Gli appassionati di Formula 1 si aspettano che con l’arrivo del primo Gran Premio vengano spazzate via le polemiche degli ultimi giorni, per lasciare spazio al sano agonismo sportivo, vero motore delle emozioni che avvolgono l’ambiente. Il rischio è però che le cose non vadano esattamente in questo modo.
Se da un lato la Fia ha riportato indietro le lancette del tempo, rinunciando al proposito di rivoluzionare l’assegnazione del titolo piloti, con un metodo inviso ai team, dall’altro resta aperta la diatriba sulla liceità del profilo estrattore di Williams, Toyota e Brawn GP. Questo fronte caldo sarebbe stato poca cosa rispetto al rischio di boicottaggio che McLaren e Renault avevano prospettato a Bernie Ecclestone.
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Rubens Barrichello, con la sorpendente Brawn GP, ha ottenuto il miglior tempo nell’ultima giornata di test sulla pista Barcellona. Il brasiliano ha girato sotto il limite stabilito ieri dal compagno di squadra Jenson Button. Forse è il caso che gli altri team inizino a preoccuparsi seriamente delle performance della nuova BGP001. Ma probabilmente l’hanno già fatto.
Al secondo posto si è insediata la Williams di Nico Rosberg, staccata di oltre otto decimi dal vertice. Più distanti la Toyota di Timo Glock e la Red Bull di Sebastian Vettel, che hanno chiuso al terzo e quarto posto. Dietro di loro Fernando Alonso, che ha messo la sua Renault davanti alla Ferrari di Felipe Massa, impegnato nella verifica di alcune regolazioni d’assetto della F60.
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Ron Dennis, pur dedicando le sue energie allo sviluppo della sportiva stradale che la McLaren ha in cantiere, non riesce a staccare la spina dalla Formula 1, che è la sua grande passione. Il manager inglese non è preoccupato dal comportamento scadente della MP4-24 che, durante le prove collettive, ha palesato dei difetti congeniti ai quali si sta cercando di porre rimedio.
Anzi è convinto che da Woking arriverà sulla griglia di Melbourne una monoposto vincente: “Lotteremo per il titolo“. Un annuncio perentorio, apparentemente in contrasto con i dati empirici. Ma Dennis è sicuro del fatto suo: “L’obiettivo è andare in Australia ed essere competitivi lì. Non puntiamo ad essere i primi in ogni singolo test“.
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Con l’archiviazione delle indagini su Ron Dennis e Martin Whitmarsh da parte del Gip del Tribunale di Modena, la spinosa vicenda della spy story giunge a conclusione. Così si mette la parola fine a una delle pagini più tristi della Formula 1, scritta da alcuni uomini della McLaren che hanno sottratto illecitamente dei progetti alla Ferrari.
Quest’ultimo atto si è chiuso con la pena pecuniaria inflitta ai quattro tecnici del team di Woking implicati direttamente nell’azione di spionaggio. L’unica posizione aperta resta quella dell’ex capo meccanico Nigel Stepney, che in compenso potrà rientrare nel Circus, sempre che qualcuno lo voglia. La somma più alta, 180 mila euro, dovrà versarla alla casa del “Cavallino Rampante” il progettista Mike Coughlan, anche lui “graziato” da Max Mosley.
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Ron Dennis conosce meglio di tanti altri il carattere di Kimi Raikkonen, essendo stato lui il vero scopritore del talento del finlandese. Per questo le sue valutazioni sul conto del ferrarista meritano il rispetto che si deve a chi conosce bene le cose. Il manager inglese è convinto che Raikkonen, dopo l’anonimato della scorsa stagione, tornerà presto a far vedere quelle prestazioni graffianti che tutti si aspettano da lui.
Quindi, a suo avviso, la crisi di identità del 2008, che ha deluso le aspettative di molti tifosi, si avvia a diventare un ricordo. L’analisi di Dennis, illustrata sulle pagine di F1 Racingmagazine, è molto chiara: “Non so se l’andamento dello scorso anno sia il frutto di una mancanza di motivazione o di una difficoltà di adattarsi alla F2008, ma sono sicuro che Kimi sarà veloce nel 2009 e sarà un avversario molto duro, perché è un pilota eccellente“.
