GP Monza F1 2013: immagini, informazioni e curiosità sulla pista di Monza

La pista venne inaugurata nel 1922 ed è una fra le più antiche mai costruite. Il tempio della velocità è purtroppo costato la vita a numerosi piloti, fra cui Ascari, Sivocci e Rindt - unico campione del mondo postumo.

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Il GP d’Italia F1 2013 giunge quest’anno all’83° edizione e verrà come da tradizione ospitato presso il circuito brianzolo di Monza. L’Autodromo Nazionale di Monza misura 5.793 metri, presenta 12 curve ed è una fra le piste più antiche e longeve al mondo, nota per i suoi sconfinati rettilinei e per le notevolissime velocità di punta che raggiungono automobili e motociclette. La costruzione dell’autodromo ebbe inizio nel 1922, per volere dell’Automobile Club Milano – regalo in occasione dei suoi primi 25 anni. I lavori iniziarono il 15 maggio e si conclusero dopo soli 110 giorni, di modo che il primo giro completo fu portato a termine il 28 luglio. Il circuito lombardo fu allora il terzo permanente al mondo ed è ospitato all'interno del Parco di Monza.



Nella sua prima conformazione il tracciato era composto da una pista stradale con sette curve (lunga 5.5 chilometri) e da un circuito di forma ovoidale, lungo 4.5 chilometri e con due curve sopraelevate. Le edizioni inaugurali del GP d’Italia si svolsero così lungo una pista di ben 10 chilometri. Nel 1939 il circuito venne in gran parte aggiornato. I tecnici demolirono l’anello e modificarono l’allora Curva del Vialone, determinando un allungamento fino a 6.3 chilometri. Nel secondo dopoguerra l’autodromo fu trasformato in magazzino per residuati bellici, mentre dalla primavera del 1948 iniziarono i lavori per rimediare alle ferite causate dal conflitto. Dal 1955 ebbe avvio la ricostruzione dell’Anello di Alta Velocità, modificato rispetto al precedente e per cui si giunse alla nascita della curva Parabolica; quest’ultima ha raggio crescente ed è così chiamata perché ricorda una parabola. La lunghezza combinata dei due tracciati tornò a misurare 10 chilometri.



Nel 1961 si svolge l’ultimo Gran Premio d’Italia nella configurazione a 10 chilometri, nel 1965 venne posizionata una chicane all’imbocco della Sopraelevata Sud ed a quattro anni dopo risale l’ultima gara con le sopraelevate in 'servizio'. Negli anni ’70 vennero apportate ulteriori modifiche, compresa la chicane sul rettilineo dei box. Ulteriori accorgimenti risalgono agli anni ’90. La pista brianzola si è rivelata purtroppo fatale per numerosi piloti, fra cui Alberto Ascari, Ugo Sivocci e Jochen Rindt: al momento della scomparsa quest’ultimo era in testa alla classifica generale, non venne più raggiunto da nessun avversario e divenne così il primo campione del mondo postumo nella storia della Formula 1. L’edizione del 2012 fu vinta da Lewis Hamilton, mentre recordman di successi è Michael Schumacher (5 trionfi).






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Variante del Rettifilo


Il tempio della velocità è ritenuto da Brembo “un circuito molto impegnativo”, in quanto mette a durissima prova l’impianto frenante: la presenza di lunghi rettilinei e la mancanza di carico aerodinamico determinano frenate violente ed impegnative. La prima variante è una fra le staccate più complesse dell’intero circus, nonché quella in cui è richiesto il maggior spazio d’arresto (circa 148 metri). Il numero di frenate ammonta a 7, mentre il tempo medio speso in frenata per ogni giro è dell’11%.

La variante del rettifilo obbliga i piloti a staccare da 338 km/h ad 89 km/h, il tutto in appena 136 metri ed in soli 2.65 secondi. Si esercita una pressione sul pedale di 160 chili e si produce una decelerazione massima di 5.90 g, mentre la potenza generata dall’impianto frenante è di ben 2.837 kW.

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Variante della Roggia

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La variante della Roggia viene affrontata ad una velocità di 315 km/h. Ciascun pilota ne esce a 122 km/h e dopo una frenata di 1.93 secondi, che necessita di 106 metri e di una pressione sul pedale pari a 143 chili. La decelerazione massima viene calcolata in 5.25 g, per 2.532 kW generati dall’impianto frenante.

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Curva di Lesmo 1


E’ circondata dal bosco ed in passato fu quindi denominata Curva delle Querce. In questa curva nel 2009 Lewis Hamilton uscì al 52° dei 53 giri previsti, nel tentativo di riconquistare la 2° posizione. Viene affrontata a circa 258 km/h e richiede appena 32 metri di frenata, dai quali si esce alla velocità di 201 km/h. Ciascun pilota deve frenare per 0.51 secondi ed esercitare una pressione sul pedale di 104 chili, generando una decelerazione di 3.93 g.

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Curva di Lesmo 2


Segue di 200 metri la Lesmo 1 e dal 1922 fu nota quale Curva dei 100 Metri, per via della distanza che separava il punto di entrata da quello di uscita. Cinque anni dopo divenne la Curva del bosco dei Cervi. Era una fra le curve di maggior difficoltà e significato, in quanto prima delle modifiche si affrontava in piena accelerazione – ad una velocità di circa 300 km/h. Oggi invece ha raggio di 35 metri e si imbocca a 260 km/h, uscendo a 178 km/h e dopo una frenata di 47 metri. I piloti devono premere il pedale per 0.79 secondi e per 107 chili, mentre la decelerazione massima è di 4.02 g.

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Curva Parabolica


La curva Parabolica nacque in realtà… senza nome. Fu nota quale Curvetta, nonostante il raggio di 60 metri e l’ampiezza di 90°. Sua particolarità fu la pavimentazione in porfido, dismessa nel 1955 quando il tracciato tornò nella sua impostazione originaria. Si imbocca a 321 km/h e se ne esce a 211 km/h, lo spazio di frenata è pari a 60 metri ed il tempo di frenata è calcolato in 0.84 secondi. La decelerazione massima è di 5.43 g. Ciascun pilota esercita un carico sul pedale di 147 chili.";}}

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