GP Singapore F1 2013, riflessioni in casa Ferrari

Il Gran Premio di Singapore di Formula 1, che ha aperto la stagione autunnale del calendario agonistico 2013, si è chiuso nel segno di Sebastian Vettel, sempre più lanciato verso il quarto titolo mondiale consecutivo.

Se la Red Bull gioisce, pure la Ferrari può dare una chiave di lettura positiva alla gara di Marina Bay, anche se il risultato finale è stato infelice in termini di classifica, perché il campione del mondo in carica ha allungato ulteriormente nei confronti di Fernando Alonso nella corsa iridata.

Se si guarda lo scenario da questa prospettiva, come è giusto che sia per un team di nobile tradizione come quello del “cavallino rampante”, è chiaro che le cose non stanno andando nel modo sperato, perché l’obiettivo mondiale va sfumando ancora una volta dall’orizzonte, facendo ipotizzare un altro anno a secco, dopo tante promesse più o meno belligeranti.

Fuori da quest’ambito, però, si possono anche cogliere degli aspetti incoraggianti, perché gli uomini di Maranello sono riusciti ad ottenere il massimo sulla pista orientale, compatibilmente con i mezzi a disposizione. Alonso, poi, si è reso protagonista di una corsa di spessore, ma la sua tempra non è stata sufficiente ad impensierire la marcia gloriosa di Vettel, che ha lasciato solo le briciole agli avversari, facendosi forte anche del passo siderale delle “lattine volanti”.

Ecco allora spiegate le sensazioni contrastanti vissute dai manager della Ferrari, che però ammettono di aver lavorato peggio dei rivali. Un segno di umiltà che si coglie nelle parole di Stefano Domenicali: “In questo fine settimana non avevamo il potenziale tecnico per lottare non solo per la vittoria ma, probabilmente, nemmeno per il podio, ma gli sforzi di tutti ci hanno regalato una certa dose di soddisfazione. Dobbiamo però ammettere che i nostri rivali sono stati più bravi di noi e hanno fatto un lavoro migliore del nostro”.

Questo deve spingere il gruppo di Maranello a fare ancora di più e, soprattutto, meglio, per compiere quel salto di qualità che si aspetta ormai da troppo tempo. Importante è progredire bene nell’arco della stagione, ma fondamentale risulta il dovere di scendere in pista, già a inizio campionato, con una vettura al vertice, gestita in pista in modo impeccabile. A quel punto i fattori di debolezza della Ferrari sparirebbero in un solo colpo.

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