Ferrari F1: il 5 novembre nasceva Louis Rosier

Il suo nome si lega anche alla Ferrari, con cui cominciò a correre nel 1952. Stiamo parlando di Louis Rosier, nato il 5 novembre 1905 a Chapdes-Beaufort (Francia).

La sua carriera agonistica, in realtà, iniziò con le due ruote, ma poi ebbe adeguato sfogo in ambito automobilistico.

Il suo palmares è illuminato da una perla: la vittoria alla 24 Ore di Le Mans del 1950, conseguita insieme al figlio Jean-Louis, su Talbot-Lago.

Dello stesso marchio la monoposto con cui fece il suo esordio in Formula 1, prima di passare alla Ferrari, con cui disputò quattordici Gran Premi in tre stagioni, come ricorda il sito ufficiale del “cavallino rampante”.

Purtroppo con la “rossa” non riuscì mai a finire sul podio (che raggiunse due volte con la precedente squadra), né in zona punti. Scopriamo il bolide emiliano con cui entrò in azione.

Ferrari 500 F2

E’ una delle monoposto più vittoriose della storia della casa di Maranello. Basti dire che ben sette sono i successi conseguiti nel Mondiale del 1952 e altrettanti nel Campionato del 1953, disputati con le macchine di Formula 2. A questi vanno aggiunte la ventina di vittorie raccolte dal bolide del “cavallino rampante” nello stesso biennio, in competizioni non titolate.

Alberto Ascari, alla guida della fenomenale monoposto, conquista il Campionato Mondiale Conduttori in entrambi gli anni, aggiudicandosi sei gare nel ’52 e cinque nel ’53 e agevolando così la con-quista dei due allori Marche per la Casa di Maranello.

La 500 F2 è il primo modello Ferrari ad essere dotato di un frazionamento diverso dal soli-to 12 cilindri e questo per una precisa scelta tecnica sponsorizzata dallo stesso Enzo Fer-rari. E’ proprio il Commendatore, infatti, a spingere l’ing. Lampredi a realizzare l’unità a quattro cilindri in linea disposta anteriormente, nella convinzione che, alla luce dell’atteso cambiamento regolamentare di Formula Uno del 1954 (che avrebbe innalzato da 2000 a 2500 cc la cilindrata per i propulsori aspirati), tale architettura avrebbe offerto dei benefici in termini di sfruttabilità.

In effetti i vantaggi attesi per i modelli successivi, progettati per la massima Formula, arri-dono anche alla “500 F2” che, per via della compatta struttura del blocco e della sua posi-zione estremamente arretrata, con scatola del cambio posta sotto il sedile del pilota, offre un ottimale centraggio delle masse che ne perfeziona l’equilibrio, esaltandone la guidabilità.

La cilindrata del propulsore che spinge la splendida monoposto è di 1985 cc, ottenuta con un alesaggio di 90 mm e una corsa di 78 mm; le valvole sono due per cilindro, azionate da una distribuzione di tipo bialbero a camme in testa. La potenza sviluppata, inizialmente pari a 165 cv a 7000 giri/min, viene elevata negli step successivi a 185 cv, ottenuti al regime di 7500 giri/min.

Il cambio è a 4 rapporti non sincronizzati più RM, montato in blocco col differenziale ZF, di tipo autobloccante; la frizione è a dischi multipli. Il telaio è a longheroni con traverse, mentre le sospensioni a balestre trasversali hanno la classica architettura a ruote indipendenti sull’asse anteriore e a schema De Dion sull’assale posteriore.

I freni sono a tamburo sulle quattro ruote e la loro sollecitazione viene limitata da un peso contenuto in appena 560 Kg, grazie anche alla leggera carrozzeria in alluminio. Il serba-toio è di 150 litri.

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