
Sul circuito stradale di Motegi è il team Ganassi ad avere la meglio sulle macchine di Penske, Scott Dixon ottiene la sua seconda vittoria stagionale dominando la gara e conducendo in testa per tutti i 63 giri.
Al via sono proprio Dixon e Power a involarsi in testa e fare il ritmo, Franchitti tenta di risalire le posizioni dopo essere partito in quarta fila, ma dopo un restart tenta un attacco impossibile a Briscoe mandandolo fuori e coinvolgendo anche Rahal e Kimball.
Dopo la seconda tornata di pit stop Dixon e Power continuano a condurre la gara indisturbati, il circuito non favorisce i sorpassi, così Power solo in un paio di occasioni tenta di attaccare Dixon che resiste e porta a casa la sua ventesima vittoria, Power con il secondo posto balza in testa al campionato guadagnando undici lunghezze su Franchitti e mettendosi in una posizione di forza a due gare dal termine.
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Gara caotica, con finale rocambolesco e strascico di polemiche quella di Loudon, la corsa prende il via con il cielo che minaccia pioggia e tutto procede normalmente per quasi tutta la gara.
La prima parte di gara vede protagonista Franchitti che procede con un ritmo molto elevato e sembra avere la corsa in pugno, fin quando il pilota di Penske non entra in collisione con Sato.
A questo punto ne approfitta Ryan Hunter-Reay, che balza al comando e difende la prima posizione, a otto giri dal termine c’è uno scroscio di pioggia che fa esporre le bandiere gialle: a questo punto tutti pensano che la gara finirà congelata sotto il regime delle bandiere.
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La 500 miglia di Indyanapolis del centenario ha avuto un finale clamoroso come l’evento meritava, un rocambolesco finale in volata che ha visto vincere Dan Weldon ai danni di uno sfortunato JR Hildebrand che qualche centinaio di metri prima aveva la corsa in pugno.
Ma andiamo con ordine, al via prende la testa della gara Dixon alternandosi con Tagliani, dopo la prima safety car ci sono degli avvicendamenti e al 50^ giro la classifica vede Dixon, Franchitti e Weldon.
Inizia una concitata fase di pit stop, i battistrada si alternano velocemente com’è logico nei circuiti ovali, e al 105^ giro appare in testa Hildebrand, poi il comando passa ancora a Franchitti che conduce con autorità e si trova in testa ancora al 150^ giro seguito da Dixon, Servia e Weldon.
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Perentorio uno-due per le Riley BMW gestite dal team Ganassi alla 24 Ore di Daytona. La gara, tradizionale apertura della Rolex Sports Car Series, ha visto Scott Pruett -campione nella stagione 2010- e Scott Dixon mettere a segno una doppietta davanti a Joao Barbosa e Martin Brundle, gli unici ad aver completato 720 tornate, chiudendo la gara a pieni giri.
In virtù di quest’ordine d’arrivo, Riley ha ottenuto un notevole poker, piazzando quattro vetture ai primi quattro posti: Barbosa/Papis/Borcheller/Fittipaldi/France gareggiavano su una Riley Porsche del team Action Express, Brundle/Blundell/Brown/Patterson disponevano di una Riley Ford gestita da United Autosports. Davvero ridotti i distacchi finali fra i primi quattro: Dixon ha chiuso a 2″070 da Pruett, Barbosa a 2″326, Brundle a 3″135. Dopo 24 ore di gara, si è deciso tutto in un incredibile finale.
La formazione di Ganassi, è il caso di dirlo, ha gareggiato al di sopra degli imprevisti e dei problemi: tra forature, contatti e stop&go, il rischio di vedere sfumare la vittoria era concreto. Ma il finale di gara costruito da Pruett e dagli uomini ai box ha determinato l’esito della corsa. Togliendo la vittoria ai compagni di colori: l’equipaggio di Dixon, Montoya, McMurray e Franchitti ha dovuto fare un rifornimento lungo, mentre all’altra formazione di Ganassi è bastato un rabbocco.

Gran gara di Helio Castroneves, che torna alla vittoria nella Indycar, sul Barber Motorsports Park dopo forzata di dieci mesi, Helio concretizza la vittoria grazie alla strategia, gestendo al meglio il carburante, e facendo così due sole soste.
