A giudizio di Enzo Ferrari è stato un “pilota di temperamento”, che “ha conseguito grandi vittorie”. Questo autorevole ritratto, denso di ammirazione, rende chiaro il suo spessore. Appassionato d’auto fin da ragazzino, Nino Vaccarella inizia a correre alla fine del 1956 con la Fiat 1100 del padre, esordendo alla salita Passo di Rigano-Bellolampo, dove ottiene il quinto posto di classe. Nel 1957 acquista una Lancia Aurelia 2500, con la quale si mette ripetutamente in luce.
Dopo le prime vittorie fra le Gran Turismo passa, nel 1959, alla categoria Sport, gareggiando con una Maserati barchetta due litri. Con la vettura del “tridente” si pone con forza al centro dell’attenzione, per gli eccellenti risultati conseguiti. La stampa specializzata celebra con enfasi le sue eroiche gesta!
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Oggi possiamo gustare, nel loro romanticismo, alcuni filmati delle edizioni della Targa Florio degli anni Cinquanta. Nata nel 1906 da una scommessa di Vincenzo Florio, la corsa siciliana si distinse subito per la grande selettività e per il notevole impegno richiesto ai conduttori che, con spirito di avventura, si sono prestati alla sfida madonita, considerata una delle più dure e affascinanti di tutti i tempi.
I ricordi del primo trentennio di “Targa” si legano alla prima vittoria, conseguita da Cagno su Itala, e a piloti del calibro di Campari, Nuvolari, Masetti, Varzi, Borzacchini (e allo stesso Enzo Ferrari). Nonostante le disastrose condizioni in cui versavano le strade isolane di quegli anni, simili a mulattiere interpoderali, la corsa riuscì a conquistare un’invidiabile fama internazionale.
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Quella del 1972 entrerà nella storia come una delle edizioni più avvincenti della Targa Florio. Si disputa su 11 giri dello stretto e tortuoso circuito di 72 km, con le Sport da 3 litri a giocarsi la vittoria. I prototipi più grossi sono infatti esclusi dal nuovo regolamento approvato dalla Federazione. La Ferrari, con la magnifica 312 P, è assolutamente tranquilla, essendosi aggiudicata il Campionato.
Per questo si limita ad inviare in Sicilia una sola auto, affidata al collaudato Merzario, in coppia con Sandro Munari. L’azienda del “cavallino rampante”, grazie allo splendore della stagione agonistica, può permettersi il lusso di affidare la sua creatura al neo vincitore del Rally di Montecarlo, non esperto nella conduzione di bolidi con simili caratteristiche. Ne deriva un’inedita coppia, tutta da sperimentare, che funzionerà.
Oggi è una data speciale, che ricorda l’anniversario di un mito che vogliamo ricordare con affetto.
Enzo Ferrari, nasce a Modena il 18 febbraio del 1898, in una gelida e nevosa giornata che costringerà la madre Adalgisa a denunciare il lieto evento all’ufficio dello stato civile con due giorni di ritardo. Il padre Alfredo, uomo della media borghesia emiliana, dirige un’officina di carpenteria metallica che lavora prevalentemente per conto delle Ferrovie dello Stato.
Al 1903 risale il primo e fatidico incontro di Ferrari con l’automobile, che segnerà l’inizio di un lungo e granitico idillio, destinato a entrare nella storia. In quell’anno il padre acquista una scintillante De Dion Bouton 3 cv e per il giovane discendente è amore a prima vista! Nella rimessa di famiglia a quella deliziosa auto faranno seguito una Marchard bicilindrica e una Diatto tre litri torpedo.
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La 250 Testa Rossa è una creatura incantevole, al cui fascino è impossibile resistere. Vanta tre titoli mondiali Marche, conquistati nel 1958, 1960 e 1961. Ecco perché è entrata nel cuore della leggenda. Gli 800 kg di peso vengono lanciati alle velocità più elevate da un robusto 12 cilindri di origine Colombo, affinato da Carlo Chiti.
Alimentato da un’imponente batteria di carburatori Weber, sviluppa una potenza di 300 Cv a 7200 giri al minuto. Il suono che emette produce immense scariche di adrenalina. E’ un vero piacere assistere al passaggio di questa opera d’arte. La vettura “clienti” debutta nel novembre del 1957 e nasce sulla spinta delle evoluzioni regolamentari previste per la stagione successiva, che mirano a ridimensionare le prestazioni, per evitare gli eccessi dei bolidi più grossi. L’autorità internazionale ritiene che un buon viatico per ottenere lo scopo sia di ridurre a 3 litri la cilindrata delle Sport.
