La 24 Ore di Daytona 2011, corsa durante l’ultimo weekend, ha visto l’affermazione perentoria delle Riley BMW gestite dal team Ganassi. A prevalere è stata la vettura di Scott Pruett, che ha avuto la meglio grazie a una tenacia incredibile sui compagni di colori Dixon, Montoya, Franchitti e McMurray. Alle loro spalle, notevole è stata la gara della prima Riley Porsche, quella dell’italiano Max Papis e dei compagni Barbosa/Borcheller/Fittipaldi/France.
I primi quattro equipaggi, dopo una maratona così lunga, hanno chiuso con distacchi incredibilmente ridotti: la Riley Ford di Brundle/Blundell/Brown/Patterson è giunta al traguardo con soli 3″135 di distacco dai vincitori.
Daytona è sempre una gara suggestiva e spettacolare, che rientra a pieno titolo tra le classiche del motorsport di inizio stagione. Ecco dunque che oggi torniamo sulla corsa con una nuova gallery di foto e i video dei momenti più significativi: i primi minuti e il pazzesco arrivo con il coltello fra i denti per i leader, che vi proponiamo in sintesi (in cima al post) e per intero (nel seguito). Ma che razza di figata…
24 Ore di Daytona: le ultime fasi della gara
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Perentorio uno-due per le Riley BMW gestite dal team Ganassi alla 24 Ore di Daytona. La gara, tradizionale apertura della Rolex Sports Car Series, ha visto Scott Pruett -campione nella stagione 2010- e Scott Dixon mettere a segno una doppietta davanti a Joao Barbosa e Martin Brundle, gli unici ad aver completato 720 tornate, chiudendo la gara a pieni giri.
In virtù di quest’ordine d’arrivo, Riley ha ottenuto un notevole poker, piazzando quattro vetture ai primi quattro posti: Barbosa/Papis/Borcheller/Fittipaldi/France gareggiavano su una Riley Porsche del team Action Express, Brundle/Blundell/Brown/Patterson disponevano di una Riley Ford gestita da United Autosports. Davvero ridotti i distacchi finali fra i primi quattro: Dixon ha chiuso a 2″070 da Pruett, Barbosa a 2″326, Brundle a 3″135. Dopo 24 ore di gara, si è deciso tutto in un incredibile finale.
La formazione di Ganassi, è il caso di dirlo, ha gareggiato al di sopra degli imprevisti e dei problemi: tra forature, contatti e stop&go, il rischio di vedere sfumare la vittoria era concreto. Ma il finale di gara costruito da Pruett e dagli uomini ai box ha determinato l’esito della corsa. Togliendo la vittoria ai compagni di colori: l’equipaggio di Dixon, Montoya, McMurray e Franchitti ha dovuto fare un rifornimento lungo, mentre all’altra formazione di Ganassi è bastato un rabbocco.

E’ stata una lotta sul filo dei centesimi quella per la pole nell’appuntamento di Montreal della GrandAm. Alla fine Jon Fogarty è riuscito a prevalere con un vantaggio irrisorio su Scott Pruett, giunto alle sue spalle. I due piloti a stelle e strisce, in competizione ravvicinata per il campionato, si sono sfidati con grande energia, dando fondo al loro repertorio di guida.
La battaglia si è interrotta al sopraggiungere della bandiera rossa, sventolata da commissari dopo l’insabbiamento di Mark Wilkins. Alla ripresa delle danze, avvenuta a pochi minuti dal termine, Pruett non ha potuto sostenere l’affondo finale, lasciando al rivale la partenza dal palo. Dietro i grandi protagonisti si è insediata la Riley-Porsche di Bernhard e Dumas, seguita dalla vettura gemella di Donohue e Law.
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