LAMPI ROSSI SU DAYTONA



L’avventura della Ferrari alla 24 ore di Daytona 1967 comincia l’anno prima con la sonora sconfitta patita a Le Mans ad opera della Ford. Il colosso di Detroit centra l’obbiettivo che si era proposto; battere e umiliare la Ferrari dopo che questa aveva preferito la Fiat per l’accordo industriale. Ci riesce con uno spiegamento di mezzi e capitali che non si era mai visto precedentemente nel mondo delle competizioni: centra una storica tripletta e, vincitori, McLaren/Amon Ford MK II. La Ferrari reagisce prontamente, sviluppa la 330 P4 evoluzione della P3 e si reca a Daytona nel dicembre 66 per effettuare delle prove meticolose. Per quattro giorni piloti e tecnici, sotto la direzione di Mauro Forghieri, sviluppano e apportano tutte le modifiche del caso alle vetture, riuscendo a farle marciare come orologi su tempi di rilievo. Anche la strategia di corsa viene studiata con attenzione. Anche lo schieramento degli avversari americani è di tutto rispetto: sei Ford MK II e due Chaparral. Le Ferrari sono solo quattro tre ufficiali e una privata. Alle ore 15,00 del 4 febbraio ‘67 parte la 24 ore: all’avvio Phil Hill con la sua avveniristica Chaparral 2F prende il comando seguito da Mario Andretti Ford MK II, ed inizia ad accumulare vantaggio, ma le Ferrari non cadono nella trappola delle lepri ed impostano un ritmo regolare controllando gli avversari, come si addice ad una corsa così lunga. Già dopo poche ore di gara la muta delle Ford comincia ad avere vari problemi meccanici, Bucknum è il primo a cui cede il cambio. Dopo tre ore e mezza di corsa Phil Hill dopo il rifornimento, imboccando l’anello d’alta velocità, urta il muretto e danneggia la sospensione della Chaparral. Per lui è la fine della corsa, dopo aver dimostrato di essere il più veloce e stabilendo il miglior giro della gara. Dopo quattro ore le Ferrari già monopolizzano la gara, con quattro vetture nelle prime cinque posizioni. Le Ford continuano ad avere problemi meccanici, soprattutto a trasmissioni e raffreddamento. Le MK II sono vetture molto potenti, ma pesanti pagando circa 400 kg. alle Ferrari con tutto quello che significa in termini di sollecitazioni su una pista come Daytona. A metà gara erano uscite di scena 16 vetture, compresa la seconda Chaparral, e all’alba cede il motore della Ford di Garney/Foyt. A difendere i colori della Ford a questo punto resta solo la vettura di McLaren/Bianchi ma molto attardata. Le macchine di Maranello non hanno alcun problema serio, l’unico patema la mattina lo dà l’auto di Rodriguez a cui cede il selettore del cambio e poi un triangolo della sospensione, ma le Porsche inseguitrici sono così attardate che non riescono ad annullare lo svantaggio. Per la Ferrari è un trionfo. Dopo lo smacco di Le Mans si prende la rivincita, le macchine ai primi tre posti tagliano il traguardo in parata, nell’ordine: Amon/Bandini, Scarfiotti/Parkes, Guichet/Rodriguez (foto in alto). Prendono il comando al 91° giro e lo conserveranno fino alla fine, scrivendo una delle più belle pagine della storia dei prototipi. Non ci poteva essere debutto migliore per la Ferrari P4 che conquisterà, a fine stagione, il titolo Mondiale Marche.



La Ford MkII di Ronnie Bucknum (USA) e Frank Gardner (AUS) decima, in griglia, con il tempo di 1'57"60 e costretta al ritiro al 274 giro per rottura della trasmissione


Questa è la stessa Chaparral 2F con la quale Phil Hill prese il comando delle operazioni a Daytona '67. L'esemplare in foto, invece, è la numero 2 di Mike Spence (GB) e Jim Hall (USA) ripresa a Sebring, appuntamento immediatamente successivo a Daytona.



La copertina del programa ufficiale della gara.
[Foto: www.racingsportscars.com]

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