La Ferrari 308 Gtb è un capolavoro d’arte firmato Pininfarina. Questa berlinetta, spinta da un rombante 8 cilindri, è stata più volte accompagnata al successo nei rally, dove si è messa in luce negli anni Ottanta. Strano vedere una vettura del “cavallino rampante” danzare tra dossi, cunette e strade sterrate, ma è quello che è successo. Piacevole ricordare i suoi trionfi, spinti dall’abbraccio affettuoso dei tifosi, che si esaltavano al passaggio della “rossa”.
Negli anni ottanta la creatura di Maranello seppe mettersi in luce nella disciplina, confermando il suo carattere sportivo. La gallery odierna è dedicata all’esemplare con telaio numero 22409. Si tratta di una versione preparata da Michelotto con specifiche di gruppo B, per eventi quali il Tour de France, la Targa Florio ed altri ancora. L’auto si è battuta in diverse prove del Campionato Italiano Rally con i colori della Pro Motor Sport. Ancora oggi continua a far sognare.
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Il 9 maggio del 1965 appartiene al mito della Targa Florio. In quella data si svolge la 49ª edizione della corsa più vecchia del mondo, che per i siciliani equivale a una sconfinata gioia. Il loro idolo vince sull’auto dei loro sogni, nel cuore di un circuito a loro tanto caro. Un memorabile successo fortemente desiderato dagli ottocentomila tifosi presenti.
Al via tre Ferrari 275 P2, destinate a Vaccarella-Bandini, Scarfiotti-Parkes e Guichet-Baghetti. Completano l’armata “rossa” alcuni modelli di grande fascino, gestiti da team indipendenti. La Porsche conta sulla 904 Gts di Antonio Pucci che, spinto dall’affetto dei conterranei, spera di regalare una bella prestazione. Della cavallina di Stoccarda sono anche i prototipi di Bonnier-Hill, Maglioli-Linge e Davis-Mitter.
Oggi vi regaliamo questo splendido video della Targa Florio 1965, vinta da Nino Vaccarella e Lorenzo Bandini con la Ferrari 275 P2. Ogni fotogramma del cortometraggio regala emozioni indimenticabili, che vi consigliamo di incassare. Buona visione.
I volumi della carrozzeria ricordano quelli della 330 P3 e questo basta per ritagliargli un posto d’onore nel cuore del popolo ferrarista. Anch’essa realizzata dalla Carrozzeria Drogo, vanta una linea delicata e coinvolgente, che la rende estremamente appetibile. Raccolta e tondeggiante, esprime un romanticismo stilistico al quale non è difficile abbandonarsi. Il delizioso frontale, schiacciato al suolo, assicura la giusta dose di deportanza.
Un grande parabrezza arcuato protegge l’abitacolo dai vortici d’aria e ne slancia il profilo. Alle spalle del pilota spicca un roll-bar collegato da due pinne al cofano motore, per un risultato armonico di sublime eccellenza artistica. La coda, morbida e ondulata, incanta la vista e garantisce un buon livello di carico aerodinamico. Con le sue proporzioni da top model la 206 Sp sembra pronta ad aggredire l’asfalto dei campi di gara. Sarà l’ultimo prototipo da corsa del “cavallino rampante” a fare tesoro del motore V6; poi si passerà ad altri frazionamenti.
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E’ stato inaugurato il museo biblioteca “Vincenzo Florio” di Campofelice di Roccella, nato come sigillo di un amore per le auto da corsa sempre molto vivo nei paesi attraversati dalla Targa Florio. Il legame d’affetto fra gli sportivi locali e il magico evento è proseguito nel tempo, senza esitazioni o tentennamenti. L’onda di quel travolgente calore non poteva spegnersi con la fine della gara.
Ecco perché Antonino Venturella ed altri appassionati, con il supporto del Comune, hanno speso le migliori energie per promuovere la nascita della struttura. Un’idea inseguita da tempo e coronata grazie alla lungimiranza del sindaco Francesco Vasta. Ora per i cultori dell’automobilismo c’è un’altra felice realtà da vivere con entusiasmo.
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