Dopo essere stato, insieme a Nino Vaccarella, ospite d’onore della mostra organizzata a Cefalù da Editalia per celebrare l’universo dei motori e le “Eccellenze del’Italia”, Vic Elford ha fatto tappa al museo Vincenzo Florio di Cerda, accompagnato dal campione di casa Totò Riolo e da Ciccio Liberto, calzolaio da corsa che ha fatto le scarpe a molti assi del volante.
Elford ha un passato glorioso. Al suo attivo molti successi importanti, come quello su Porsche conseguito alla Targa Florio del 1968. Tre anni dopo, al volante di un modello della casa tedesca, fu in grado di percorrere il Piccolo Circuito della Madonie in 33’45”60, alla media di 127,963 km/h. Un ritmo strepitoso, su strade tortuose e impegnative, abbracciate da un pubblico senza paragoni. Ora Elford è tornato in quel contesto, come documenta il video odierno, fatto e montato del regista Franco Turdo, più volte premiato per i suoi cortometraggi.
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Nella giornata di martedì 21 giugno, alle ore 17, si svolgerà a Collesano l’inagurazione del nuovo mosaico in ceramica dedicato alla Ferrari 312 P vincitrice alla Targa Florio 1972. L’evento vedrà la partecipazione di Arturo Merzario, al quale sarà poi dedicata una cerimonia nell’aula consiliare.
Il Comune ha nel frattempo onorato anche la memoria di Vincenzo Florio dedicandogli quella stessa via che, attraversando il paese lungo il percorso del Circuito delle Madonie, ha visto passare tutti i più grandi protagonisti della gloriosa corsa, sin dal 1906.
Ora si celebra l’edizione 1972 della gara, disputata su 11 giri dello stretto e tortuoso circuito di 72 km, con le Sport da 3 litri a giocarsi la vittoria. I prototipi più grossi sono infatti esclusi dal nuovo regolamento approvato dalla Federazione. La Ferrari, con la magnifica 312 P (nota come PB per distinguerla dal modello con la stessa denominazione del 1969), affronta l’impegno con tranquillità, essendosi aggiudicata il Campionato.
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Antonio Catanzaro, creatore e responsabile del museo Vincenzo Florio di Cerda, racconta in questo video alcune gustose vicende dell’uomo che diede vita alla Targa Florio, inquadrandole nell’ambito della famiglia di provenienza.
L’appassionato siciliano ricorda il significato sportivo, culturale ed economico dell’evento agonistico, consegnato alla storia dell’automobilismo mondiale. Un patrimonio straordinario, da custodire gelosamente e con vero entusiasmo, come nel caso di Catanzaro.
Il museo “Vincenzo Florio” di Cerda arricchisce la sua offerta, grazie al quadro donato da Giorgio Benedetti di Busto Arsizio, grande appassionato ed estimatore della Targa Florio. L’opera rappresenta l’impegno nella sfida madonita di Ferrari e Porsche, con Nino Vaccarella e Vic Elford a difendere i colori delle due case, bandiere dell’Italia e della Germania.
Questa coppia di campioni ha dato grandi lezioni di sport e lealtà, che restano ancora oggi esemplari nell’universo del motorsport. Con la nuova tela la pinacoteca siciliana, gestita con amore da Antonio Catanzaro, incrementa il pacchetto espositivo, aggiungendo un’altra perla di passione alla sua ricca collana.
Negli scorsi giorni il Frazer Nash Club ha celebrato il 60° anniversario della vittoria conseguita dalle auto inglesi alla Targa Florio del 1951, con Franco Cortese al volante. Una sessantina di modelli del marchio si sono dati appuntamento in Sicilia, per vivere le emozioni di una terra affascinante.
Cuore dell’evento la rievocazione del Grande e del Piccolo Circuito delle Madonie, dove la passione per la mitica corsa inventata da don Vincenzo Florio è sempre viva nella gente. Il filmato odierno ci permette di vivere alcune fasi della manifestazione, con lo start dalle tribune di Cerda.

Anche il Museo Vincenzo Florio di Cerda celebra l’Unità d’Italia, con due giorni speciali dedicati all’evento. La struttura rimarrà aperta il 16 e 17 marzo (dalle 10 alle 12 e dalle 14 alle 17), esponendo documenti e cimeli inediti della Ditta Florio, relativi al periodo che va dal 1860 al 1930. Fra le altre cose si potranno ammirare alcune foto dei vascelli “Lombardo” e “Piemonte”, della Flotta Navale Rubattino, usati da Garibaldi per arrivare a Marsala. Sarà inoltre esposta la bandiera tricolore con lo stemma sabaudo che si issava alle Tribune di Floriopoli prima della seconda guerra mondiale.
