Storia: Nino Vaccarella e la Ferrari 275 P2

Nino Vaccarella si è imposto nella sfide più difficili del suo tempo ed ha saputo interpretare al meglio il suo ruolo di pilota, con prestazioni di altissimo rilievo, che lo hanno consegnato alla storia dell'automobilismo, nel cui universo rappresenta una stella di enorme splendore.

Targa Florio, 24 Ore di Le Mans, 1000 km del Nurburgring, 12 Ore di Sebring: sono solo alcune delle gare concluse in trionfo dal "Preside Volante", che è un vero mito del motorismo da corsa, per le incredibili imprese compiute in pista e su strada. Il suo palmares è brillante come pochi altri ed anche il suo profilo umano tocca le vette più alte. Ancora oggi lo invitano in tutto il mondo per vivere le emozioni connesse alla sua presenza. Uno dei modelli cui si lega più intensamente la sua carriera è la Ferrari 275 P2. Scopriamola.

Ferrari 275 P2

E’ una “rossa” potente e maneggevole, con telaio robusto e ottima aerodinamica. Sfoggia l’apparato genetico dei prodotti più luminosi. Per evitare inconvenienti come quello accorso a Mairesse nel corso degli ultimi chilometri della Targa Florio del 1963, quando la rottura di una cinghia di fissaggio del cofano motore gli fece sfuggire un successo ormai certo, l’apertura del vano posteriore è di tipo controvento.

Più in generale i tecnici prestano molta attenzione al miglioramento della scorrevolezza, attraverso un attento studio dei flussi che accarezzano i volumi esterni di questa poesia meccanica. Per conseguire l’obiettivo sfruttano il know-how acquisito in lunghi periodi di accesi confronti sulle piste di mezzo mondo. Le ampie sedute in galleria del vento ottimizzano l’efficienza aerodinamica di un modello di grande fascino, capace di incantare i tifosi presenti sui campi di gara.

E’ una riuscita creatura del “cavallino rampante” e i suoi successi la renderanno ancora più gradevole. Il propulsore di 3.3 litri, disposto posteriormente, è un corposo 12 cilindri, a due alberi per bancata, alimentato da 6 carburatori Weber da 40 mm. Nasce da un continuo affinamento che ne migliora la resa termodinamica, garantendo l’erogazione di una maggiore potenza, con un valore di punta di 350 Cv a 8500 giri al minuto. Rappresenta la logica evoluzione dei prototipi precedenti, pesantemente rivisti nella piattaforma di supporto.

Il telaio tubolare in acciaio è integrato da fogli in alluminio, rivettati nei punti critici per irrigidire il re-ticolo, secondo la filosofia in uso sulle monoposto di massima Formula. La leggera carrozzeria concorre al contenimento del peso, utile a determinare una buona capacità d’azione. Si caratterizza per la grande sinuosità dei suoi aggressivi volumi, che tradiscono la grintosa dinamica di cui questa creatura è capace. Col suo roll-bar plasmato ad arco e raccordato plasticamente al cofano motore, diventerà la musa ispiratrice di tanti modelli successivi. Grazie alle valide credenziali, riesce a regolare l’attacco proveniente dal gigante Ford. Ottimo il suo palmares, nonostante lo sfortunato esordio alla 2000 km di Daytona del 1965.

Sottoposta alle modifiche richieste dal regolamento europeo, arriva prima alla 1000 km di Monza, con Parkes e Guichet seguiti da Surtees e Scarfiotti, su 330 P2, identica in tutto fuor che nella più alta cilindrata di 4 litri, che ne eleva la potenza a 410 Cv. La comune base telaistica consente l’agevole interscambio tra i due propulsori. Il fulmine scarlatto si ripete alla Targa Florio, vinta dal siciliano Vaccarella, in coppia con Bandini. E’ un grande trionfo di passione. Ottocentomila persone, col calore del loro vigoroso sostegno, si abbandonano al fascino dell’urlo lacerante del dodici cilindri di Maranello.

La “rossa” trascina l’entusiasmo dell’immensa platea, disseminata lungo il tracciato per assistere alle prodezze dell’idolo locale, preside della scuola di famiglia a Palermo. Un successo prepotente, che eclissa le rivali Porsche, giunte ad oltre quattro minuti: il tempo di un pasto veloce! La 275 P2, con Parkes e Guichet, arriva seconda alla 1000 km del Nurburgring, preceduta dalla sorella maggiore (330 P2) di Surtees e Scarfiotti.

Sfortunato l’epilogo della 24 Ore di Le Mans, le cui qualificazioni avevano dimostrato l’invincibile superiorità delle P2, ben più veloci delle avversarie a “stelle e strisce”. Incidenti e magagne tecniche varie le escluderanno dalla classifica finale, consegnando la vittoria alla 250 LM di Masten Gregory e Jochen Rindt. Per la Ferrari è l’undicesima affermazione nel Campionato riservato ai Costruttori.

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