Ferrari 268 SP, gioiello da gara di Maranello del 1962

La linea della Ferrari 268 SP non cerca certo l’eleganza. Del resto è un bolide da corsa e la missione per la quale è stato concepito è quella di portare alle glorie dei trionfi il “cavallino rampante” che campeggia ai suoi fianchi.

L’equipe tecnica che ne cura lo sviluppo si preoccupa soprattutto di conseguire la massima efficienza tecnica, prestando attenzione ai dettagli più utili al raggiungimento dello scopo.

I volumi di questa sportiva si definiscono con singolari connotati, che danno vita a un lessico stilistico poco colto e per certi versi sgraziato, cosa alquanto insolita per una creatura uscita dai cancelli di Maranello.

Una delle sue caratteristiche salienti è il muso con naso a doppie narici, ripreso da alcuni modelli successivi della produzione Ferrari. Il parabrezza è basso e raccordato con la coda da due prolungamenti laterali, che danno vita a un’avvolgente corpo in plexiglass, lineare e senza soluzione di continuità. Il cofano motore, alto e tozzo, ospita un 8 cilindri con angolo di 90 gradi fra le due bancate.

E’ un motore dal sound possente e lacerante. Il suo timbro di voce lo rende riconoscibile anche a grande distanza. Riescono ad identificarlo persino i meno esperti, che non vantano una conoscenza meccanica approfondita. Eroga la bellezza di 260 Cv a 7500 giri al minuto, sprigionati da un corpo cilindri di 2.6 litri, alimentato da quattro possenti carburatori Weber. La sua potenza specifica si affaccia alla significativa soglia dei 100 cavalli/litro.

Sicuramente esprime al meglio l’eccellenza motoristica che ha tanto contribuito alla notorietà dell’azienda emiliana. La vettura è una diretta discendente della 248 Sp, reduce da una deludente 12 Ore di Sebring del 1962. Da essa eredita la base strutturale, sulla quale viene trapiantato un propulsore più potente, che rimpiazza la precedente unità di 2.4 litri di cilindrata. Il salto generazionale è notevole, non solo per l’incremento di potenza nei confronti della piattaforma iniziale, ferma a 250 cv, ma anche per la curva di coppia più vantaggiosa ai regimi di maggiore utilizzo.

Uno degli interventi più appariscenti nel passaggio al propulsore di più elevata cubatura è l’incremento della misura della corsa. Il cambio a 5 rapporti è in blocco col motore. Le sospensioni anteriori e posteriori sono a doppi bracci trasversali, con molle elicoidali. Lo sfortunato debutto della 268 Sp avviene alla fine del mese di giugno del 1962, alla 24 Ore di Le Mans.

I piloti Giancarlo Baghetti e Ludovico Scarfiotti, in un diluvio di pioggia mai visto, sono costretti ad abdicare per problemi tecnici emersi alla diciottesima ora di gara, quando la loro vettura si trova in seconda posizione. Un vero peccato per i due e per la nuova creatura di Maranello, che avrebbe potuto ottenere un risultato fantastico già alla sua prima corsa, vinta dalla 330 P. La vita agonistica ufficiale della 268 Sp sarà breve e poco felice (anche a causa della sfortuna), ma i privati continueranno ad utilizzarla con grande affetto per parecchi altri anni, raccogliendo modesti risultati.

  • shares
  • Mail