F1, Mallya: "L'India non può che rientrare nel calendario del Circus"

Vijay Mallya non ha dubbi sul regolare svolgimento futuro del Gran Premio d’India di Formula 1, anche se questo è saltato dal calendario della prossima stagione agonistica.

Il boss della Force India è deluso dall’anno sabbatico imposto da Bernie Ecclestone per il 2014, ma crede che la sfida dei “maharaja” possa riprendere regolarmente a partire dal 2015.

Mallya, su Autosport, dice di credere che l’appuntamento indiano non possa che avere un avvenire nel Circus: “Nel mio paese è stata costruita una pista fantastica, per soddisfare le aspirazioni di molti appassionati locali, in una realtà geografica dal potenziale enorme a lungo termine. Se, con somma delusione per noi, mancherà all’appello la gara del prossimo anno, non potrà che esserci quella del 2015”.

Quello inserito nell’attuale calendario, ammesso che vada in porto, potrebbe essere l’ultimo evento nel paese dei maharaja, aprendo la prospettiva di una pausa potenzialmente infinita.

Per il 2014 si è parlato di 22 gare, con l’introduzione di Russia, New Jersey e Austria, ma Ecclestone promette che non si disputeranno più di 20 corse, quindi un paio di tappe dovranno saltare.

Anche se il calendario ufficiale non è stato ancora divulgato, in pole position per l'esclusione ci sarebbero la Corea e l’India, già data per spacciata. Quest’ultimo paese non asseconda più di tanto l’universo dorato del Circus, per una scelta del governo, che non riconosce in modo pieno la Formula 1 come sport, alleggerendo gli oneri a suo carico.

La questione è spinosa ed anche nel 2013 la sfida dei maharaja potrebbe saltare. L’ipotesi è solo teorica, ma esiste un rischio di boicottaggio.

A ventilare la prospettiva è stato un giornalista di Sky Sport F1 HD, facendo riferimento alle voci raccolte nel paddock. Come già anticipato in un precedente post, ciò che non va sono le tasse troppo alte da sostenere per scendere in pista in quel contesto ambientale.

Per questo Ecclestone e i team potrebbero saltare l’appuntamento orientale. Al momento sembra solo una strategia frutto di un gioco di forza per tentare di contenere i costi della trasferta, ma se non giungessero segnali d’apertura dall’altra parte, potrebbe derivarne una scelta clamorosa, nonostante il potenziale di quella piazza.

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