Giancarlo Minardi: "Il problema degli italiani sono le risorse"

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Quello fra i piloti italiani e la Formula 1 è un rapporto al momento davvero critico. Nell'anno del 150° anniversario dell'Unità d'Italia il tricolore rischia di essere rappresentato soltanto da Jarno Trulli.

Una delle cause di tutto questo è anche la "valigia" troppo vuota dei portacolori nostrani rispetto ad altri protagonisti della scena del Circus. Ad alzare la voce su questo scottante tema è lo stesso abruzzese che si prepara a prendere parte alla sua seconda stagione al volante del Team Lotus.

Ecco cosa ha detto su Autosprint: "Non credo che in Italia manchino i talenti, la carenza sta nei programmi in grado di finanziare e guidare il cammino dei più meritevoli. Purtroppo per noi piloti in Italia c'è la Ferrari. Gli italiani sono storicamente fuori dai loro programmi ed in più calamitano l'attenzione della gente, che si identifica in loro. E' molto difficile che un italiano si appassioni ad un pilota del suo paese, come accade da altre parti. Però è anche vero che se la Ferrari agisce in questo modo, non ci sono altre strutture che si danno da fare per colmare il vuoto e così… al momento mi ritrovo da solo".

Giancarlo Minardi, che proprio nel 1997 decise di puntare sulle sue qualità, senza andare a guardare il budget a disposizione, condivide solo in parte l'analisi di Trulli. Il manager faentino, impegato in prima persona per preparare i drivers di domani, fa una lunga analisi per spiegare il suo punto di vista: "La Federazione in questi ultimi anni ha fatto molto per i suoi piloti e molto si sta facendo per supportare i ragazzi che dal kart si avvicineranno al mondo dell'automobilismo e che dalla Formula Aci Csai Abarth e dalla Formula 3 si apprestano a calcare gli scenari più importanti di tutto il mondo, con la speranza di avere a breve un nuovo pilota italiano in Formula 1".

"A partire da quest'anno -aggiunge Minardi- la Csai ha inglobato al suo interno la F.I.K. (Federazione Italiana Karting). Questo rappresenta un ulteriore passo per valorizzare i nostri talenti e aiutarli nei passaggi e nelle scelte. Certamente non è facile per un italiano trovare le risorse necessarie per approdare in categorie come GP3 e GP2 o per entrare in un team di F1 come terzo pilota. Questo però non è dovuto ad una mancanza della Federazione, che non si deve sostituire ad una banca o ad uno sponsor e che non è un ente di beneficienza. Il suo compito è quello di trovare delle collaborazioni per portare avanti progetti ambizioni".

"Proprio in questo senso -prosegue il costruttore- da diversi anni sta portando avanti un'alleanza con la Ferrari e la FDA. La collaborazione con la Scuderia di Maranello è in questo momento ai massimi storici. Mi dispiace, quindi, leggere certe critiche da parte di Jarno. Al di là delle sue qualità, che nessuno può negargli, lui ha vissuto un periodo in cui l'Italia poteva esprimere un alto potenziale economico e contare su due realtà italiane nel Circus, una delle quali privilegiava certamente i piloti nostrani più meritevoli".

"Purtroppo -aggiunge- oggi lo scenario è diverso. Da una parte ci sono continenti e nazioni emergenti come India, Cina, Asia che sfruttano l'automobilismo e lo sport per promuovere la propria economia e il proprio turismo; dall'altra abbiamo una sola scuderia impegnata nel Mondiale che, con il difficile compito di vincere, non può certo avvalersi di piloti debuttanti. Proprio per far fronte a questo, da un anno a questa parte, è nata la Ferrari Drivers Accademy, un progetto ambizioso e importante con il preciso scopo di far crescere e far debuttare nei prossimi anni un pilota tricolore nella massima serie automobilistica. La FDA è una novità assoluta".

"Ogni generazione -conclude Minardi- vive la sua realtà e Jarno è stato uno degli ultimi fortunati a sperimentare un certo tipo di esperienza, con una griglia formata da diverse scuderie che, indipendentemente dalla Minardi, investivano sui giovani privilegiando il talento al budget. Se proiettassimo lo scenario del 1996-1997 ad oggi, lo stesso Trulli sarebbe in difficoltà ad entrare in Formula 1. Sono cambiati i sistemi e non esistono più team disposti ad investire sui giovani. Non si investe più sul pilota emergente. Di conseguenza senza valigia non si va da nessuna parte, neanche con le persone giuste".

Via | Minardi Press Office

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