Arnaldo Pellizzari, una vita per le corse

Il veterano veneto delle Autostoriche è scomparso giovedì scorso

Decisamente un periodo nero per la comunità delle Autostoriche che dopo la scomparsa nei mesi scorsi degli scalatori Angelo Belleggi ed Enrico Ghini ha recentemente perduto altri due veterani di altissimo livello. Poche settimane fa è mancato Roberto Panarotto, specialista della Fiat 128 Coupé e padre dell'ottimo pilota storico Francesco; questo Giovedì purtroppo si è chiusa l'esistenza terrena di Arnaldo Pellizzari. Si può ben dire che Pellizzari abbia dedicato tutta la sua vita per le Youngtimer a tutti i livelli. Membro di primo piano dell'Historic Cars Club di Verona, ha curato praticamente ogni manifestazione dedicata alle Autostoriche nella città scaligera per molti anni. La sua competenza, unita a quella degli amici Giulio Dall'Ora ed Arturo Riccio, ha assicurato il pieno successo a qualsiasi evento passato sotto la sua supervisione. Partito con otto fondatori, l'Historic Cars Club di Verona è diventato una realtà di ben 1600 soci con una importanza nazionale ed un campionato sociale sempre molto affermato. Pellizzari poi era un esperto anche nelle gare di Velocità Autostoriche. In particolare con la Lancia Fulvia e con la propria Lotus Elan giallo-bianca. E su queste vetture, a partire dai primi anni Zero, ha trovato regolarmente posto anche la figlia Astrid, alla quale papà Arnaldo ha trasmesso ogni oncia della sua smisurata passione per le Youngtimer. I Pellizzari hanno gareggiato dappertutto. Sia nel Campionato Italiano Autostoriche su pista che nelle gare di Regolarità che nelle Cronoscalate più prestigiose quali la Trento Bondone era possibile trovare i due veloci piloti veneti. Una presenza costante durata fino a che la salute ha sostenuto il buon Arnaldo. Poi il ritiro a malincuore e, lo scorso Giovedì, la salita tra le Leggende delle Autostoriche Italiane. La figlia Astrid conserverà e tramanderà il buon ricordo di papà Arnaldo alle generazioni future, ma la sua assenza nei paddock si farà sentire sempre più pesante.

Ciao, Arnaldo!

N.M.B.

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