F1, Stewart spinge per mantenere il GP India nel 2014

Sir Jackie Stewart crede che tenere fuori dal prossimo calendario agonistico il Gran Premio d’India di Formula 1 non sia un buon segnale.

L’ex pilota automobilistico britannico, tre volte campione del mondo della specialità, pensa che si debbano superare i problemi, per mantenere la sfida, evitando un pericoloso anno sabbatico: “E’ un pessimo segnale quello che rischia di mandare il paese orientale. Bisogna fare il possibile per mantenere l’impegno”.

Ciò che non va sono le tasse troppo alte da sostenere per scendere in pista in quel contesto ambientale.

Ecco perché Bernie Ecclestone e i team potrebbero boicottare l’appuntamento dei maharaja. Al momento sembra solo una strategia frutto di un gioco di forza per tentare di contenere i costi della trasferta, ma se non giungessero segnali d’apertura dall’altra parte, potrebbe derivarne una scelta clamorosa, saltando la tappa indiana, nonostante il potenziale di quella piazza.

Gli organizzatori pensano che il riposo dovrebbe durare un solo anno, ma in casi del genere gli esiti sono sempre incerti. E’ ancora presto per dire come andrà a finire questo braccio di ferro, ma viene spontanea una riflessione. Mentre fino a qualche giorno fa si parlava della prospettiva di ventidue gare nel 2014, la stagione agonistica in corso potrebbe veder scendere a diciotto le tappe.

Ricordiamo che nella sua configurazione standard, il Campionato del Mondo di Formula 1 2013 si articola su diciannove sfide, con partenza da Melbourne il 17 marzo e chiusura ad Interlagos il 24 novembre. Dopo aver fatto alcuni tentativi a vuoto, che hanno impedito di raggiungere la doppia decina, la FIA ha dovuto rinunciare a coprire il vuoto lasciato dal Gran Premio del New Jersey, slittato al 2014.

Il calendario agonistico offre così uno stacco di tre settimane a metà stagione, fra la sfida ungherese del 28 luglio e quella tedesca del 25 agosto. Bernie Ecclestone ha tentato in diversi modi di coprire il vuoto, ma l’impresa del boss del Circus non si è rivelata fruttuosa, nonostante l’interesse di Francia, Portogallo, Austria e Turchia. Ciò che ha impedito la copertura dello spazio libero è stato il tempo ristretto a disposizione. Ora c'è la patata bollente dell’India.

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