Ferrari 500 Mondial: quattro cilindri di Maranello [Video]

Un gioiello da gara uscito dai cancelli di Maranello negli anni Cinquanta.

Il video odierno rende omaggio alla Ferrari 500 Mondial, la cui linea flessuosa e compatta esprime grinta, ma con gusto. Questa creatura segna un primato storico, trattandosi della prima "rossa" carrozzata da Sergio Scaglietti. Da quel momento il talentuoso maestro diede inizio al felice connubio con la Casa di Maranello.

Il suo propulsore è una diretta derivazione del 4 cilindri che Lampredi aveva sviluppato nel 1951, tenendo conto del regolamento di Formula 2 sul quale si sarebbe imperniata la stagione successiva. Questa unità poco frazionata dominerà il Mondiale riservato alle monoposto sia nel 1952 che nel 1953, vinto in entrambi i casi da Alberto Ascari. Il nome della nuova auto deriva appunto dal tributo alla conquista dei due allori iridati.

La scelta di un quattro cilindri in linea non entusiasma il Commendatore, ma servirà a riportare le “rosse” nei piani alti dell’Olimpo agonistico. Una scelta razionale, quindi, che esula dalle mere argomentazioni del cuore. Dotato di un monoblocco cilindri e di un basamento in silumin, con canne riportate, il motore di questa creatura sviluppa la potenza di 155 Cv, a 7000 giri al minuto.

Il telaio ha una struttura a longheroni tubolari, che garantisce una buona resistenza, abbinata a una vantaggiosa semplicità costruttiva. Le premesse sembrano valide e nel dicembre del 1953 la 500 Mondial, condotta con perizia da Ascari e Villoresi, consegue il secondo posto alla 12 Ore di Casablanca, in Marocco, dove vince la possente 375 MM di Farina e Scotti. La piccola sorella sfrutta la lusinghiera esperienza per affilare le armi in vista del Campionato 1954.

Nelle prime fasi della nuova stagione tante saranno le affermazioni in suolo africano. Ma non sono queste le gare più amate dal Commendatore, ansioso di una grande impresa alla Mille Miglia, dove le sue auto hanno trionfato nei sei anni precedenti. Sul traguardo di Brescia però Paolo Marzotto arriverà “soltanto” secondo: questo produce un certo fastidio nel grande capo di Maranello. Per il Drake, infatti, il secondo non è altro che il primo degli sconfitti.

Nasce in lui il desiderio di una pronta rivincita e, con esso, la necessità di reperire ulteriori risorse. Per finanziare le corse Ferrari pensa di allargare la linea di prodotto con una carrozzeria spider disegnata da Pinin Farina, ispirata alla 375 MM, che si affianca alla barchetta di Scaglietti. A questa si aggiungeranno due versioni berlinetta realizzate per speciali clienti dall’atelier piemontese.

Il successo commerciale è significativo e gode dall’effetto traino derivante dalle affermazioni conseguite sui campi di gara. Condotta da Umberto Maglioli e Giulio Musitelli, coglie infatti una magnifica doppietta alla Conchiglia d’Oro, che si disputa sul circuito di Imola. Netta la vittoria di classe alla 12 Ore di Reims. Con la piccola “rossa” Picard domina limpidamente il Gran Premio del Pena Rhin, in Spagna. Il filante bolide del “cavallino rampante” regala un altro titolo Intercontinentale alla Casa di Maranello.

Meno esaltante la stagione successiva, vinta dagli avversari dello squadrone Mercedes. Per recuperare il primato, l’azienda emiliana sottopone la Mondial a vistose modifiche: cambio a 5 marce, migliore guidabilità e motore potenziato a 170 cv. Questa seconda serie, carrozzata interamente da Scaglietti, non riuscirà tuttavia a brillare. In tutti i suoi allestimenti è oggi un sogno, un lusso per pochi fortunati, in grado di firmare assegni molto impegnativi.

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