La storia della Collesano-Piano Zucchi

mauro nesti

Per anni ha richiamato fiumi di appassionati in uno degli scenari più belli delle Madonie, che oggi impreziosisce l’omonima riserva ambientale, apprezzata nel mondo per il ricco assortimento storico, culturale e naturalistico. La Collesano-Piano Zucchi è nata su iniziativa degli sportivi locali, trascinati dall’entusiasmo di due grandi cultori dell’automobilismo: Giacinto Gargano e Nino Colombo.

Il desiderio di vedere sfrecciare i bolidi da corsa in quel delizioso contesto è la ovvia conseguenza del loro amore per la Targa Florio, alla quale sono molto legati. Le strade che dal paese si spingono fino alle montagne, dense di sinuosità planimetriche, sembrano lo scenario perfetto per dare forma al loro sogno. I due le conoscono bene ed intravedono il successo della proposta.

L’appuntamento d’esordio è per domenica 11 luglio 1976, in una cornice di pubblico degna delle grandi occasioni. La gente, con la curiosità dei tempi d’oro, cerca di carpire i segreti dei bolidi in gara, ma anche di strappare qualche battuta ai protagonisti. Lo start è a poche decine di metri dall’uscita del centro abitato, dove si respira il profumo di memorabili imprese firmate da eroici cavalieri del rischio.

Ai nastri di partenza ci sono tanti piloti pronti a dare il meglio del loro repertorio di guida, spinti dal sostanzioso assegno destinato al vincitore. Il tracciato di gara si inerpica fino a Piano Zucchi (Isnello), lungo 13 chilometri di avvincenti arterie provinciali. Per gli equipaggi si prospetta una lotta esaltante, in uno sfondo panoramico mozzafiato.

Si parte con un tratto misto abbastanza largo, ma a “Ponte Lungo” la carreggiata si restringe, imponendo un breve abbassamento del ritmo, prima degli ampi rettifili successivi. Poi ancora un misto che porta al tornantone sulla destra di “Munciarrati”, dove il pubblico dei Comuni limitrofi assiste al passaggio dei rombanti bolidi. Segue una parte molto scorrevole che apre a una discesa, anomala per una cronoscalata. Già qui si è nel cuore di un bosco che rapisce gli occhi con la seduzione delle sue magie.

L’arrivo è abbastanza vicino alla chiesa di “San Paolo Apostolo”, tempio di fede e bellezza apprezzato su scala regionale. Fra i piloti iscritti alla prima edizione c’è Angelo Giliberti, noto con lo pseudonimo di “Bitter”, che sente di poter guadagnare il successo e non si risparmia pur di conseguirlo. Alla fine ci riuscirà, coprendo la distanza in 8’57”2. La sua gioia è incontenibile, ma anche tra gli altri protagonisti c’è la sensazione di aver vissuto una prova bella e ben strutturata, dove nulla è stato lasciato al caso.

Con queste credenziali è logico guardare avanti con fiducia. Gli organizzatori coltivano il sogno di accrescerne il profilo, ma l’ascesa non è facile. La qualità della logistica, il calore della passione e il fascino del tracciato non possono però passare in sordina. Infatti la Csai decide nel 1982 di assegnarle la titolazione di gara del Campionato Italiano della Montagna.

Ai nastri di partenza di quella prima sfida tricolore c’è anche Mauro Nesti, re della specialità. Sarà una corsa memorabile, vinta dal grande asso pistoiese. Ma il record del percorso appartiene a Benny Rosolia, che nel 1984 raggiunse il traguardo in 7’13”48. Il celebre pilota siciliano è quello che ha scritto più volte il proprio nome nell’albo d’oro della sfida collesanese.

  • shares
  • Mail
1 commenti Aggiorna
Ordina: