Raikkonen Story 2: da piccola peste a campione del mondo

Kimi Raikkonen in versione modello nella sua casa Dopo avervi raccontato la prima parte della storia di Kimi Raikkonen, continuiamo a conoscere meglio il nuovo campione della Ferrari.
Perchè se oggi Kimi guida la Ferrari ed a Helsinki ha una villa splendida, il finlandese una volta stava in una piccola casa a Espoo, periferia di Helsinki. Senza bagno. O meglio, il bagno c’era, ma all’esterno, soluzione, nell’inverno finlandese, non delle più comode.
Papà Raikkonen, Matti, lavorava all’Anas finlandese, addetto allo schiacciasassi. Mamma Paula era impiegata nei servizi sociali. E Kimi era un bambino vivace e molto interessato a ogni auto che passava: è lo stesso papà a raccontare di come un giorno con Rami, suo fratello maggiore, distrusse il giardino di casa perché con due motorini avevano "corso" il rally dei Mille Laghi.
Così per calmare le pesti, papà Matti comprò una mini auto, poi portò Kimi sulla pista di Vihti, periferia di Helsinki: ed è lo stesso padre a raccontare la passione del figlio:


Ecco come nasce un campione di F1!

"Quando Kimi si sedette per la prima volta sul sedile fu molto difficile tirarlo via. Mancava poco che usassi una gru, tanta era la passione".
E visto che a scuola Kimi non brillava, anzi - non gli interessava la storia, la geografia, né altre materie, ed in prima media fu bocciato - però eccelleva in ginnastica e nelle attività manuali in famiglia appoggiarono l'idea di una scuola professionale per meccanici. D’auto, naturalmente.
E' sempre il papà del pilota Ferrari a raccontare: "Kimi ha sempre avuto passione per lavori manuali che comportavano l’uso del legno o dei metalli. Non fosse un pilota professionista, oggi lavorerebbe nei motori. Ma non credo sarebbe diventato ingegnere meccanico. Mia moglie e io abbiamo cercato sempre di favorire le sue tendenze e mio figlio ha un gran talento per la guida".

Un giovanissimo Kimi Raikkonen: si nota lo sguardo già competitivoI primi anni, per mantenere la famiglia e l’hobby (oneroso) di Kimi, papà Matti dovette fare altri tre lavori.
Le prime corse in kart furono però finanziate dalla zia materna Valpuri e da suo marito Juha uno dei proprietari della Rapala, azienda conosciuta in tutto il mondo che produce esche artificiali: una vera fortuna per il futuro pilota come racconta Mattti ("Senza mio cognato, Kimi non avrebbe mai corso e la Formula 1 sarebbe rimasta un sogno").
Il ’96 fu l’ultima stagione che Kimi affrontò con i soldi dello zio: impressionato dalla sua velocità, l’olandese Peter De Bruijn lo ingaggiò nella sua scuderia di kart. E Kimi cominciò a correre in Europa seguito da un meccanico, Kalle Jokinen, con risultati sorprendenti: "Il 1997 fu splendido. Kimi corse 10 o 12 gare e finì sempre sul podio, spesso da vincitore".

Un anno dopo, prima di una gara in Norvegia squillò il cellulare: era Harald Huisman che, per conto del manager inglese David Robertson, lo invitava a Oslo per un test. Su una pista coperta della capitale, Kalle parlò con Huisman mentre Kimi, le mani in tasca, sembrava tutto meno che un pilota. Ma il giovane Raikkonen disse al suo meccanico: "Chiedigli se vuole che faccia il record". Bene, quel record resiste ancora, e quel giorno iniziò il rapporto con Robertson e il figlio Steve.

Nel 2000 Raikkonen dominò la Formula Renault inglese e in premio vinse un test con la Sauber F.1.
E ancora una volta il giovane Kimi andò oltre le aspettative, come ricorda Jackye Eecklaert, oggi alla Honda: "Nei tre giorni, non fece nessun errore. Sembrava avesse guidato tutta la vita una Formula 1".
Peter Sauber gli fece firmare subito un contratto pluriennale. Subito dopo, Kalle ricevette un sms da Kimi: "Si parte!".
Il resto? E' storia e la sapete già, di quelle che a noi piacciono molto...

Via | Gazzetta
Foto | KimiRaikkonen

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