Targa Florio tra passato e presente, sperando in un futuro luminoso

Si avvicina l’appuntamento con la Targa Florio 2013, che andrà in scena dal 27 al 29 settembre. La gara siciliana sarà valida per il Campionato Italiano Rally e promette uno spettacolo di alto livello, dopo aver corso il rischio di saltare, interrompendo in modo inglorioso una tradizione nobile.

Per fortuna l'impegno degli appassionati e la lungimiranza di alcune istituzioni hanno impedito la cancellazione della sfida dal calendario agonistico, dando continuità ad un evento che appartiene alla storia dell’automobilismo mondiale.

Così prosegue, anche se con una formula diversa, la tradizione di una sfida che ha lasciato il segno nella storia dell'automobilismo. Per gli appassionati, però, le edizioni più belle sono state quelle dell'epoca romantica, quando in Sicilia si confrontavano i migliori piloti al volante delle più belle auto da corsa. Il tourbillon di emozioni di quegli anni si è ritagliato uno spazio nel cuore di ogni sportivo, guadagnandosi un posto per l'eternità. Non è difficile capirne le ragioni, vista la grandezza di quella prova.

Nata nel 1906 da una scommessa di Vincenzo Florio, figlio di Ignazio e discendente di una delle più facoltose famiglie siciliane, la Targa Florio è la più "antica" gara automobilistica su strada. Si distinse presto per la sua selettività e per il notevole impegno richiesto ai conduttori che, con spirito di avventura, si sono prestati alla sfida madonita. Sicuramente è stata una delle competizioni più dure e affascinanti di tutti i tempi. I piloti che hanno corso sia la Mille Miglia che la Targa Florio, affermavano che per vincere a Brescia occorreva il fisico e la macchina e che per vincere in Sicilia ci voleva anche il piede pesante.

I ricordi del primo trentennio di "Targa"sono legati alla prima vittoria, conseguita da Cagno su Itala, e a piloti del calibro di Campari, Nuvolari, Masetti, Varzi, Borzacchini e allo stesso Enzo Ferrari. Bella l'affermazione dell'Alfa Romeo nell'edizione del 1930, con alla guida un superlativo Achille Varzi. Le auto del "Biscione" continuarono ad essere protagoniste anche fra le due guerre, in un confronto serrato con Bugatti e Maserati. Si tratta di un periodo memorabile, denso di agonismo e passione, in uno sfondo ambientale unico ed avvincente.

Nonostante le disastrose condizioni in cui versavano le strade siciliane di quegli anni, simili a mulattiere interpoderali, la corsa conquistò una invidiabile fama internazionale che l'ha fatta vivere fino ai nostri giorni. La Targa Florio si è disputata su tre differenti tracciati che, in base al loro sviluppo, assumevano la denominazione di Grande, Medio e Piccolo circuito delle Madonie. L'idea originaria prevedeva l'attraversamento di Isnello, per soddisfare l'esigenza fisiologica di evitare qualsiasi interferenza con le linee ferrate dell'epoca. A Campofelice di Roccella vennero issate le prime tribune, tra donne in abiti sfavillanti, esponenti della grande nobiltà e bande musicali. Allo start c'erano 12 mila persone, giunte da ogni angolo dell'isola.

La Targa Florio era una corsa unica e coinvolgente, un'avventura mozzafiato tanto per i piloti che per il pubblico. A differenza delle gare su pista che, talvolta, potevano risultare noiose per la ripetitività del corto circuito, la competizione siciliana offriva continui spunti di novità. Come dimenticare, ad esempio, le infinite insidie non memorizzabili, oppure l'enorme complicazione di doversi misurare con sfondi stradali sempre diversi, che modificavano continuamente il rapporto di aderenza dell'auto al manto di asfalto.

Con in più l'aggravante della successione asfissiante di curve che costringeva il pilota ad interpretare, senza sbavature, una specie di danza massacrante. Innumerevoli e praticamente impossibili da riportare gli episodi di grandi battaglie e di aspri confronti sulle strade madonite. Riduttivo sarebbe riferirne solo alcuni: il rischio è quello di far torto a tanti altri, pure meritevoli. Interessante può risultare la lettura della gara nell'ottica del significato socio-culturale, che certamente gli va riconosciuto. La Targa Florio era l'epifenomeno centrale del calendario di manifestazioni della cosiddetta "primavera siciliana", che si articolava in sfilate di moda e in eventi mondani, capaci di elevare l'isola agli onori della cronaca internazionale. Era anche un'occasione di svago e di riscatto per i suoi cittadini, che sposavano con amore e coinvolgimento emotivo questa stupenda gara.

