I piloti? Dei gran superstiziosi

Schumi si ritiraBella e divertente la segnalazione che ci ha inviato il nostro lettore Vittorio84, che parla di un luogo comune, ma che è anche una grande verità, sui piloti. Che sono "animali da pista" alquanto superstiziosi, praticamente tutti!

E del resto per chi del pericolo ha scelto di farci una ragione di vita la scelta non pare tanto strana: è alla volte toccare ferro non basta per chi viaggia a 300 orari. Ci si aggrappa a tutto, anche alle superstizioni. Che magari sono anche le più comuni, come il numero 13. Che è tabù in Formula1 e non viene neanche assegnato: dal 12 si salta direttamente al 14.

Nel 1963, Moises Solana fu il primo a tentare di sfatare la maledizione: si iscrisse in Messico con la BRM P57 numero 13, si qualificò undicesimo e in quella stessa posizione tagliò il traguardo. Esattamente 13 anni dopo, fu una donna a sfidare il numero nefasto: Divina Gaelica andò a Silverstone con la Surtees TS16, ovviamente marchiata 13, e non si qualificò nemmeno.

Ma la mania per superstizione passa ovviamente attraverso anche a mascotte, talismani, amuleti e portafortuna: c’è chi ha usato di tutto per combattere il malocchio e la cattiva sorte. Jean Alesi regalò una collana d’aglio a Trulli e corre voce che Fittipaldi gareggiasse con una foto della figlia in tasca, Mario Andretti con una medaglietta dorata al collo.

Lauda invece metteva delle monetine nei guanti, e pare che Michael Schumacher si portò nella Ferrari perfino la spazzola di una bambola. Ma aveva anche altre manie: “Entravo in macchina sempre dal lato sinistro, perché credevo che mi portasse bene. Poi un giorno entrai dal destro. Non cambiò nulla”.

Divertenti anche quelli che hanno la mani di mettere sempre le stesse scarpette, gli stessi guanti, le stesse mutande: Massa o Coulthard tanto per citarne due. In compenso c'è anche chi come Elio De Angelis in un’intervista su Rombo rivelò che era il calcolo delle probabilità a spaventarlo:

Se la corsa è andata bene cinque volte di seguito, sai per un semplice fatto di statistiche che la prossima volta potresti anche non arrivare, però non sai quello che ti succede. Si può rompere il motore, una sospensione o qualche altra cosa”.

Ma il caso più curioso – e inquietante, per la verità – pare sia quello di Pedro Rodriguez, che al mignolo della mano sinistra portava costantemente l’anello che gli aveva lasciato suo fratello Ricardo. Perse quell’anello su un volo di linea e ne fece forgiare uno identico. Ma alla prima corsa, una gara di secondo piano a Norimberga con una Ferrari 512M, si schiantò e morì sul colpo.

Insomma mai prendere certe superstizioni alla leggera...

via | Grand Chelem

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