivo per la vicenda dell’incidente di Nelson Piquet Junior nel Gran Premio di Singapore 2008. Il manager italiano crede di essere vittima di un complotto, ordito ai suoi danni dal nemico Max Mosley.
Anche le procedure seguite per arrivare al verdetto lo lasciano perplesso: a suo avviso sarebbero state condizionate dal personale desiderio di rivincita del presidente uscente dell’organo. La federazione non accetta l’analisi e fa sapere all’ex direttore del team Renault che la punizione a suo carico non è viziata da elementi distorsivi, ma scaturisce da un giudizio deliberato a schiacciante maggioranza dal Consiglio Mondiale, quindi in un quadro di ampia condivisione.