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Un lutto colpisce gli appassionati di motorsport. Il 30 gennaio è morto nella sua casa inglese Edward Everett Mayer, noto come Teddy. Questo personaggio importante dell’automobilismo, poco prima della laurea in giurisprudenza fondò la “Rev-Em Racing”, per disputare la Formula Junior statunitense.
Era il 1961 e fu l’inizio di una carriera ricca di sacrifici e soddisfazioni, che trovò nuovi impulsi tre anni dopo, quando divenne socio di Bruce McLaren nella “Bruce McLaren Motor Racing”. Dopo la scomparsa di questo nei test di Goodwood, divenne capo del team, vincendo i titoli iridati con Emerson Fittipaldi nel 1974 (piloti e costruttori) e James Hunt nel 1976 (piloti).
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Come avevamo già anticipato, dal primo marzo Ron Dennis lascerà a Martin Whitmarsh la poltrona al vertice del team McLaren di Formula 1, per aumentare il suo coinvolgimento nel settore delle supercar, dove la casa di Woking sta tornando a impegnarsi.
Dennis, che conserva la carica di direttore esecutivo di McLaren Gruop, parla così del passaggio di consegne: “E’ il momento per Martin di prendere il comando. La decisione è mia al 100%. Già da adesso molte delle scelte per le gare saranno compito suo. E’ la fase giusta per questa opzione, ma non prendetela come una sorta di ritiro da parte mia, perché è esattamente l’opposto“.
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La Formula 1 sta attraversando un momento delicato ed è costretta ad affrontare delle scelte audaci per evitare una fine ingloriosa. Notevole il fermento progettuale sul piano della riduzione dei costi, per rendere più invitante l’ingresso nel giro e agevolare le dinamiche gestionali di chi nel Circus è già presente.
Il ritiro della Honda ha fatto capire che nessuno è immune dalle turbolenze dei mercati, capaci di incidere pesantemente sui bilanci. Quindi non è ipotizzabile un atteggiamento altezzoso che porti a sorvolare sulla questione. Anche i top team ne sono coscienti, come dimostra il fervore del loro impegno di queste ultime settimane.
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Lewis Hamilton, dopo la conquista del titolo piloti di Formula 1, mette in bacheca un altro trofeo, meno importante ma sempre prestigioso. L’inglese della McLaren ha infatti ricevuto un premio, durante la cerimonia degli “Autosport Award”, per essere stato il “Miglior pilota Internazionale dell’anno 2008″. Non è la prima volta che ciò accade, visto che anche nel 2007 il trofeo era finito nelle sue mani.
Hamilton, che è il più giovane campione della storia del Circus, ne va giustamente fiero: “Sono orgoglioso di ricevere questo riconoscimento per la seconda volta consecutiva. Essere destinatari di un attestato di stima, qualunque esso sia, è sempre un grande privilegio. Venire qui mi ricorda tutte le volte in cui ho assistito alla cerimonia di consegna, a partire dalla prima. Il lavoro svolto da allora e il numero di persone che hanno reso possibile questo mi regala molta gioia“.
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E dopo tanto parlarne è arrivata la conferma ufficiale, almeno dalla Spagna: il Banco Santander sarà sponsor della Ferrari dal 2010. Il gruppo spagnolo - che è sponsor della McLaren dal 2007 quando seguì Fernando Alonso nel team di Ron Dennis - dopo l’addio dello spagnolo dal team di woking era rimasto sponsor del team inglese, ma ora è arrivata la conferma ufficiale del suo passaggio alle rosse di Maranello.
Creando un accordo economico importante per la Ferrari, e che ovviamente riapre nuovamente anche le prospettive di un passaggio dello spagnolo - che l’anno burrascoso a Woking è rientrato in casa Renault - alla Ferrari. Fantamercato? Dirlo oggi è ancora una volta impossibile, specie con Alonso che ormai ha imparato a far calare il silenzio più assoluto sulle sue scelte future.
Ma di sicuro sono in molti a sperare che l’arrivo di Santander possa aprire le porte in casa Ferrari al bi-campione del mondo. A cominciare da Emilio Botin, presidente della banca spagnola, che però non si sbilancia: “Santander diventerà sponsor della Ferrari nel 2010, questa è una cosa certa, e Alonso è il miglior pilota del mondo, non ci sono dubbi“.
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