F1 Gp Stati Uniti 2013, anteprima Renault Sport F1

La Renault si prepara ad affrontare il Gran Premio degli Stati Uniti di Formula 1, in programma questo weekend sulla pista di Austin.

Renault guarda con fiducia al Gran Premio degli Stati Uniti, che avvicina la stagione 2013 al suo epilogo. Sulla pista di Austin andrà in scena il penultimo atto di questo calendario agonistico, che ha già assegnato i due titoli mondiali.

Il costruttore francese, la cui firma è presente anche sui motori della Red Bull, punta a condividere con il team di Milton Keynes un nuovo successo, dopo i molti raccolti insieme agli uomini delle “lattine volanti” in questo campionato. Viste le premesse, è probabile che la cosa accada.

Teatro del confronto sarà il variegato circuito di Austin, che alterna settori veloci, con bruschi cambi di direzione, a parti più tecniche e lente, dove è fondamentale la trazione.

Questo impianto, firmato dall'architetto Hermann Tilke, è stato appositamente costruito per la Formula 1. Nel suo sviluppo propone 20 curve e significativi cambi di pendenza, che creano un profilo altimetrico molto interessante, in un quadro dove si miscelano elementi di diversa estrazione, coniugando aspetti moderni con caratteristiche dei tracciati di vecchia memoria.

Ecco come Rémi Taffin, direttore operazioni in pista di Renault Sport F1, commenta il Circuito delle Americhe: “L’impianto è emozionante ed offre una bella sequenza di curve tecniche. I parametri esterni non sono facili da gestire. È una pista veloce, con una velocità media di quasi 200 km/h. E’ uno dei circuiti che ci porta a lavorare gomito a gomito con i tecnici del telaio, perché ci sono delle curve cieche dove il pilota si affida alle sensazioni e deve avere la certezza che la vettura si comporterà nel modo giusto”.

Dalla Renault arriva anche la descrizione di tre curve, affrontate nel dettaglio.

Curva 1

Il circuito motoristico di Austin, in Texas, si apre con una curva che figura tra le più emozionanti della stagione. I 500 metri che la separano dalla pole position sono in salita e i piloti frenano proprio sulla sommità della cresta. Gli innesti di marcia devono essere ben cadenzati per garantire una buona accelerazione conservando la velocità massima. In cima al dosso, nel momento in cui il pilota frena per entrare in curva, il carico della monoposto viene bruscamente liberato e può causare forte instabilità se il motore non è perfettamente in fase con le regolazioni meccaniche della vettura.

Curve da 2 a 4

Dopo il primo gomito, il pilota sale di marcia fino alla settima per affrontare le curve 2, 3 e 4 a tavoletta, a una velocità media di 280 km/h. Come per Maggots e Becketts a Silverstone, o le “esse” di Suzuka, serve grande precisione sull’acceleratore per mantenere la velocità nell’intero tratto, senza continuare a frenare e accelerare. Il motore deve essere elastico ed erogare una coppia costante dall’inizio alla fine. Se il motore è troppo aggressivo, la monoposto diventa instabile e “scalpita” all’ingresso in curva, perdendo secondi preziosi e sottoponendo le gomme a una forte usura.

Curve 11 e 12

Come ad Abu Dhabi e in Corea, il rettifilo più lungo non è quello dei box. A Austin è quello che collega le curve 11 e 12: un tratto di 1016 metri, dove l’RS27 passa oltre 13 secondi alla velocità massima, toccando i 315 km/h per 2,5 secondi. Dato che questo raccordo si percorre in senso inverso rispetto al rettilineo dei box, la scelta di innestare la settima marcia dipende dalla direzione del vento nella giornata. La scelta effettuata in un rettilineo può compromettere la velocità massima nell’altro; non a caso le previsioni meteo vengono seguite attentamente già dalle prove libere del venerdì.

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