Briatore racconta la Formula1 del futuro. A modo suo

Briatore racconta come dovrebbe essere la Formula1 del futuroFlavio Briatore. Personaggio, uomo di successo ma sopratutto patron del Team Renault F1 e primo mentore di quel Fernando Alonso che gira e rigira anche quest'anno - complice un poco di fortuna - ha dimostrato di essere probabilmente sempre lui il vero candidato a numero uno della Formula1 attuale, seppure "virtuale".

E Briatore è oggi uno che la sa lunga di questo mondo, forse più di tutti, perche come detto appunto qui sopra non è solo Team Manager, ma anche un grande imprenditore. Uno che non si ferma mai, che vuole risultati e successi: una persona che ha dato tanto alla F1 e altrettanto vuole ancora dare.

Come ha raccontato in una bella intervista a Luca Budel apparsa sulle pagine di SportMediaset: un lungo discorso dove tirare fuori tutti i suoi pensieri, a partire da come sogna la Formula1 del futuro - alla luce soprattutto della crisi economica globale e della carenza di spettacolo in pista - per finire con un pensiero su Lewis Hamilton, il tanto criticato Hamilton. Eccola:

E quello di Flavio è stato quasi un monologo con l'esposizione di idee rivoluzionarie punto per punto: "A mio parere è il momento che ciascuno di noi si prenda le proprie responsabilità senza badare all'interesse dei singoli e pensare solo a trarre vantaggi individuali. Le squadre devono tornare ad avere una dimensione umana. Non è possibile pensare che dietro a 2 macchine appena schierate in pista ci siano 1000 persone. Al massimo il numero di addetti dovrà essere 300".

- Ma questo non significa creare 700 disoccupati? "Alla Renault abbiamo la possibilità di ricollocare il personale che non lavorerà più nel reparto corse, visto che saremo alle prese con ragazzi che hanno lavorato in Formula 1 la loro sarà una presenza qualificata nei reparti di produzione".

- E il motore unico? "Sono state scritte cose sbagliate. Nessuno ha mai parlato di motore unico. L'obiettivo semmai è quello di arrivare a un motore omologato, nel senso dell'utilizzo dei materiali e della ricerca di nuove tecnologie che siano meno dispendiose e comuni per tutti. Quando la Federazione ha deciso il congelamento dei propulsori il nostro 8 cilindri era arrivato a un livello di sviluppo elevatissimo.

Mantenere il motore della Renault con queste specifiche ci costa lo stesso 85/90 milioni di euro l'anno, una spesa esagerata. A mio parere si può arrivare a progettare un motore, sempre da congelare a livello regolamentare, che avrebbe un costo di mantenimento di 3 milioni di euro a stagione. Si tratta semplicemente di uniformare la tecnologia, non di imporre un unico costruttore di motori".

- Quali sono le ripercussioni della cirsi economica mondiale sulla Formula 1? "Sono pesantissime e non si può più fare finta di niente. Le case automobilistiche impegnate in Formula 1 hanno perso dal 35% al 70% della loro capitalizzazione in borsa.

Per gli sponsor la situazione è identica, negli ultimi sei mesi la contazione dei loro titoli è stata nell'ordine del 50/60%. Si parla di licenziamenti, mobilità, cassa integrazione. La Formula 1 non può ignorare quello che sta accadendo".

- Di chi è allora la responsabilità dell'aumento dei costi, con la diminuzione dello spettacolo? "E' solo nostra, perché abbiamo dato troppo spazio agli ingegneri. A loro dello spettacolo non interessa nulla, pensano solo a fare macchine sempre più esasperate. Per questo sostengo che vada ridotto anche l'utilizzo della galleria del vento. Insomma dobbiamo fare tutti mea culpa per la situazione nella quale ci troviamo adesso".

- Oggi le squadre spendono mediamente 350/400 milioni a stagione. E' un investimento sostenibile? "No. Perché tra diritti commerciali - che sono solo il 15% del nostro budget - e sponsor non risuciamo a coprire a costi. Occorre quindi chiedere sempre aiuto alle case costruttrici. Il mio obiettivo sarebbe il modello Benetton, quando per 4 stagioni eravamo riusciti a rendere la squadra autosufficiente. E' il momento in cui i team devono portare soldi alle case e non continuare solo a chiederne"

- Suggerimenti per rendere le gare più interessanti? "Dare i punti che si danno oggi per la corsa alle qualifiche del sabato e invertire la griglia per il Gran Premio attribuendo 15 punti al vincitore. Allora si che di sorpassi ne vedremo davvero, visto che i più veloci partono dietro. Poi abolirei il rifornimento perché ormai tutto è prevedibile. Noi sappiamo benissimo le strategie dei nostri avversari e loro conoscono le nostre.

Non esiste più l'effetto sorpresa. Manterrei solo il cambio gomme perché è il momento che dimostra davvero l'abilità della squadra. Ai meccanici metterei un numero sulla schiena così da casa riconoscerebbero chi lavora bene e chi no. Poi sarei più tranquillo nel distribuire penalità come sta accadendo quest'anno. La Formula 1 ha bisogno di duelli, di ruotate".

- Parliamo un po' di Alonso. "All'inzio dell'anno lui ci aveva chiesto di rimandare qualsiasi tipo di annuncio a fine stagione. Noi rispettiamo semplicemente l'accordo che abbiamo preso con lui. Certo che sui giornali ne leggo di tutti i colori. Doveva andare alla BMW, poi alla Ferrari, poi alla Honda, poi alla Toro Rosso..."

- Come vede questo finale di stagione? "Visto che non possiamo vincere noi personalmente spero lo facciano Massa e la Ferrari. Anche la Renault la pensa così perché l'anno scorso la McLaren ci ha reso la vita difficile con la storia della presunta spy-story ai loro danni che non ha portato a nulla".

- Se Hamilton avesse corso con Flavio Briatore? "Lo avrei trattato come un pilota, non come una sorta di divinità. Come tutti questi ragazzi non deve essere messo nelle condizioni di sentisi un fenomeno, ma qualcuno lo ha fatto e i risultati si vedono. Penso che si da Guinnes dei primati perdere un mondiale come nel 2007 a due gare dalla fine e con 17 punti di vantaggio. Eppure Hamilton e la McLaren ci sono riusciti.

Al Fuji Hamilton ha dimostrato lo stesso approccio. Probabilmente nessuno gli aveva spiegato che Raikkonen in testa non sarebbe stato un problema per lui. Quello da tenere d'occhio - Massa - era dietro. Se avesse corso con me gli avrei spiegato che per vincere un mondiale occorre ragionare, accontentarsi anche dei quinti e dei sesti posti. Io poi non l'avrei mai fatto sentire come un extra terrestre".

via | Sportmediaset (grazie a GiulianoG per la segnalazione)

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