Peugeot 405 T 16 Pikes Peak



L’entusiasmo suscitato dal video di Ari Vatanen, che si arrampica a velocità folle lungo i tornanti della Pikes Peak, merita di approfondire la conoscenza del “mostro”che lui sembra condurre con tanta disinvoltura.

Dopo l’abolizione del gruppo B dove la Peugeot è stata grande protagonista con la 205 T16, in disaccordo con la Federazione sportiva, e contraria alle nuove regole per i rally, la Peugeot decide di dedicarsi a corse e a categorie dove può dare libero sfogo a vetture prototipo non omologate.

La scelta cade sui Rally-Raid, che la Peugeot dominerà nella seconda parte degli anni 80, e sulla famosa cronoscalata americana Pikes Peak, in un confronto diretto con l’Audi.




Nel 1987 si impone proprio l’Audi con una spaventosa “Quattro Sport” pilotata da Walter Rohrl. Per il 1988 la Peugeot decide di sviluppare una versione specifica della 405 Turbo 16 Grand Raid. Questa è un prototipo con la struttura composta da una cellula centrale sulla quale si innestano due strutture tubolari, anteriore e posteriore, che sorreggono la meccanica.
La carrozzeria è sormontata da enormi appendici alari, studiate in galleria del vento, per avere un rendimento ottimale per velocità comprese tra i 100 e i 180 km/h. Il motore è centrale trasversale, inclinato all’indietro di 20°. Si tratta del quattro cilindri 16 valvole 1905cc ereditato dalla 205 T16, dotato di turbina Garrett e scambiatore di calore aria/acqua. Per migliorare ulteriormente il raffreddamento c’è un sistema di polverizzazione d’acqua sui radiatori, mentre, per aumentare affidabilità e potenza, v’è un’iniezione d’acqua nel carburante in misura del 10%.

La potenza così raggiunta è di 600 CV, a livello del mare, e circa 520 in quota ad un regime di 7000 g/m con una pressione di sovralimentazione di 3 bar. La trazione è, ovviamente, integrale con un differenziale centrale viscoso che distribuisce la potenza 2/3 al posteriore e 1/3 all’anteriore.

Il cambio ha sei marce con rapporti ravvicinati e frizione in carbonio. L’aspetto tecnico più interessante della vettura è il sistema di sterzo integrale, ottenuto mediante una cremagliera con due pignoni: uno agisce sull’avantreno mentre l’altro sulle ruote posteriori mediante un albero che passa all’interno dell’abitacolo.

Il sistema prevedeva che girando il volante fino a 3/4 della sua corsa le ruote posteriori sterzassero di un grado nella stessa direzione di quelle anteriori, oltre questo limite sterzavano invece di tre gradi in controfase con l’avantreno. Infine il peso contenuto in appena 880 chilogrammi lasciava intuire le prestazioni rabbiose di cui questa vettura era capace. Purtroppo tanto sfarzo tecnologico per le situazioni regolamentari, sia per le scelte politiche di Peugeot, non ha avuto altre occasioni di manifestarsi.




via: www.ppihc.com

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