Gli appassionati avranno così una bella occasione per gustare la ricca raccolta dedicata alla Targa Florio e per festeggiare la storia del nostro paese, con un occhio puntato sulla famiglia all’origine della mitica sfida madonita, fortemente voluta dal palermitano Vincenzo Florio, un uomo che crebbe con l’amore per l’automobilismo, come tanti rampolli delle famiglie più in vista del primo Novecento.
La Targa Florio è stata un evento magico, che ha unito in una miscela inebriante gli aspetti agonistici a quelli culturali, per una sfida capace di suscitare il più alto interesse nelle case automobilistiche e nei piloti, che arricchivano la lista degli iscritti con nomi dal fascino leggendario. Splendidi modelli dei più grandi marchi e assi del volante di straordinaria bravura producevano suggestive battaglie, passate alla storia.
Nel comprensorio madonita si sono svolte gare che hanno inciso alcune delle note più belle dello spartito motoristico. Ecco perché, in tutto il mondo, la memoria della sfida siciliana produce ancora emozioni ineguagliabili. Oggi le atmosfere di quella manifestazione rivivono in alcune pubblicazioni, nei tre musei ad essa dedicati e nell’opera di tanti appassionati, che custodiscono il prezioso patrimonio della memoria.
Il modellista palermitano Gianni Petta ha reso omaggio alla gloriosa corsa di don Vincenzo Florio con un grande diorama, in scala 1:43, dedicato all’area di Floriopoli. La sua è una riproduzione fedele in ogni dettaglio, frutto di passione, dedizione a lodevole artigianato. Un lavoro di eccelsa qualità, riferito all’edizione del 1970, vinta dalla Porsche 908/3 di Jo Siffert e Brian Redman, primi alla bandiera a scacchi alla media di 120,151 km/h. Questo “plastico” ha guadagnato l’interesse di molte riviste internazionali. Noi non potevamo certo ignorarlo.
La redazione “Turbo” della TV francese M6, nell’ambito di un servizio su un modello Audi, ha visitato il Museo Biblioteca “Vincenzo Florio” di Campofelice di Roccella. Il giornalista Dominique Chapatte ha intervistato Antonino Venturella, anima e cuore della struttura, di cui ci siamo già occupati.
Oggi, grazie al filmato, possiamo esplorarne gli spazi, con i cimeli in essi custoditi. Ricordiamo che il museo è nato come sigillo di un amore per le auto da corsa sempre molto vivo nei paesi attraversati dalla Targa Florio. Il legame d’affetto fra gli sportivi locali e il magico evento è proseguito nel tempo, senza esitazioni o tentennamenti. L’onda di quel travolgente calore non poteva spegnersi con la fine della gara.
Ecco perché alcuni appassionati, con il supporto del Comune di Campofelice di Roccella, hanno speso le migliori energie per promuovere la nascita del complesso espositivo. Un’idea inseguita da tempo e coronata grazie alla lungimiranza del sindaco Francesco Vasta, che permette ai cultori dell’automobilismo di vivere con entusiasmo un’altra felice realtà.
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La Sicilia è una terra di corse gloriose e grandi appassionati, come il catanese Rino Rao, che svela nel suo volume “La Coppa Etna ed i suoi piloti” la breve ma intensa storia di una dura competizione che negli anni venti si affermò come un evento di caratura nazionale.
Quella sfida si inseriva nel cerchio magico della “Primavera Siciliana”, un ricco cartello di manifestazioni sportive, turistiche e mondane patrocinato da Vincenzo Florio. La striscia si apriva con la Targa Florio, per proseguire con la Coppa Etna, la Coppa Nissena, la Coppa Vinci a Messina e la Coppa Città di Siracusa.
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Al mezzo secolo di vita la Targa Florio venne inserita nel Campionato Mondiale Marche. La notizia venne accolta con gioia da Vincenzo Florio, ideatore della mitica sfida siciliana. Quella del 1955 fu un’edizione da incorniciare, con tanti nomi blasonati in aperta battaglia: Ferrari, Maserati, Lancia e Mercedes. Quest’ultima, con le SLR, si rese protagonista di una performance da incorniciare, guadagnando i due gradini più alti del podio.
Stirling Moss, che vinse la gara insieme a Peter Collins, segnò anche il giro più veloce della corsa, alla media di 100,187 Kmh. Al secondo posto l’altra “Freccia d’Argento” di Fangio e Kling, seguita dal “Cavallino Rampante” di Castellotti e Manzon, osannati al traguardo più dei vincitori. Quarta l’altra Mercedes di Titterington e Fichterio, a sigillo di una giornata di gloria per la casa tedesca.