Il nome di questo battilastre si lega strettamente a quello della Ferrari, nel cui leggendario libro ha scritto delle pagine fondamentali. Per celebrare degnamente il connubio gli è stata dedicata una granturismo a 12 cilindri, firmata Pininfarina. Un regalo apprezzato dal grande maestro, la cui arte si è perfezionata negli anni, conducendolo verso risultati di alta sartoria automobilistica.
Dal suo genio creativo e dall’abilità nel plasmare i volumi sono scaturite le linee di alcune delle più affascinanti “rosse” di sempre, la cui freschezza resiste agli oltraggi del tempo. Nell’atelier di Scaglietti ha preso forma la silhouette della mitica “250 Gto”, considerata da molti la scultura meccanica a più alto contenuto di charme.
Continua a leggere: Focus: Sergio Scaglietti, il Re dei creatori

La sua linea, flessuosa e compatta, esprime grinta, ma lo fa con gusto. Segna un primato storico, essendo stata la prima Ferrari carrozzata da Sergio Scaglietti. A partire dalla Mondial il talentuoso maestro darà infatti inizio al felice connubio con la Casa di Maranello. Il suo propulsore è una diretta derivazione del 4 cilindri che Lampredi aveva sviluppato nel 1951, tenendo conto del regolamento di Formula 2 sul quale si sarebbe imperniata la stagione successiva.
Con Umberto Maglioli e Giulio Musitelli al volante arriva una magnifica doppietta alla Conchiglia d’Oro, che si disputa sul circuito di Imola. Netta la vittoria di classe alla 12 Ore di Reims. Con la piccola “rossa” Picard domina limpidamente il Gran Premio del Pena Rhin, in Spagna. Il filante bolide del “cavallino rampante” regala il titolo Intercontinentale del 1954 alla Casa di Maranello.