24 Ore di Le Mans 2015: è doppietta Porsche

La casa di Stoccarda mette a segno l'obiettivo che si era posto al rientro in LMP1: il successo assoluto nella sfida più magica dell'universo endurance.

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Porsche vince la 24 Ore di Le Mans 2015. La casa di Stoccarda centra la doppietta nella leggendaria gara francese, guadagnando il 17° successo nella sfida della Sarthe. Il risultato giunge a diversi anni dall'ultimo trionfo assoluto, guadagnato nel 1998.

Già le prove avevano fornito indicazioni su questo possibile esito, con tre auto della casa di Stoccarda nelle posizioni più avanzate della griglia di partenza.

Alla bandiera a scacchi sono stati due prototipi di Weissach a finire sul gradino più alto del podio, sigillando al meglio gli sforzi dello staff, che si è speso con tutte le energie perché ciò potesse accadere. Un impegno enorme, premiato dalla gloria.

Il risultato odierno giunge a quarantacinque anni dal primo raccolto da Porsche sul circuito della Sarthe. La coppa più grande è andata oggi all'equipaggio composto da Nico Hulkenberg, Earl Bamber e Nick Tandy, che hanno messo la loro 919 Hybrid davanti alla vettura gemella di Mark Webber, Timo Bernhard e Brandom Hartley, finiti in piazza d'onore, con un giro di ritardo dai compagni di squadra. Terzo e quarto posto per le Audi R18 e-tron quattro di Benoit Treluyer, Marcel Fässler, André Lotterer e di Lucas di Grassi, Loïc Duval, Oliver Jarvis.

I bolidi di Ingolstadt hanno lottato a testa alta, ma non è bastato a soffiare il successo ai rivali della Porsche, che hanno interrotto la lunga scia di vittorie della casa dei “quattro anelli”, finita in testa in tutte le edizioni dal 2010.

Ancora un Porsche in quinta posizione, con Romain Dumas, Neel Jani e Marc Lieb. Poi la prima Toyota: quella di Alex Wurz, Stephane Sarrazin e Mike Conway, con un gap di otto giri dalla linea di testa. Successo in LMP2 per la Oreca Nissan di Lapierre-Bradley-Howson. In GTE Pro gli onori della gloria sono andati alla Corvette di Gavin-Milner-Taylor, mentre in GTE Am si è imposta la Ferrari di Bertolini-Shaytar-Basov.

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