Helio interrompe la serie vincente del compagno di squadra Will Power, che mantiene però la testa del campionato proprio davanti a Castroneves.
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Dario Franchitti si è aggiudicato il titolo 2009 della IndyCar Series, battendo di strategia i rivali Ryan Briscoe e Scott Dixon, che hanno chiuso la gara alle sue spalle. A loro due, in ordine invertito, vanno il secondo e terzo posto nella classifica finale dei conduttori, con un solo punto di scarto. Più consistente il margine dello scozzese, che si gode il meritato trionfo.
La tappa di Miami si è svolta in modo fluido e lineare, senza nessun intervento della safety-car: una situazione più unica che rara. Ad incidere pesantemente sul risultato del duo dell’Oceania è stata la scelta di compiere un primo stint di soli 45 giri, contro i 50 resi possibili dall’autonomia. Questo azzardo li ha costretti alla sosta quando mancavano poche tornate alla bandiera a scacchi, agevolando la performance di Franchitti.
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Helio Castroneves ha vinto la 500 Miglia di Indianapolis. Per lui è il terzo successo nella classica sfida a stelle e strisce. Un sigillo che giunge a completamento di una gara iniziata male dalla pole position: il brasiliano cede infatti a Dario Franchitti il comando delle danze al primo re-start, dopo l’incidente tra Mario Moraes e Marco Andretti.
La tornata inaugurale dei pit-stop fa scorrere Ryan Briscoe in seconda posizione. Al trentaduesimo giro, anche Scott Dixon passa Castroneves, soffiandogli la terza piazza. Ma la sfida è ancora lunga. Al re-start del 64° giro, Briscoe perde terreno vistosamente e recupera la pit line, per un treno di gomme non performante, che gli crea diversi problemi. Dixon passa in testa.
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Dopo una stagione infelice in Nascar, Dario Franchitti riscopre il gusto della vittoria in Indycar, tagliando per primo la linea del traguardo a Long Beach, secondo appuntamento stagionale della serie. Scattato male allo start, il pilota Ganassi si fa sfilare subito da alcuni rivali, mentre il poleman Power compie una partenza imperiosa.
Fino al quinto passaggio i giochi sembrano congelati, con Matos e Wilson in seconda e terza posizione. Dietro di loro Franchitti, che supera i due che lo precedono. Davanti a lui solo il leader della gara. Tutto procede regolarmente, ma al 15° giro c’è un rallentamento per l’incidente di Conway, finito contro le barriere di protezione.
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Qualche volta le corse consegnano agli appassionati delle sorprese, che hanno un sapore particolare, come la clamorosa pole position conseguita a Sebring dall’Acura ARX02a di De Ferran, Pagenaud e Scott Dixon che, in chiusura di sessione, ha stampato il tempo di 1′45″278. Con questo risultato il neozelandese, campione Indycar in carica, ha tenuto dietro la velocissima Audi R15 di Capello, Kristensen e McNish, staccata di circa un decimo.
Ad analoga distanza ha chiuso la Peugeot di Minassian, Lamy e Klien, giunta terza nelle qualifiche. I divari molto contenuti lasciano immagnare per la maratona a stelle e strisce una battaglia forte, dall’esito alquanto incerto. Le difficoltà della sfida potrebbero consegnare la gloria a chi saprà gestire le cose con maggiore professionalità strategica. Resta da considerare che i prototipi dei “quattro Anelli” e del “Leone Rampante” avevano tenuto un passo migliore nei test e nelle prove libere.
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Ci sarà anche Scott Dixon ai nastri di partenza della 57ª edizione della prestigiosa 12 Ore di Sebring, prova di apertura del campionato Alms. La sua partecipazione contribuirà ad alimentare l’interesse per la tappa 2009 della gloriosa maratona, la cui storia è ben nota agli appassionati.
Il campione della IndyCar, vincitore dell’ultima 500 miglia di Indianapolis, sarà al volante della nuova Acura ARX02 LMP1, in coppia con Gil de Ferran. Il bolide nipponico, che gode di buone credenziali, riceverà le cure del team di quest’ultimo.
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