F1, Arrivabene: Ora Ferrari è un'azienda diversa

Uomini demotivati e squadra sfaldata. Il manager bresciano descrive così il suo arrivo in Ferrari.

Un primo piano di Maurizio Arrivabene

Maurizio Arrivabene ha concesso una lunga intervista all’inviato de La Gazzetta dello Sport, non risparmiando alcune stoccate indirizzate a chi prima di lui aveva in carico la Gestione Sportiva di Maranello. “Non c’era più la squadra – racconta il team principal della Scuderia –. Quando sono arrivato ho avuto conferma dei feedback negativi che mi aveva dato gente dell’azienda dove lavoravo prima, che era in stretto contatto con Maranello. Quando sono arrivato mai mi sarei immaginato una situazione così come l’ho vista: squadra sfaldata e gente demotivata, rintanata nel suo angolo a proteggere se stessa”.

Iron Mauri spiega che “il primo obiettivo è stato di rimettere insieme le truppe, riordinarle, rimotivarle. Poi insieme abbiamo incominciato a parlare del progetto che non è di uno, di uno o di tre, ma di tutti”. Il manager bresciano non vuole sentire paragoni con Montezemolo, a cui riconosce la bravura nell’aver ottenuto i gettoni utili per sviluppare il motore.

Questa non è la macchina mia, tua o sua – spiega Arrivabene –. E’ la macchina della Ferrari e di tutti quelli che ci lavorano. Detto questo mi chiedo: dove sarebbe adesso senza i gettoni per lo sviluppo del motore che ha ottenuto il presidente? Posso capire chi vuole avere dei meriti […], ma io dico che quella che vedo adesso è, non dico completamente diversa, ma comunque (un’azienda, nda) comunque diversa da quella che avevo trovato”.

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