L'entusiasmo raggiunse il suo apice nell'edizione del 1965, quando sul tracciato della "Targa" l'idolo locale, il professore Nino Vaccarella, corse e vinse con l'amata Ferrari. Fu quella una gara memorabile, col "Preside Volante" che, salito in cattedra, diede una sonora lezione agli agguerriti avversari. Con la 275 P2 di 3300 cmc. riuscì infatti non solo ad abbattere, per la prima volta, il muro dei 40 minuti, girando all'andatura record di 39'21", ma ad aggiudicarsi la corsa con evidente supremazia. Oltretutto alla guida di un'auto maneggevole, ma comunque molto potente, che richiedeva una conduzione abile e attenta.

Non bisogna dimenticare, infatti, che correre su uno "stradale" stretto con una vettura muscolosa non era affatto semplice. La vittoria conseguita alle Tribune di Cerda dal beniamino di casa, il 9 maggio del 1965, scatenò l'entusiasmo della platea degli appassionati. Speciale e inimitabile il rapporto che si instaurò fra Vaccarella e il suo pubblico, capace di condividere le sue stesse emozioni e di correre in auto con lui. A seguire le sue imprese qualcosa come 800 mila persone, che si abbracciavano al professore col calore del loro appassionato sostegno.

Esaltanti furono anche le altre edizioni inserite, a partire dal 1955, nel Campionato Mondiale Sport. Come scordare le lotte infuocate fra le "rosse" di Maranello e le Porsche? Proprio la casa di Stoccarda detiene il record di vittorie, 11, contro le 10 dell'Alfa Romeo e le 7 della Ferrari. Il record sul giro è di Kinnunen su Porsche 908-3, che coprì i 72 chilometri del piccolo circuito in 33'36" alla media di 128,571 km/h. Sulla distanza il primato è invece di Merzario che, in coppia con Munari su Ferrari 312 Pb, concluse i 10 giri (pari a 720 km) in 6'27"48, alla media di 122,537 km/h...soste comprese! Per gli abitanti di Cerda, Caltavuturo, Scillato, Collesano e Campofelice di Roccella assistere al suo passaggio a volo radente aveva il gusto di una poesia dinamica.

Oggi la tradizione prosegue con il Rally, valido per il tricolore della specialità. Come dicevamo, all’origine della Targa c’è Vincenzo Florio, che crebbe con l’amore per l’automobilismo, come tanti rampolli delle famiglie più in vista del primo Novecento. Giovanissimo, si rivolse a Giovanni Agnelli per acquistare un bolide col quale prendere parte alle gare dell’epoca. Non riuscì nell’impresa, perché l’industriale torinese, su suggerimento della ricca famiglia siciliana, non concesse l’agognata vettura. I robusti argini innalzati dai Florio, non furono tuttavia in grado di contenere la piena di passione del ragazzo, che riuscì ad aggirare il veto acquistando una “Panhard & Levassor” con cui partecipò alla Padova-Bovolenta del 1903, che vinse.

La “visione” della “Coppa Gordon Bennett” del 1905, in Francia, e la ricognizione sul tracciato stradale di 137 chilometri a bordo della vettura del pilota Teste, alimentarono in lui l’idea di una gara nell’amata Sicilia. Dell’ambizioso progetto parlò con Charles Faroux, redattore del giornale parigino “L’Auto”, che lo mise in contatto con il patron della corsa, James Gordon Bennett. Quando ebbe la certezza di aver fatto centro, Florio telegrafò al conte di Isnello, invitandolo a scegliere un percorso privo di passaggi a livello, da inviare in pianta chilometrica a Henry Desgrange. Nacque così la mitica Targa Florio. La prima edizione, disputata il 6 maggio del 1906, registrò la vittoria di Cagno su Itala.

Nella sua vita straordinaria, don Vincenzo seppe essere eclettico e lungimirante come pochi altri. A lui va il ringraziamento degli appassionati e di quanti, per studio o rapporti d'affari, hanno conosciuto la nobiltà d'animo di questa stella dell'imprenditoria del secolo scorso.

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