Ferrari Tribute to 1000 Miglia, le emozioni del vincitore

leonardo giardina

Sono state due delle sfide più nobili dell'automobilismo mondiale. Per questo, ancora oggi, gli appassionati ne subiscono l'incanto. La Targa Florio e la Mille Miglia hanno scritto alcune delle pagine più belle del motorismo sportivo. Impossibile narrare le gesta eroiche che ne hanno decretato il successo.

Il rischio sarebbe quello di dimenticarne alcune, facendo torto a tante altre. Le più blasonate Case e i più grandi Campioni si sono confrontati nelle due gare, lasciando ricordi memorabili nel cuore di tutti. Ciascuna di esse ha espresso un fascino sublime. Difficile dire quale sia stata la più amata.

Un siciliano residente a Roma è riuscito ad unirle nel segno della Ferrari. Si tratta dell'ingegnere cefaludese Leonardo Giardina, la cui passione è nata sulle strade isolane, per crescere nell'universo del "cavallino rampante" e trovare il suo sigillo nel successo al Tribute to 1000 Miglia che il costruttore di Maranello ha recentemente organizzato. Sentiamo dalle parole del protagonista le emozioni di questa esperienza.

"Appassionato da sempre del mondo dei motori, da quando, piccino, andavo con mio padre ad assistere alla Targa Florio, nello splendido circuito delle Madonie, quest'anno ho avuto la possibilità di coronare un sogno: quello di prendere parte alla 1000 Miglia, la corsa più bella del mondo, come amava definirla Enzo Ferrari.

La partecipazione al Ferrari Tribute to 1000 Miglia si è potuta concretizzare per i proprietari di 130 vetture del Cavallino Rampante, selezionate su più di 400. E' la prima volta che la Freccia Rossa si apre ad auto costruite dal 1958 ai nostri giorni e non solo a quelle nate prima del 1957 e con la storica sfida nel curriculum.

In realtà non è stato semplicissimo poter prendere il via da Brescia insieme ad altre 129 splendide Ferrari provenienti da ogni parte del mondo. All'atto dell'iscrizione risultavo, infatti, in lista d'attesa, ma ad aprile la riserva era sciolta: si parte!!!

Non so se in queste poche righe saprò trasmettere la carica emotiva che ho provato attraversando le gloriose strade del percorso, nell'abbraccio della gente che, al passaggio delle auto, riusciva a partecipare calore e passione. Persone di ogni età che ti chiedevano: "dai gas, accelera, facci sognare!".

Solo in quei momenti riesci a sentirti consapevole di prendere parte ad un grande evento, un evento che ha scritto pagine memorabili della storia dell'automobilismo italiano e mondiale e che ancora oggi suscita tanto entusiasmo.

La gara vera e propria è molto impegnativa, circa 1600 chilometri percorsi in strade fantastiche che attraversano regioni, città e passi. Fra tutti quelli della Futa e della Raticosa, sugli Appennini, dove mi sento un tutt'uno con la mia 360 Modena F1, che riesco a "domare" nonostante i suoi tanti "cavalli".

Era lì che si misuravano i campioni del passato e, solo percorrendo quelle strade, tra due ali di folla festante, si comprende ancor più il valore del mito ed il perchè questa gara era e continua a rimanere tra le più belle del mondo!

Le prove speciali, con 21 rilievi cronometrici, comprendono anche gli autodromi di Imola e Fiorano dove riesco a raggiungere la quasi perfezione: due centesimi di secondo di scarto!

Non riuscirò mai a raccontare adeguatamente l'incrocio di emozioni che all'interno della vettura ci scambiavamo, condividendo con il copilota gioie e fatiche che andavano ad incrementare quell'affiatamento indispensabile al raggiungimento di tali risultati.

Arriviamo quindi a Maranello, nella pista di casa, ed è lì, con tempi appositamente ridottissimi e giustamente voluti dall'organizzazione nello spirito Ferrari, che recupero posizioni in classifica.

Il piacere più grande e forse un po' inatteso, anche se fortemente voluto, arriva quindi a Brescia, alla fine della gara, quando ci viene comunicato che al sogno di aver partecipato alla 1000 Miglia, si aggiunge quello ancor più grande di aver vinto la prima edizione del Ferrari Tribute to Mille Miglia.

Un equipaggio italiano non credo potesse celebrare meglio la sua passione per il Cavallino Rampante"

Leonardo Giardina

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