F1, ritardi nel salvataggio russo della Sauber

La situazione finanziaria della Sauber è ancora precaria. Il team elvetico cammina sulle sabbie mobili, perché la cordata russa vicina al presidente Vladimir Putin, che ne dovrebbe salvare il destino, non ha iniziato ancora a fare fluire le risorse.

E’ il boss del team Monisha Kaltenborn a raccontare dei ritardi. Questo genera un po’ d’ansia, perché ci sono dei pagamenti che non possono più essere rinviati. Pare che la Ferrari vanti un credito milionario. Altri fornitori attenderebbero dei soldi.

Il fatto è che le risorse, sulla carta, ci sarebbero, grazie all’iniezione di liquidità proveniente dall’ex Unione Sovietica, ma il contratto non è stato ancora firmato, per ostacoli burocratici e cavilli di piccola entità, che però stanno facendo slittare i tempi. Questo è quanto riferisce il sito di Motorsport, facendo riferimento a fonti credibili.

Ricordiamo che i non meglio precisati investitori russi dovrebbero intervenire per un importo complessivo di 170 milioni di dollari.

La rilevante entità della cifra farebbe pensare a un acquisto, che non era stato escluso dagli uomini del team elvetico, ma a quanto pare le cose non stanno esattamente così: “La squadra non è stata venduta”.

Oltre alle parole della Kaltenborn, citata da Motorsport, provvedono a sostenere la tesi anche i rapporti di Speed Week, che parlano di una conservazione del timone decisionale, ancora nelle mani degli attuali vertici nel prossimo futuro.

Ci si chiede chi possa esserci dietro una somma così grande. Alcuni osservatori parlano di una cordata di investitori, legati all’estrazione delle materie prime. Pare che siano molto vicini al presidente russo Vladimir Putin. Qualcuno non si formalizza sulla provenienza dell’ancora di salvataggio: “Non importa da dove viene il denaro, l’importante è che ci sia”.

Ricordiamo che la Sauber, fino a poche settimane fa, rischiava molto sul piano finanziario. Il disagio, prima ventilato e poi accreditato dai fatti, poteva mettere fuori gioco la squadra di Hinwill. Ora c’è una prospettiva, ma deve ancora materializzarsi.

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